Sensi di colpa retroattivi

A pranzo, oggi, ho dato il meglio di me. Volevo mangiare leggero, per conformarmi a quelle idee mentecatte per cui bisogna privarsi di qualsiasi cibo unto per entrare in uno stramaledetto costume da bagno. La cosa più dietetica che ho deciso di ordinare, è stato un tortino al cioccolato con gelato alla ricotta. Estivo, soprattutto. Mentre assaporavo il gelato, mi sono persa in una riflessione relativa al senso di colpa. In effetti, da brava signorina che stava accumulando crediti cellulite, mi sarei dovuta sentire in colpa per la quantità di calorie appena incorporate. Eppure, proprio non ce l’ho fatta. Perchè, se qualcosa che stai facendo con un certo impegno ti fa stare bene, il senso di colpa dà un retrogusto savonaroliano veramente intollerabile. Sfortunatamente, non tutti la pensano così.

Lo scorso anno mi è stato presentato G. Apro una piccola parentesi su quanto siano funeste le uscite combinate dagli amici. Nove volte su dieci, si concludono con una disgrazia. Chiusa la parentesi.

G.,  insomma, amico di un amico. Molto carino. Un tipo interessante, con diverse passioni e qualche problemino nell’uso corretto del congiuntivo. Usciamo un paio di volte e io, che sono un po’ stitica di esternazioni positive, ero quasi contenta. Poi, ovviamente, la magagna. Perchè G. ci provava ma non concretizzava. Volendo prosaicamente citare i commenti della mia professoressa di matematica delle medie “E’ intelligente ma non si applica”. Memore dell’esperienza con il ragazzo gay, mantengo un profilo basso. Mi chiede di andare a prendere un aperitivo. Era una bella sera d’estate, il mio umore era buono e avevo deciso di giocarmi tutto indossando un vestitino con un busto talmente stretto da impedirmi di articolare correttamente alcuni suoni. Beviamo, ridiamo scherziamo e, tra uno scherzo e l’altro, se ne esce con questa simpatica storiella. “Non è che sono fidanzato. Lei pensa che siamo fidanzati. Cioè, usciamo però niente di serio. Anzi, proprio pensavo di non vederla più” Chiedo “Questa ragazza è forse cerebralmente lesa?” “Perchè?” “Beh, se a quasi 30 anni pensa che siete fidanzati e non lo siete, o lei vive nella dimensione zero oppure tu hai le idee un po’ confuse e magari mi stai raccontando una mezza messa…”  Decido di soprassedere e di chiudere quanto prima questo siparietto. Chiacchieriamo un altro po’ e, forse complice il vino, mi bacia. Non avendo nulla da perdere, sto al suo gioco. E, puntualmente, succede qualcosa di veramente surreale. Mentre ancora mi stava baciando, inizia a farneticare. Sfido chiunque a farneticare mentre si bacia una persona. Emette un suono simile a “GNFUFUGNGNGNGN!”. Mezza infartata, lo guardo. E mi dice “No. NO. NOO. Non posso. Manco di rispetto a A.” (la fidanzata non fidanzata). Inizia a tremarmi un sopracciglio. Segno inequivocabile di nervosismo. Mentre stavo per alzarmi e andare via, si alza e ritenta l’approccio che, ovviamente, va a vuoto. E ricomincia la sua solfa sul rispetto. Sopracciglio tremolante e carotide gonfia. “Ti dispiace se la chiamo?” “Beh, no certo. Visto che ci sei, piscia pure sul muro.” (mi si perdoni l’espressione veramente poco signorile ma, per amor di cronaca, questo e altro…) Sopracciglio, carotide, manìe omicide. L’uscita non si è conclusa bene, come si può immaginare. Non l’ho colpito con una roncola solo perchè avevo a cuore le sorti della mia fedina penale.

Grazie a G., tuttavia, ho preso atto dell’esistenza di una nuova specie di senso di colpa. Il senso di colpa retroattivo. Quello che ti sferza la coscienza mentre già hai hai allungato tutti i tentacoli possibili sul tuo interlocutore. E che, evidentemente, ti costringe a battere una ritirata veramente poco onorevole. Un po’ come quando, avendo ordinato per pranzo una struttata di lardo, rimandi indietro il piatto per paura che tutti quei grassi saturi si piantino sul punto vita.

Memore di questa esperienza, oggi non solo ho fagocitato tutto il tortino con estremo gusto e piacere ma, con fare da carbonaro, ho pulito il piatto con il dito. Perchè, se dobbiamo farla sporca, almeno facciamola bene.

Lady B.

 

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One response to “Sensi di colpa retroattivi

  • Aramis

    “fatta una scelta è quella giusta!” Il mantra di uno che preda di sensi di colpa perenni cerca delle giustificazioni in atavici motti di famiglia!

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