L’amore al tempo della crisi

Sono riuscita a farmi venire l’influenza. Bisogna essere particolarmente abili per farsi venire l’influenza quando fuori ci sono 40 gradi. Ma tant’è che, a questo punto, ne approfitto per rivangare altre faccende che dovrebbero rimanere sepolte in qualche angolo buio della memoria. E quindi ecco qui che ho rimuginato per buone quattro ore sugli effetti devastanti che la crisi economica produce sulla psiche umana. Si, perché pare che tutta questa faccenda abbia un’incidenza molto negativa sugli animi della solita categoria di uomini, i nostri uomini col mestruo. Quelli che ti chiamano, ti chiamano, ti chiamano e poi, misteriosamente, finiscono in un buco nero. Dove obiettivamente è meglio che rimangano.

Questo soggetto qui è stato uno dei casi clinici dello scorso anno. O comunque uno di quelli che si è impegnato in modo particolare per farmi intraprendere questo studio relativo al sistema binario delle relazioni uomo-donna. Il problema è sempre lo stesso: come è possibile che una stessa esperienza possa essere vissuta e percepita in modi tanto diversi? Come è possibile che uno crede di passare una serata piacevole in compagnia dell’altro mentre probabilmente l’altro è sull’orlo del suicidio? Siamo diventati così bravi a simulare delle sensazioni inesistenti?

Con questo tipo, che chiamiamo AM, sono uscita quattro o cinque volte. La prima volta ho pensato che fosse uno squilibrato e che forse sarebbe stato opportuno non sentirlo più. Più che un appuntamento, infatti, il nostro si era trasformato in un interrogatorio in cui io ero sicuramente il criminale. Poi, dando retta a questa malefica crocerossina che si ostina di quando in quando a uscire fuori, gli ho dato una seconda chance. Non me ne sono pentita, lì per lì. Anzi ho pensato che forse avevo commesso un errore di valutazione. Quindi mi sono lanciata. Qualche sms, qualche chiamata. Usciamo ancora, e ancora. Fino a che, un bel giorno, sparisce. Ho pensato che le uniche ragioni per cui era sparito potevano essere che fosse morto di morte violenta o, al limite, che fosse stato rapito dagli alieni. Qualsiasi altra giustificazione mi sembrava piuttosto inconsistente. Contrariamente al mio consueto modo di fare, lo chiamo. Non risponde. Mi preoccupo. Non dovrò mica identificare il suo cadavere in qualche obitorio? Dopo qualche ora mi manda un sms che ho conservato perché ogni tanto è bene che me lo rilegga. Quanto meno per ricordarmi che ci sono al mondo delle persone con dei problemi, che devono essere aiutate e che devono vivere a centinaia di chilometri di distanza da me.

Il suo sms recitava: “Mia cara, so che sto per commettere forse un errore ma credo che non sia il caso che tu ed io ci frequentiamo ulteriormente. Vivo un momento di crisi interiore e tra l’altro, per colpa della crisi economica, credo che non mi rinnoveranno il contratto. Sono certo che capirai e che di uomini migliori di me ne troverai a decine”.  Non rispondo. Ogni parola sarebbe stata superflua.Che dire, del resto? Un uomo permeato da crisi interne ed esterne. Un portatore sano di catastrofi. E visto che la vita è già abbastanza incasinata di suo, è perfettamente inutile continuare a farsi endovene di disgrazie. Altrui, peraltro.

E così, preso atto che da vicino nessuno è normale, ho aggiunto alla lista delle cose che un uomo deve avere per potermi frequentare, un contratto di lavoro. Di qualsiasi genere. A garanzia di serenità iniziale.

Lady B.

 

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5 responses to “L’amore al tempo della crisi

  • eva

    ormai sei il mio sorriso mattutino, grazie lady b!
    (la febbre ti ispira fattela durare qualche giorno ;>)

  • Sunbynight

    Anche io oggi ho avuto la mia dose di uomo con il mestruo. Dopo avermi assillata per un anno e mezzo su quanto fossi stronza a non rivolgergli più la parola, alla mia ripresa di banalissimi messaggini mi ha detto, testuali parole, “S. non puoi essere drogata di me in questo modo.” O.o

  • Strega

    Ti ho aggiunto ai “Preferiti”… madonnamia me fai morì….

  • arakneee

    aggiungerei, ai colloqui iniziali, anche una lista di referenze, utili per capire che tipo di uomo col mestruo, rigorosamente “usato” peraltro, abbiamo davanti … E se noi facciamo parte della categoria di pazzoidi incline a frequentarli.

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