La deficienza che viaggia nell’etere

Si sommano una serie di faccende nefaste oggi. La mia influenza, la mia giornata lavorativa e il mio compleanno.  Man mano che si va avanti, l’annosa questione del compleanno assume contorni veramente inquietanti. Realizzare, ad esempio, che sono passati dieci anni da che si è vissuta una certa esperienza provoca un certo contorcimento di frattaglie.

Ci sono anche una serie di aspetti non dico piacevoli ma, quantomeno, divertenti. Al di là di coloro che, essendo parte integrante di un equilibrio creatosi poco a poco, si ricorderebbero del tuo compleanno anche in punto di morte, ci sono una serie di loschissime figure che per motivi poco chiari si affrettano ad farti gli auguri. Questi, chiaramente, se ne ricordano solo perchè il social network di turno gli sbatte sotto al naso la notizia. Ecco, onestamente, quando leggo che Y mi augura “tanta gioia e serenità” mi viene un po’ da grattarmi ciò che non posso fisicamente grattare per mancanze fisiologiche. Perchè Y, se io stessi andando a fuoco e lei/lui avesse un bicchiere d’acqua in mano, sicuramente se lo berrebbe alla mia salute. E dunque, l’augurio di serenità mi suona tanto come auspicio di morte rapida. Ma, tant’è, fino a quando ci ostineremo (io in prima linea) a sbandierare sulla pubblica piazza i fatti nostri, continueremo ad andare incontro anche a questo tipo di piacevolezze.

Questa storia dei social network mi ha fatto pensare ad una serie di vicende che non coinvolgono solo me ma un numero pressochè infinito di persone. Perchè, purtroppo, pur essendo strumenti essenziali per certi versi, per altri sono in grado di destrutturare dalla base interi rapporti umani. Quindi, come qualsiasi strumento che può avere ripercussioni pratiche sulla nostra esistenza, dovremmo usarlo con le dovute cautele. E soprattutto, dovremmo evitare di farlo usare a coloro la cui mente non è sufficientemente equilibrata.

La medaglia dell’uso poco intelligente del social network, almeno per quello che mi riguarda, l’ha vinta un tipo che manco conosco. Quelle classiche situazioni in cui un perfetto sconosciuto, amico di amici di un amico, decide di aggiungerti fra i suoi contatti. La mia bigotta politica riguardo a questa faccenda è che io non aggiungo nessuno di cui non ho visto la faccia dal vivo almeno una volta. Può esserci un margine di errore, nel senso che sono una rimbambita visionaria e quindi, di tanto in tanto, mi convinco di aver conosciuto persone che mi chiedono l’amicizia quando in realtà non è vero. Ma l’errore è insito in tutte le vicende umane.

E dunque, dittatrice della mia privacy, seleziono accuratamente chi può farsi i cavoli miei e chi no. Questo amico di amici di un amico mi chiede l’amicizia. E io, prontamente, non l’accetto. Ma non mi pongo nemmeno il problema: non ti ho mai visto, sicchè non ti aggiungo. E la mia vita trascorre placida. Dopo qualche giorno, questo figuro mi manda un messaggio di posta. “Scusa, ma perchè non mi aggiungi? Vuoi aggiungere altra merda al mio periodo di merda?” Rimango un po’ sbigottita. Onestamente non mi davo tutta questa importanza. Con le dovute cautele gli chiedo se ci conosciamo. Mi risponde di no. Al che chiudo ogni trattativa. Ma, visto che nella vita bisogna essere tenacemente spaccamaroni, dopo qualche giorno mi ricontatta con una mail dal surrealismo parossistico. “Lo sapevo che eri una che se la tirava. Si vede lontano un miglio. Da quando in qua non si aggiungono gli amici degli amici? Pensi di avercela solo tu? Comunque, visti i fatti, sono io a non volere la tua amicizia. E quindi, ecco, cancello la richiesta. Addio” . Avevo la testa rutilante di risposte infelicemente sarcastiche ma, in effetti, non mi sembrava il caso di sprecarle in questa maniera. Per cui, mantenendomi fedele all’assunto per cui io solo ce l’avevo e ce l’avevo pure di platino, non ho risposto.

E non mi sono sentita nemmeno troppo in colpa perchè ho pensato a tutte quelle volte in cui, pur conoscendo perfettamente il destinatario di un mio messaggio di posta elettronica o di un sms, non ho ricevuto alcun tipo di risposta. Manco un segnale di fumo. Quindi, almeno sotto questo aspetto, nella mia partita col karma sono in credito di almeno centomila non risposte.

Lady B.

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