Dichiarazione di Monogamia

Pare che funzioni così. Pare che si debba dichiarare in qualche modo che esista una sorta di esclusività nei rapporti a due. E quindi devo trarre la logica conclusione che io vivo nel secolo sbagliato. Perchè se andiamo a letto 1, 2, 3, 4, 5, n volte, io tendo a pensare che tu non vada a letto 1, 2, 3, 4, 5  n volte a letto con chiunque altro/a. Mi sembra una questione di buonsenso e, anche, di capacità di resistenza fisica.

Ma il mondo funziona diversamente e quindi, prima di immergermi in losche riflessioni sul mio passato, ritengo utile riportare a galla le conversazioni con il mio amico. Il solito mentore e finestra sul mondo maschile. Si, perchè lui è un convinto sostenitore della necessità di estrinsecare l’ovvio. Andare a letto, vedersi con frequenza e sentirsi non sono condizioni necessarie e sufficienti perchè un uomo, o anche una donna, si sentano impegnati. Bisogna dirlo. Bisogna mettere una bandierina sulle mutande dell’altro. Così l’altro è consapevole del vincolo che si è creato. Una sorta di segreto di pulcinella. Andiamo a letto si, ma senza impegno. Salvo poi coloro che portano avanti questa politica ma a senso unico. Io vado a letto senza impegno con chiunque, l’altro/a viene a letto solo con me. Perchè? Perchè altrimenti sarebbe una sgrillettata/un maniaco. Una logica ferrea. E dunque bisogna dirsele le cose. Io detesto dovermi autopromuovere e dover autopromuovere la mia tendenza monogamica. Inizialmente perchè la davo come una cosa piuttosto scontata. Ad oggi perchè mi sento un po’ vintage nelle idee. “Fammi capire? Vorresti solo un compagno?” mi è stato chiesto una volta. Mi sono trovata un po’ spiazzata. “Beh, rientra nei miei programmi, ecco.” “Ma, tesoro, sei un po’ out. Cioè, ormai nessuno ha solo un compagno. Bisogna essere liberi. Liberi di prendere il meglio.” Liberi di prendere qualcos’altro, ho pensato. E l’ho detto pure perchè a me questo teatrino della libertà fa accapponare la pelle. E quando ho fatto presente che io, onestamente, me ne sbattevo del cosiddetto “meglio” ho perso ogni appealing nel gruppetto di persone con cui animatamente discutevo.

Quindi il must di questo secolo è: mai meno di due compagni, prendere il meglio e, se proprio devi essere così triste da voler una relazione, mettilo nero su bianco.

Ciò detto, la mia mentalità retrò mi ha portato ad avere qualche problemino in passato. Sempre per il motivo sopraindicato.

Inizio a uscire con un tipo, a ridosso della chiusura di una storia lunga e particolarmente sofferta. Quindi, necessità di aria pulita. Ovviamente, avendo un certo fiuto, più che aria pulita, mi sono attaccata al tubo di scappamento di una vecchia Volvo. Usciamo e facciamo moltissime cose. Fisicamente lui ricorda un internato di un campo di concentramento. Gli si contano tutte le costole. Ma sembrerebbe una persona intelligente e ha degli ottimi gusti musicali. Quel tipico soggetto un po’ bohemien però pieno di soldi. Un cancro per la società. Io, entusiasta verso la vita quanto lo sarebbe stato un tricheco in uno zoo, inizialmente ci uscivo per evitare di perdermi in riflessioni caustiche. Andiamo al cinema. Pero’ non a vedere film normali. Noi andiamo a vedere pesantissimi documentari muti sullo sport nella DDR. Muti. E se qualcuno ogni tanto parla, lo fa rigorosamente in tedesco. Mi chiedo se questo sia il prezzo della normalità. E dopo essermelo chiesto, mi addormento come un sasso nella sala semi vuota. Non possiamo ascoltare la radio. E’ una cosa commerciale. Mi chiedo se, almeno, possiamo concederci il lusso di mangiare qualcosa. Fosse pure alla Caritas.

Usciamo per diversi mesi. Poi l’imprevisto. Forse parlare di imprevisto è eccessivo. Diciamo che, in tutto questo uscire e ammorbarci con cose veramente esecrabili, a me era passato di mente di compilare il modulo “Richiesta di Monogamia”.  E così, mentre stavamo sul divano a guardare l’ennesimo film ungherese muto, riceve una chiamata. Inizia a parlare in italiano, salvo poi proseguire in tedesco. Il furbacchione pensava che in questo modo io sarei stata tratta in inganno. Non sapeva però che, pur non parlandolo bene, io il tedesco lo capivo perfettamente. E, comunque, dati i toni di voce melensi della conversazione, c’era poco da dover immaginare. Chiedo spiegazioni. “E’ la mia fidanzata tedesca”. Uhm. “E come mai io ero all’oscuro della sua esistenza?”  “Beh, non me l’hai mai chiesto…” “Fammi capire, usciamo da mesi e ti sei dimenticato di dirmi che hai una fidanzata? Ma, in tutto questo, io cosa sarei?” “Beh, tu sei la mia fidanzata italiana.” L’ho interrotto. Perchè se fossimo andati avanti, sarebbe uscita una fidanzata polacca, una portoghese, una ugandese e una del Burkina Faso.  Cerca di migliorare la situazione “Con te è diverso. Tu sei la mia fidanzata pensante.” Che cosa?! Decisamente alterata, vorrei tirargli dietro tutti quegli stramaledetti film che mi ha costretto a vedere. Quindi, non solo sono una delle tante, ma pure quella che si deve spaccare le palle a guardarsi cose che nemmeno Eisenstein avrebbe potuto tollerare. Esco di casa come una furia e, manco dopo dieci minuti, arriva il solito immancabile sms. “Sei una ragazzina immatura. E io che cercavo di farti emancipare…che illuso.” Gli rispondo “La prossima volta che vuoi far emancipare qualcuno, verifica prima di avercelo saldo nelle mutande”.

Dopodichè, pur odiandoli con tutta me stessa, entro in uno schifosissimo fast food, ordino le cose più velenose che hanno e me le mangio senza pietà, ascoltando musica commerciale e sfogliando un catalogo di scarpe costosissime.

Tutto sommato, piuttosto che dichiarare la mia propensione alla monogamia, preferisco spendere 400 euro in un paio di sandali con 20 centimetri di tacco. Gli unici, veri, 20 centimetri forieri solo di soddisfazioni.

Lady B.

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