L’idealizzazione del pipistrello

Idealizzare. Questo verbo, e le sue relative implicazioni, hanno rovinato più vite umane di quante non ne abbia rovinate la leptospirosi. Già, perchè mentre contro la leptospirosi abbiamo delle valide cure, contro l’idealizzazione dell’altro abbiamo solo un rimedio. Bere cicuta.

Io ho sempre idealizzato tutti i miei partners. Ovvio. Altrimenti non sarebbero stati tali. Per cui, uno era bellissimo, uno era intelligentissimo, uno simpaticissimo…un climax di -issimo che spesso mi ha portata alla rovina. Poi, dopo qualche mese dalla sparizione dell’ennesimo -issimo, il mio cervello, liberatosi dall’eccesso di ferormoni, ricominciava a funzionare e mi faceva vedere le cose con più chiarezza.

Ad oggi, non riesco a salvare nemmeno un (ex)idealizzato. Anzi, cercando disperatamente di ricordarmi cosa lo rendesse così dannatamente unico, mi ritrovo a pensare che ero proprio io la ragione della loro unicità. E dunque, tanto di guadagnato. Perchè io, con il mio sconfinato ego, continuo ad essere sfavillante (zitella coi gatti, ma sfavillante). Loro…beh, non so. Loro mi rimpiangono. E non lo dico tanto per dire: lo dico perchè ultimamente c’è una recrudescenza del fenomeno “non ho mai più trovato una come te”. Eh, sono molto dispiaciuta. Ora, cortesemente, smetti di intasarmi il telefono con telefonate di dubbio gusto.

Mi rincuora che non sono l’unica a portare avanti questo processo. Amiche e amici fanno la stessa cosa. Quindi, prima o poi, siamo tutti l’ex idealizzato di qualcuno. E in quanto tali, a nostro modo siamo tutti degli infrequentabili.

Un mio caro amico ha perso la lucidità dietro a una situazione disperata. Un anno passato ad autopromuoversi, a far credere a una ragazza che lui fosse quanto di meglio la piazza offrisse. Il che, forse, sarà stato anche vero. Chissà.  Lei, comunque, non voleva saperne. Uscivano, andavano ogni tanto a letto insieme. Lui poi la cercava e lei non è che si faceva negare. Non rispondeva proprio. Delicata come una motozappa. Potevamo parlarne per ore. Potevamo sindacare per giorni sulla stranezza del comportamento di lei, sul fatto che fosse una mentecatta. Io, da parte mia, ci mettevo il carico da 12 facendo delle illazioni di cattivo gusto sulle dimensioni dei suoi fianchi. Niente. Non se ne usciva fuori. Lui comunque la vedeva come una specie di divinità. Ci mancava che allestissimo un altarino con la foto e i fiori.

Poi, un bel giorno, questo si sveglia e decide che basta. Basta così: basta uscite, basta sesso, basta messaggi, basta chiamate. Basta di tutto. Cancella il numero, blocca tutti i contatti e si mette l’anima in pace. E nemmeno si trova un’altra. Campa sereno così. E lei ci sforma. Quindi inizia a chiamare, a cercarlo, a idolatrarlo. L’happy ending dovrebbe essere che lui, sdegnato, la manda via. Invece, siccome la vita è una bomboniera piena di soda caustica, lui ci ricade e lei, tempo un mese, lo manda a ramengo.

Non c’è una morale. C’è solo da ricordarci che se qualcuno non ci vuole, e non fa niente per nasconderlo, dobbiamo inscatolare tutti i nostri ricordi con lui/lei e buttarli nel cassonetto della nostra vita. E se malauguratamente ci dovesse venire in mente che lui/lei in fondo era perfetto, sarà bene che pensiamo al fatto che da lontano anche i pipistrelli sembrano carini. Da vicino, però, sono degli schifosissimi topi con le ali.

Lady B.

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