Esegesi del puntino di sospensione. Ovvero la catarsi dell’uomo con il mestruo

Ci sono certe situazioni che si ripetono ciclicamente. Le stagioni, i monsoni in Asia, le vendemmie d’autunno e il ritorno degli uomini col mestruo. Questi, per la verità, sono i più ciclici di tutti. Si ripropongono come la cena pesante del giorno prima e, inevitabilmente, lasciano un senso di alitosi sull’animo.

Giorni fa, stavo lavorando come un’indemoniata e, mentre ero impegnata a lasciare le ultime diottrie a disposizione incollate sul monitor, sento un rumore. Una specie di tintinnìo proveniente dal pc. Non stava saltando per aria, come avevo ipotizzato. Avevo lasciato un mio account online e risultavo in chat su un social network. Mi aveva contattato uno con cui ero uscita mesi e mesi fa. Rimango perplessa. Eravamo usciti diverse volte, poi la cosa aveva preso una certa piega e, ovviamente, anche lui era finito nel solito buco nero. Mai più sentito. D’abitudine, io non mi straccio le vesti e imploro di vederci per chiarimenti. Non ti fai sentire? Pazienza. Il mare è pieno di pesci e ci sono talmente tanti preti al mondo che si trova subito il sostituto per il papa morente. Dunque, a fronte del silenzio, confermato dal fatto che manco rispondeva ai messaggi sul cellulare, ho ricominciato a farmi i fatti miei. A distanza di mesi, eccolo là. Più mestruato che mai. Convenevoli vari. E l’atto d’accusa. Si, perchè l’altra prerogativa è questa: sparire, ricomparire e accusare la signorina di turno (sempre io) di essere sparita. Lo lascio parlare. Anzi scrivere. E vengo subito infastidita dall’abuso dei puntini di sospensione che fa. Questo non è un buon inizio: se di una persona ti infastidisce addirittura l’uso smodato del puntino di sospensione, dialetticamente parlando per quella persona è scritta una sentenza incommutabile. “Non capisco……….non ti sei fatta più sentire………ma pensavo stessimo bene insieme……….allora non lascio proprio il segno”  “Se ci si vede una volta ogni sei mesi, difficilmente si lascia un segno. Pure i segni dei cingoli dei carriarmati dopo un po’ si cancellano dalla strada”. Cambia strategia “Come sei pesante, oh. Non puoi vivere le cose con leggerezza?” “Cosa vuol dire? Che devo abbassarmi le mutande quando ne hai voglia, salvo poi dimenticarmi di averlo fatto? Non so come funziona nel tuo mondo, gioia. Nel mio funziona che la gente si continua a sentire. E non con cadenza semestrale.” Ulteriore cambio di rotta. Si maschera da vittima. “E io che ti ho sempre voluta invitare al mare da me……e tu, tu sei sparita! Non mi hai mai detto nulla che mi facesse capire qualcosa!” Signore mio, dammi la forza. O, in alternativa, un fucile a canne mozze per porre fine alla sua sofferenza. Rimango in silenzio. Il silenzio è d’oro in certi casi. Continua con questa insostenibile litanìa, fatta di tentativi di suscitare in me un briciolo di senso di colpa. Non ci riesce. In quel momento stavo mangiando della pizza calda con la mortadella. Nemmeno se fosse sul letto di morte, susciterebbe la mia pietà. Mi lecco la punta delle dita e scrivo. “Senti, no regrets. La vita è fatta di scelte. Le tue non sono state condivisibili. Ne siamo tutti addolorati ma dobbiamo andare avanti e farcene una ragione. Adesso si è fatto tardi. Un caro saluto.” Un caro saluto, è la mia formula standard per mandare al diavolo le persone.  Il social network mi chiede “Vuoi passare offline?” Si, offline. La sua risposta non mi interessa.

Cari uomini col mestruo, care donne con la psiche labile, ogni scelta comporta delle responsabilità. Ogni responsabilità fa scaturire delle conseguenze. Io, da piccola, ho fatto indigestione di mirtilli e oggi non riesco a mangiarli. Mi infastidisce persino sentirne l’odore. Un mio amico si è preso una sbronza colossale con un superalcolico al gusto di crema e ora l’odore gli fa venire la nausea. Le scelte sono fenomeni di nostra pertinenza. Noi le gestiamo, noi stabiliamo tempi e modi che inevitabilmente ricadono sugli altri. Ma noi viviamo in un contesto sociale dinamico. La vita va avanti e non possiamo pensare che l’esistenza degli altri non si evolva in attesa che noi ce la sbrogliamo con la nostra indecisione. Dunque, se ti servono sei mesi per mandarmi un messaggio in cui mi dici che io sono l’unica vera donna che hai incontrato, possiamo ragionevolmente presumere che la cosa non mi interessi più. Anzi, puoi fare una bella cosa. Puoi andare a zappare la terra perchè in tutto ciò, 18 anni di studi non sono serviti a insegnarti che, nella tua madrelingua, il puntino di sospensione è un’eccezione che si utilizza raramente. Per creare aspettative e tensione emotiva. Non per consentire la produzione di stronzate di basso profilo.

Un caro saluto,

Lady B.

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