Aspettative, seghe mentali e toilette

Qualche giorno fa sono andata in facoltà a fare gli esami. C’erano i secondi appelli e gli studenti erano una marea. Vengo sempre colta da un moto di sconforto quando vedo le aule così gremite. Perchè loro sono tutti in ansia e io so per certo che al ventesimo esame sarà finito il mio repertorio di domande e dovrò necessariamente inventarmi qualche diavoleria per evitare di fare la figura dell’arterosclerotica che chiede sempre le stesse cose. Questo secondo appello è stato caratterizzato da due concetti. O meglio, tutti gli studenti, manco si fossero messi d’accordo, mi hanno perseguitata con i termini “overlapped” e “aspettative”. Al quarantesimo che ha pronunciato la parola “aspettativa” abbinata all’andamento economico il mio cervello si è chiuso. Ho lasciato il professore a sbrogliarsela da solo. E io ho iniziato a pensare alle varie applicazioni che il concetto di aspettativa ha trovato nella mia esistenza. E, in generale, all’andamento della vita di tutti.

Le aspettative, tolte da un contesto di teoria keynesiana, sono un fenomeno veramente funesto. Fanno decomporre rapporti che ancora non sono nati e sono alla base di un procedimento irrazionale molto diffuso, denominato sega mentale. Dovendo essere oneste, io non mi limito a produrre delle seghe mentali. Io giro dei veri e propri film documentari basati sui “se” e sui “ma”. Sono insopportabile. Se non fosse così complicato, divorzierei da me stessa. Però c’è anche da dire che faccio in modo che questi colossal rimangano nella mia testa. Mi faccio venire il fegato a pois ma taccio, perfettamente consapevole dell’inutilità di quanto sto facendo.

Mi sono imbattuta in donne e uomini che, invece, mettono in croce il proprio partner. E tutti i loro amici. Perchè la sega mentale e l’aspettativa delusa devono inevitabilmente essere condivisi con qualcuno. Una delle scene migliori è stata posta in essere da una mia conoscente. Aveva appena iniziato a uscire con un tipo. Un ragazzo tranquillo, apparentemente molto interessato a lei. Lei però sembrava tarantolata. Invece di godersi il momento felice, analizzava le virgole di questa frequentazione, dissezionandola in tutti i modi possibili. Alla fine, senza possibilità di appello, ha concluso così un ragionamento piuttosto peregrino “Beh, fa finta di essere troppo interessato. Quindi è un bugiardo e io non voglio più vederlo”. Fine dei giochi. Non l’ha più voluto sentire.

Io, invece, mio malgrado sono riuscita a far crollare disastrosamente l’aspettativa di un possibile uomo con il mestruo. Colui secondo il quale la donna è un essere etereo. Che non mangia, non respira e, ovviamente, non va in bagno. Usciamo due volte. La prima andiamo a prendere un aperitivo. Beviamo un bicchiere di vino ma non mangiamo nulla perchè “tu, magra come sei, non puoi avere fame…” C’è bisogno di dire che io mi sarei mangiata anche il tavolino? No. Non c’è bisogno di dirlo. Ad ogni modo, in testa mi iniziava a suonare un campanello d’allarme. La seconda volta, andiamo a cena fuori. In un ristorante macrobiotico. Io non ho nulla contro il macrobiotico o contro i salutisti in generale. Però è bene che evitiamo di frequentarci. Mi portano un cubetto di tofu con delle bietoline come contorno. Mi sembrava di mangiare cartongesso. Non ordiniamo secondo perchè “non sta bene ingozzarsi al ristorante”. Ho un buco nello stomaco biblico. Per tapparlo bevo litri e litri d’acqua. Niente vino. Le donne non bevono vino. La conversazione langue un po’. Non potrebbe essere diversamente: sono tristissima, ho una fame verde e nel mio stomaco ormai c’è un acquitrino. Non sono dell’umore adatto.  I sei litri d’acqua fanno il loro fisiologico effetto. Mi alzo e gli chiedo di scusarmi un secondo. Torno dal bagno e lo trovo con una faccia torva. “Dove sei andata?” “In bagno…” si chiude in un riservato silenzio, carico di disapprovazione. Entro un po’ in confusione ma non dò peso alla questione, visto che sono in piena crisi ipoglicemica. Ci salutiamo con freddezza e mi chiedo cosa possa essere successo. Magari mi è inconsapevolmente sfuggita una qualche affermazione triviale e lui si è risentito, chissà. A casa trovo i resti della parmigiana fatta da mia nonna. Inizio a mangiare a quattro ganasce e mi arriva Il Messaggio.

“Non può funzionare. Non riesci a controllare i tuoi istinti. Ti prego di non offenderti, ma non posso uscire con te”.

Fino a che punto siamo titolati a scaricare sugli altri le nostre aspettative? Dov’è il confine tra una sana proiezione di un rapporto e la patologia del controllo assoluto della vita dell’altro? Prima di funestare l’esistenza altrui con le nostre frustrazioni e con le nostre più o meno tollerabili manìe, sarà il caso di farci un esame di coscienza. Prendendo atto che il confine tra la normalità e la follia è labile e non sempre siamo in grado di stabilire noi la linea di demarcazione.

E dunque è bene estrinsecare un’altra scomoda verità. Mangio, bevo, vado in bagno, mi soffio il naso, ho i piedi freddi d’inverno e bollenti d’estate. Come il 99.9% degli esseri umani. Glielo dico, non sia mai che venga nuovamente deluso da un’altra disgraziata che, essendo completamente fuori controllo, decida addirittura di andare in bagno in sua presenza.

Lady B.

 

Annunci

3 responses to “Aspettative, seghe mentali e toilette

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: