L’Abelardo dei poveri.

Trovo profondamente ingiusta la mia presenza in ufficio in questi giorni. Ma pare che io sia assolutamente necessaria. Dunque, rimango col sedere ben incollato alla sedia. Incollato ovviamente perchè sono diventata un tutt’uno con il sedile, ma questo è un dettaglio trascurabile.

Ho continuato a riflettere sugli psicodrammi sentimentali dei miei amici. Si, perchè mentre sui miei non riesco a mantenere bene la mente fredda (ogni tanto vengo colta da subitanee manìe omicide), sui loro riesco a produrmi in riflessioni che, di quando in quando, hanno dello spessore. Oggi riflettevo di M.

M. è una mia carissima amica, quasi una sorella. Per questo mi permetto di parlarne male. Già perchè M., a dispetto di tutto e tutti, si ostina a volersi rovinare la vita. Cioè, tutti noi proviamo un sadico piacere a infilarci in situazioni senza senso, però lei è speciale. Lei si infila in questi tunnel e li arreda senza nemmeno cercare la luce alla loro fine. Commovente.

Insomma, M. Donna in gamba, intelligente, piena di interessi, incredibilmente dolce e assolutamente incapace di scegliersi gli uomini. Che, poi, non è che se ne sia scelti molti: lei ha deciso di consacrare la sua vita a uno scellerato. Con questo affare ha avuto una relazione che poi, per motivi più o meno validi, è finita. Ci sta che al termine di una relazione importante ci siano degli strascichi e dei ripensamenti. Certo, dieci anni di strascichi iniziano ad assomigliare alla travagliata storia di Abelardo ed Eloisa. Con la sottile differenza che lui non è un prete e, dunque, si trova altre donne. Lei ci prova a trovarsi qualcun’altro ma c’è pure da dire che è la sfiga, in questo particolare caso, la segue col GPS. Insomma lo scellerato si fidanza. Ed è talmente scellerato che si fidanza con una specie di cadavere. Ho avuto il piacere di conoscerlo, il cadavere. Ero con M. e lei, chiaramente, stava combattendo a suon di vino e Maalox una gastrite fulminante.

Mi porge una mano molliccia e sudata e si presenta. Rimango un po’ in silenzio e la osservo. Esistono dei canoni insindacabili relativi al buon gusto nel vestire sui quali veramente non riesco a transigere. Trovo, ad esempio, che una donna che ad aprile indossi un sandalo di una sottomarca tedesca con un calzino di spugna bianco e una tuta da ginnastica debba essere giustiziata. Mi chiedo di che cosa parlassero, lo scellerato e il cadavere, nei loro momenti di intimità. Lei, per tutta la durata del pranzo, è rimasta in religioso silenzio con la bocca un po’ aperta. Una cernia, più che una donna. Ovviamente, andare a letto con le cernie deve essere poco gratificante, così Abelardo ha deciso di andare a molestare quella disgrazia di M. La quale, lungi dal mandarlo a quel paese, ha deciso di intraprendere una crociata di cui in pochi comprendiamo il senso. Forse, nemmeno lei lo ha chiaro. Comunque, non appena il cadavere si allontana da Abelardo, Abelardo corre da M. E si lamenta del cadavere. Io, fossi in M., prenderei una roncola e la darei in faccia ad Abelardo. Ma ognuno approccia a queste cose in modo diverso. Poi, dopo questi incontri al vertice, M. sta male sei mesi. Io ormai non le dico più niente. Ho comprato molti cucchiaini e moltissimi barattoli di colla così, ogni tanto, attacco i vari pezzi e ci rimettiamo in piedi. L’ultima volta però mi ha sorpresa. La sera del mio compleanno, quando mi ero organizzata per bere qualcosa con alcune amiche tra cui, ovviamente, lei. Abelardo ha lanciato l’ennesima esca e lei l’ha mandato al diavolo. Perchè “sai è il compleanno della mia amica e non posso perdere tempo con te”.

Questo moto di orgoglio, mi ha resa orgogliosa. Si, perchè in un mondo sempre più inconsistente, in cui le persone finiscono a letto insieme e se ne dimenticano sei ore dopo, l’unica cosa che ci rimane per salvaguardarci è una scala di priorità che dobbiamo costruirci faticosamente giorno dopo giorno. Anche se questo implica sofferenza. E dunque, se nella scala delle priorità di M. io mi trovo qualche gradino sopra di Abelardo; se M. rinuncia a vederlo per passare quattro ore con me; se il giorno dopo mi dice che è stata la scelta migliore che abbia fatto, io mi sento di nuovo in equilibrio con l’universo. Perchè, in questa babele sempre più caotica, ho comunque la certezza che se ho bisogno di un aiuto ci sarà sempre la mano di M. pronta, incondizionatamente, a fornirmelo.

Lady B.

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