L’educazione del manovale

Occorre essere onesti. Se esiste la tipologia perniciosa di uomo, l’uomo con il mestruo, che fa venire voglia di seppellirsi sotto una tonnellata di bitume, così esiste pure una certa categoria di donna che, gergalmente parlando, fa cadere le palle per terra. Non sono stata ancora in grado di trovarle un nome appropriato ma questo, al momento, non è rilevante.

Apriamo la solita, inevitabile, parentesi. Sull’educazione femminile sono stati scritti tomi e tomi ricchi di parole inutili. Credo che il massimo esperto in materia sia mio padre il quale, lungi dallo scrivere alcunchè, mi ha sempre trattata come se fossi stata un manovale. E, insieme a lui, tutti i miei fratelli, complici dell’omertoso silenzio di mia madre. Alla lunga, mi espongo a dire che tutto ciò è stato un bene. Perchè,  non sarò in grado di farmi uno chignon ma in compenso riparo il tetto di casa, sistemo l’antenna della televisione e raccolgo fichi d’india. Sapere e saper fare.

Nel programma “Educazione di un Manovale”, rientravano le famigerate lezioni di nuoto. Lezioni, poi… All’età di quattro anni , sono stata presa e scaraventata in acqua sotto l’imperativo categorico del “NUOTA!”  Con l’utile precisazione del “Tieni la bocca chiusa, altrimenti bevi e muori affogata.” A fronte di una simile sgradita evenienza ho chiuso la bocca, inizialmente spalancata in un grido di protesta, e ho nuotato. Ad oggi, direi che si tratta di una delle mie attività preferite.

Ogni tanto in spiaggia cerco di concedermi il lusso di prendere il sole. Impossibile. Non appena inizio a perdere i sensi, arriva uno qualsiasi dei miei fratelli e, con la delicatezza di un bue muschiato, mi prende per un piede o per un braccio, intingendomi graziosamente in acqua. La locuzione utilizzata per descrivere questa barbara attività è “Ti appozzo!” che, obiettivamente, credo non sia nemmeno italiano. Un incubo.

Dunque, in questi giorni sono in vacanza nella casa al mare dei miei. Ho siliconato diverse piastrelline, ho concimato il giardino con tonnellate di sterco di vacca e ho contrattato con un pastore un po’ di formaggio. Ora posso fare la femmina. Ieri mi sono spalmata quattro a spade al sole. All’improvviso, un urlo.

“AAAAAAAAAAHHH! Ma sei matto?! Vuoi far affogare la Giusy?!'” Apro gli occhi e metto a fuoco una scena pietosa. Un gommoncino rosso, lei, lui e un barboncino. La Giusy, appunto.

In certi casi mi chiedo per quale ragione il nostro buon cuore non ci spinga a intrometterci con prepotenza nelle vite altrui. La Giusy, strizzata in un giubottino di salvataggio, avrebbe quantomeno meritato una chiamata alla protezione animali. Ma della mia pigrizia ho già parlato. Per cui, pur sentendomi terribilmente dispiaciuta per le sorti grame de la Giusy, ho richiuso gli occhi. Non è bastato: lei lanciava strali contro il gommone e contro il suo amico. Non potendo fare diversamente, ho iniziato ad ascoltare. “Ma, amore, guarda che bel posto…” cerca timidamente di ribattere lui “Guarda che mare! Tu hai insistito per venire in gommone” “NOOOOOOOOOOOOOOOOO! Io non so nuotare! E manco la Giusy! E chi te l’ha detto che potevamo andare lì dove non tocco?” Oh, beh. Forse perchè la guardia costiera non avrebbe apprezzato un ormeggio a 60 cm dalla riva. Persa in riflessioni di spessore sulla infinità della deficienza umana, non mi accorgo della minacciosa presenza di mio fratello il quale, senza particolari riguardi, mi prende per un piede e inizia a trascinarmi per tutta la spiaggia con un intento abbastanza evidente. Tento una disperata resistenza, aggrappandomi all’ombrellone. Lui, imperturbabile, frulla in acqua l’ombrellone con tutta la sorella attaccata dietro. Sul gommone, nel frattempo, la tragedia continua a consumarsi. Lei, paonazza, sbraita all’indirizzo di lui che l’aria di mare le rovina la messa in piega. Bella gioia, penso, io ho la testa impigliata in un cespuglio di poseidonie. LA Giusy, saggiamente, si è gettata in acqua e cerca di approdare a riva. Lui è talmente addolorato che si farebbe un harakiri con il boccaglio pur di espiare tutte le sue colpe. Osserviamo per un istante le due scene: la sottoscritta in debito di ossigeno e con diverse alghe impigliate in discutibili parti del corpo, derisa da chiunque; la scimmia urlatrice che inveisce contro il compagno. Il quale è praticamente prostrato ai suoi piedi.

Sapete chi ha adottato la tattica vincente? La scimmia urlatrice. E da qui, nasce un altro insindacabile assioma. Se vi fate vedere troppo intraprendenti, intelligenti, autonome, indipendenti, quasi certamente vi ritroverete da sole a cambiare una ruota bucata della macchina sotto al diluvio. Se, per converso, vi mostrate delle perfette imbecilli, probabilmente troverete qualcuno disposto a mettervi perfino i calzini.

Io, a causa dell’educazione del manovale, ho comunque optato per il requisito dell’indipendenza. E anche la Giusy lo ha fatto: arrivata a riva, si è levata il giubottino di salvataggio e ha fatto una lunghissima pipì in direzione della padrona. Un modo come un altro per far conoscere un onesto punto di vista.

Lady B.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: