La galleria degli orrori

Oggi sono veramente di pessimo umore. Se mi facessero un prelievo, al posto del sangue troverebbero della stricnina.

Per cercare di distrarmi da una serie di nevrosi, sono andata a farmi i fatti degli altri su un social network. E’ stata un’idea molto disgraziata, che mi induce a riflettere ancora una volta sull’uso sconsiderato che le persone fanno di questo strumento. Io, al di là di qualche foto generalmente priva di significato, sulla mia pagina personale pubblico quelle cose che, nell’accezione comune del termine, si definiscono cazzate. Roba per ridere insomma. Noto con un certo sconforto che per la maggior parte dei miei contatti, il social network è una sorta di vetrina per pubblicare in modo non filtrato i cavoli propri. “Stamattina ho fatto colazione alle 8.37”. Molto interessante. Pregno di significato. “Ho passato una nottataccia!” Anche il metronotte che fa il servizio di guardia è della tua stessa opinione.

Poi ci sono quelli che si ostinano a storpiare la lingua italiana con quelle stramaledette K usate al posto del CH o delle C. “Ankora tu nel mio kuore”. Krepa. Sorvolo sull’annosa questione degli errori grammaticali: gente che si ostina a citare Hemingway, salvo poi dimenticarsi che il verbo avere alla prima persona singolare vuole l’H davanti alla O.

Ad ogni modo,  a mio modestissimo avviso, i peggiori sono coloro che pubblicano delle foto di coppia al limite del porno con sotto didascalie romantiche. Casualmente, finisco sulla pagina di un mio vecchissimo flirt estivo. Talmente datato che, all’epoca della nostra frequentazione, la prima cifra della mia età era 1. All’epoca era abbastanza un infame e io abbastanza rimbambita. Però mi piaceva, quindi non ho diritto di sputare nel piatto dove ho mangiato. Come tutti i flirt estivi, si è concluso nell’arco di una settimana. Insomma, ora è “Ufficialmente Fidanzato”. Con una la cui età inizia con 1 e che deve diplomarsi. Compaiono davanti ai miei occhi delle foto agghiaccianti. Con delle didascalie da far accapponare la pelle. Metri di lingua di lui srotolati sulla pancia di lei, in un bikini strizzatissimo, che guarda sorniona l’obiettivo. Sotto la scritta “Un gomitolo d’amore in una galassia che ci rende unici”. Ma cosa diavolo vuol dire? Ma, soprattutto, cosa vi fa pensare che il preliminare di un vostro preliminare debba interessare tutti? Chiudo la pagina e mi rimetto a lavorare con scarso profitto.

Non riesco a non pensare a cosa accade nella mente delle persone quando si sentono appagate. L’appagamento, la serenità devono essere per forza oggetto di spettacolarizzazione? Non siamo più in grado di vivere delle emozioni e/o delle sensazioni privatamente? Ciò che ci distingue dagli animali, o che ci distingueva a questo punto, è la consapevolezza del confine tra pubblico e privato. Tra ciò che può essere mostrato e ciò che invece deve rimanere chiuso nella sfera di ciascuno. Il risultato di questa scarsa capacità di vivere una vita sana e reale è che si rende patinato e veramente vuoto qualcosa che prima riempiva gli animi. E non le pagine di un sito web.

Comunque, nel dubbio, ho mandato un sms a un mio carissimo amico che sta in giro per l’Italia con la ragazza: “Ciao kome state? Kuando tornate a kasa dalle vakanze?” Mi ha risposto “Ti sei bevuta il cervello o che?” Per fortuna ci sono ancora delle certezze nella mia vita.

Lady B.

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2 responses to “La galleria degli orrori

  • vanitainutile.wordpress.com

    L’aspetto di cui parli è ciò che mi ha sempre creato molte perplessità circa i social network, che poi penso sia solo la degenerazione di strumenti che si possono usare in mille modi, la differenza è sempre in chi li usa e in questa passione smodata all’esibizionismo che a me mette molto imbarazzo. Non parliamo delle k che sono orripilanti…

    • ladybarattolo

      Il social network, in certi casi, è la dimostrazione di come l’ignoranza (le K e le H dimenticate) e l’esibizionismo siano due facce della stessa medaglia. Comunque oggi ho visto addirittura le Q sostituite dalle K. Deve essere un’epidemia.

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