Joker con l’ambizione del Premio Pulitzer

Vista la giornata di pioggia, ho avuto la bella idea di uscire senza ombrello. Tanto, anche se me lo fossi portato dietro, sarebbe stato inutile. L’ho comprato bucato.Tra le varie cose a cui ho pensato mentre l’acquazzone mi stava rovinando le scarpe, rientra anche la vita sentimentale di una mia amica. L’unica felicemente fidanzata che conosca. La consolazione di questa faccenda è che, prima di essere felicemente fidanzata, si è imbattuta in una quantità di gentaglia impressionante. Era come se fosse arrotolata in una carta moschicida per gli psicopatici.

Mi piacerebbe parlare di tutti loro ma, in effetti, solo uno merita un’accurata descrizione. Abitante di un piccolo paesino, impegnava le sue giornate estive con l’attività di animatore in villaggi turistici. Aveva velleità da scrittore. Mi è capitato di leggere uno stralcio dei suoi libri e mi sono resa conto che avrei preferito passare il mio tempo a leggere gli ingredienti di una supposta di glicerina. Si conoscono, per l’appunto, d’estate in un villaggio turistico. La mia amica, innamorata dell’amore, aveva deciso che era l’uomo della sua vita dopo mezz’ora. Ho cercato di farle capire che 30 minuti sono troppo pochi anche per la scelta di un capo di abbigliamento. Niente. Ormai l’avevamo persa. Lei riparte dal villaggio, lui deve terminare lì la stagione. Si scrivono. Lui le manda poesie che avrebbero fatto venire il diabete a Charles Manson, lei disegna cuori ovunque. Io la guardavo con il consueto occhio a mezz’asta per quanto, onestamente, iniziassi ad essere contenta per lei.

Poi, all’improvviso, la magagna. Che mi si manifesta sotto forma di una telefonata disperata della mia amica. “Ha una donna da 15 anni” “Ah si? Strano…” “Però mi ha detto che la lascia non appena torna a casa” “Già. Sicuro. Così come è sicuro che io sono Santa Maria Goretti…” Attacca il telefono piena di speranza. Io attacco il telefono certa della catastrofe che si sta per abbattere sulla sua testa.

Si vedono più volte. Lui sostiene di aver rotto la sua relazione e, con cadenza più o meno settimanale, va a casa di lei. Le chiedo se pensa sia normale che due persone che si frequentano, stiano tumulate dentro una casa. Cioè, potrebbe essere normale se, alle cose turche svolte in casa, ci fosse poi un seguito. Che so, un cinema. Una cena fuori. Una mostra. “E’ che lui non ha molti soldi. La vita dello scrittore non glielo consente. Poi non ha la macchina”. Gesù. E’ pronto per andare alla Caritas se non può offrirti nemmeno un kebab. Comunque non infierisco perchè tanto so bene che ci sarà una qualche drammatica deriva. E, infatti, tempo una settimana, esce fuori che questo scrittore sull’orlo del fallimento non aveva chiuso manco per niente con la storica ragazza. Anzi, la mia amica, che probabilmente lavora in incognito per l’FSB russo, scopre che quest’alce dalle sembianze di donna vive nella nostra stessa città. Non molto lontano da noi. E così ci spieghiamo la necessità di tumularsi in casa. I pianti, la disperazione, dichiarazioni di principio in base alle quali non si sarebbero visti mai più. Magari fosse finita così. Lui torna all’attacco con una motivazione veramente da Nobel per la Delicatezza. La sua donna, a letto, è un tronco. La mia amica no. A questo punto io avrei preso un paio di cesoie e avrei risolto il problema alla base. La mia amica, invece, decide per l’opzione peggiore. La crocerossina convinta che lui cambierà per lei. Sono stata tentata in più di una circostanza di colpirla con forza con una scopa. Invece mi presto a una manovra loschissima. Insieme ad un’altra amica, andiamo fuori un fine settimana, consapevoli che il futuro premio Pulitzer sarebbe piombato a funestarci la vacanza. Almeno, mi dico, conosceremo questo Casanova.

A volte la nostra fantasia è troppo clemente. Me lo immaginavo normale e normodotato. Aveva le sembianze di un manico di scopa sulla cui sommità erano state incollate tonnellate di lana non filata, in rappresentanza di una chioma folta. Un bel sorriso equino, pelle di un olivastro sporco, occhi porcini. Un senso del decoro esecrabile: indossava una camicia a quadri verdi e dei pantaloncini a righine. Assolutamente non in grado di tenere una conversazione banale e generica. Guardo la mia amica e le sibilo in un orecchio che, per anni, si è ostinata a voler uscire con Joker, il nemico di Batman. Non solo: per anni ce l’ha spacciato come un latin lover. Le faccio presente, inoltre, che a fine serata la rincorrerò per tutto il giardino con l’intento di spaccarle la testa. Lei ride. Ma ride per poco poichè, dopo quella serata, lui scompare. Si nega fino a quando non le comunica che ha ritrovato un amore senza confini per la donna. Che, ormai, porta con nonchalance un cesto di lumache in testa. Pianti, disperazione e tutto il companatico.

Poi l’imprevisto. La mia amica incontra un ragazzo. Un bravo ragazzo. Una persona normale, che le chiede di uscire. Di cenare fuori, di andare al cinema. Che inizia prima col volerle bene, poi col provare amore per lei. E dunque, nonostante la mia ferma convinzione sulla prossima estinzione del genere umano, la storia della mia amica contribuisce a dare una spruzzata di polvere di stelle su un orizzonte altrimenti molto buio.

Lady B.

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