La cortese banalità dell’approccio

Oggi mi chiedevo se esiste un modo per irrompere nella vita di una persona. Voglio dire, ci sarà pure un sistema per colpire positivamente il prossimo e per non farsi colpire dal suddetto prossimo con un cacciavite.

Me lo sono chiesto perchè, per la prima volta, mi sono trovata nella spiacevole situazione di dover fare delle comunicazioni a una persona e non sapevo da che parte iniziare. Ovviamente, si tratta di comunicazioni di un certo spessore. Tipo: “Hai presente quanto potrebbe migliorare la qualità della tua vita se decidessi di uscire con me senza pensare che io sia un soggetto borderline con la sociopatia?”  Una brutta faccenda. Talmente brutta che ancora non l’ho risolta.

Però mi ha spinto a fare delle piccole riflessioni su quanto sia difficile approcciarsi a uno sconosciuto/a che non sa nulla di noi. E delle nostre personalissime inclinazioni. Non solo, mi sono anche sentita in dovere di pensare a tutte le volte in cui qualcuno mi si è avvicinato con intenti socievoli e io, con scarso tatto, l’ho mandato al diavolo. Mi sono pentita del mio radicale comportamento distruttivo? No. Direi di no.

Mettiamola così. Supponiamo che vi troviate con qualche amica in un parcheggio sterrato, nei pressi di un locale. Supponiamo anche che indossiate un vestitino bianco estivo. E, da ultimo, supponiamo che arrivi sgommando nel parcheggio una macchina con un carico di tristezza. Ovvero con a bordo quattro barilotti impomatati, depilati, con un cavezzone d’oro al collo. In pratica un concentrato del peggio della società contemporanea. Mettiamo anche il caso che loro vogliano per forza discorrere con voi di argomenti di spessore ma che voi, per paura di essere trafitte da parte a parte dalla loro intelligenza, non abbiate la minima intenzione di rivolgergli la parola. Una situazione, socialmente parlando, complicata. Una specie di dilemma del prigioniero però in versione rustica. Non potendo fare diversamente, gli rispondete a monosillabi. Girandovi all’occorrenza dall’altra parte.

Il linguaggio del corpo non sempre viene compreso correttamente. Quindi è bene fare una piccola precisazione: se non ti rispondo, se cerco di darti le spalle e se ti osservo con un’espressione di malcelato disgusto è possibile che non voglia avere niente a che fare con te. Sta poi al tuo buonsenso allontanarti prima che io sia costretta a trivellarti un piede con il mio tacco a spillo.

Dunque, vogliono parlare per forza. Meno male che uno di loro ha una fenomenale alzata di ingegno. Visto che le parole non sortiscono effetto, decide di mettere in mostra la sua mercanzia più preziosa. Con un sapiente gioco di mano, si abbassa pantaloni e mutande. E rimane così, con le pudenda scoperte. Alle 3 del mattino, in un parcheggio sterrato. Vorrei scagliare un pietrone appuntito nella sua direzione, così da lasciare un segno indelebile sul suo corpo. C’è solo della ghiaia in giro.

Vi informo, per evitare tragici bis, che questo approccio non funziona. Non fatelo. Anche perchè, peraltro, c’è la remota possibilità che veniate arrestati per atti osceni in luogo pubblico.

C’è anche un altro approccio veramente poco sensuale. Conosco un tipo a una cena. Non ero ben disposta verso il genere umano, come al mio solito intendiamoci, tuttavia mi sforzo di essere cortese. Mi comincia a parlare poi d’improvviso si ferma ed emette un suono che lo fa assomigliare pericolosamente a un lavandino disgorgato dall’idraulico liquido. Non contento, con l’unghia del mignolo, si scastra un atavico ricordo di rapa rossa da un dente. “Mi piace che la persona con cui esco conosca ogni cosa di me”.  Bene. Spero che tu riesca a trovare presto un tombino dentro cui cadere.

Insomma, considerato il modo balordo con cui la gente cerca di finire nelle maglie della mia vita, sono arrivata alla conclusione che forse, se inviassi un messaggio di basso profilo contenente un “Come stai?”, probabilmente non riceverei una cacciavitata ma una cortese risposta. Ma la vita è imprevedibile e spietata quindi, nel dubbio, vado a bermi un caffè.

Lady B.

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3 responses to “La cortese banalità dell’approccio

  • Ambra

    this is IBIZAAAAAAAA!

  • teofilattodeleonzi

    Stupendo! Finalmente qualcosa di politically incorrect! Datti alla scrittura, per favore, oppure proponiti per una rubrica di posta “del cuore”, definizione che modificherai in modo opportuno, dove finalmente i lettori ottengono le risposte che meritano.

    • ladybarattolo

      Beh, grazie mille.
      La sezione “posta del cuore”, che nel mio caso potrebbe giusto chiamarsi “Risposta al Vetriolo” è in progress. Al momento la prassi più gettonata è quella di scrivermi (si veda Contatti) qualche esperienza trash che viene opportunamente risistemata, resa anonima e pubblicata.

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