Fichi d’india e Parrucchieri.

L’ho fatto di nuovo. Sono entrata di nuovo in doccia con gli occhiali. Quindi, oltre a ricordarmi che sono destinata a rimanere una zitella inacidita se non la smetto di tenermi quei fondi di bottiglia in situazioni che palesemente non lo richiedono, ho avuto modo di leggere cosa mi stavo mettendo in testa. Già, perchè io ho un piccolo problema con in capelli. Loro, ingrati fino all’ultima molecola di cheratina, si ostinano a volersi autogestire. Con gravissimi danni per la mia immagine. Quando mi pettino, assomiglio a uno spaventapasseri. In caso contrario, a un cespuglio. Raramente assomiglio a un essere umano, figuriamoci a una donna.

Questa faccenda mi ha fatto ripensare a una richiesta che uno di quegli squilibrati che volevo per forza frequentare mi ha fatto una volta. “Perchè non ti tagli i capelli? Potresti provare a farti un caschetto. Io ti preferirei così, saresti più in ordine.” Se mi avesse chiesto di correre in mutande per strada, l’avrei presa come una pretesa meno offensiva. Comunque ci penso su e, alla fine, mi convinco che si può fare.

Sono due le cose che veramente odio fare. Consentire all’estetista di coprirmi di cera là dove mano umana (estranea) non dovrebbe mai arrivare e andare dal parrucchiere. Nel primo caso, esco fuori dolorante; nel secondo, con la consapevolezza che per i successivi tre mesi sarà impossibile essere presentabile. Trovo ci sia una losca somiglianza tra il comportamento del parrucchiere e l’andamento della mia vita. Fanno tutti e due come gli pare e non si preoccupano delle catastrofiche conseguenze.

Dunque, poco fiduciosa, entro in un salone di bellezza. Esordisco con “Vorrei un caschetto alla Valentina di Crepax”. Sperando che il parrucchiere non colga il riferimento e tolga solo mezzo centimetro. Inizia a tagliare e cerca di confondermi, dicendo “Tesoro, starai una meraviglia. Il tuo visetto ne uscirà valorizzato!” Mi pento subito. E provo a fare marcia indietro “Va beh. E’ meglio che togli solo le doppie punte!” “Ma nooo! Starai un amore”. Meraviglia e amore applicati ai miei capelli producono su di me lo stesso effetto che la parola Katyn produce su un ufficiale polacco. Sono disperata. Quando finisce l’opera, lui è soddisfatto, io vorrei piastrargli il naso. “Hai presente che ho i capelli talmente ricci che ricordo una mangrovia? Come faccio a tenerli lisci così?” Chiedo, sull’orlo del pianto. Mi propone, e mi vende, almeno sette diversi prodotti liscianti. In pratica, anche Bob Marley avrebbe avuto una piega invidiabile. Esco poco convinta e con il conto in banca alleggerito in modo drammatico.

La sera, mi vedo col tipo. Che approva. Dopo una settimana, smettiamo di vederci. Ma la catastrofe era prossima a consumarsi. Mi faccio una doccia, mi metto in testa un “domatore di ricci”, un “allisciatore termico alla vitamina di non so cosa”, uno shampoo “lisci perfetti che se ne vada al diavolo il crespo”. In testa, ho almeno 90 euro di prodotti miracolosi. Mi asciugo i capelli con zelo. E, come per magia, assomiglio a Telespalla Bob. I miei ricci sono più fitti che mai e, essendo i capelli indicibilmente corti, assomiglio veramente a un arbusto.  Mi stramaledico. E approdo a una nuova, illuminante verità.

Mai tagliarsi i capelli per compiacere un uomo. L’uomo se ne potrebbe andare, il cespuglio invece resta. E, volendo buttarla sulla filosofia, se qualcuno ci chiede di cambiare, di stravolgere il nostro essere, probabilmente non fa per noi. Ci meritiamo di essere apprezzati per quello che siamo, anche se la mattina risultiamo attraenti quanto un fico d’india.

Lady B.

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One response to “Fichi d’india e Parrucchieri.

  • dafne

    non so se possa esserti utile il consiglio se mai ti balenasse in mente l’idea di tagliarti di nuovo i capelli a caschetto invece di pensare a valentina di crepax potresti pensare ad 1 taglio di capelli che aveva sarah jessica parker nella 5 serie di sex and the city ..ti assicuro anch’io ho capelli indomabili ma quel tipo di taglio dona a tutte e non rischia di farti assomigliare ad 1 opossum.

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