L’Inqualificabile

Ci sono delle esperienze che meritano di essere vissute. O meglio, ci sono delle esperienze che è bene che gli altri vivano e  che poi mi raccontino. In questo modo, posso continuare a pensare che esiste sempre qualcosa di peggio rispetto alle scorie umane che cerco di schivare con poco successo.

Ieri, approfittando della giornata di sole, mi incontro con una mia amica. Non la vedevo da tempo e supponevo che ci fossero mille argomenti su cui fare dell’ottimo taglia e cuci. In effetti era così ma mai avrei potuto immaginare che la situazione fosse tanto catastrofica. “Ti trovo un po’ dimagrita” osservo sorpresa, valutando che sarà pesata si e no 35 chili. “E’ stato un periodaccio” risponde. Facciamo un passo indietro. Si trasferisce nella mia città un paio d’anni fa per amore. Già questo è un errore madornale, ma io parlo con almeno 5 o 6 senni di poi per cui, ad oggi, il massimo che sono disposta a fare, è trasferire la mia borsa dal divano alla sedia. Insomma, si installa a casa di lui dopo 2 mesi scarsi di conoscenza. Lui è il solito ultratrentenne con degli enormi problemi comportamentali. Vive sì da solo, ma grazie ad una specie di sostanziosa paghetta mensile che gli corrisponde la madre. Nella mia testa, lui viene immediatamente ribattezzato l’Inqualificabile. Alla mia amica, invece, questa situazione non fa drizzare alcuna antenna. Iniziano a vivere insieme. Lui gioca al computer tutto il giorno; lei, nell’ordine, studia, fa tirocini di ogni tipo, lavora nel week end e qualche volta alla settimana impartisce ripetizioni. Già perchè, in tutto ciò, si passano anche una decina di anni. Indovinate un po’ chi dei due porta i pantaloni?  Ad ogni modo, la convivenza procede faticosamente anche a causa della madre di lui che, invece di ringraziare ogni divinità esistente che quella piaga sociale del figlio ha trovato una disgraziata disposta a incollarselo, decide di mettere tutti i bastoni a sua disposizione fra le ruote dei due. In realtà, fra le ruote di lei. Va a rovistare nei suoi cassetti, fa scenate di gelosia, usa il suo spazzolino da denti. Ecco, se la mia futura suocera usasse di proposito il mio spazzolino da denti, io probabilmente inizierei a sputare nella sua boccetta di profumo. Insomma, la mia amica quasi si esaurisce. In tutto ciò, si inserisce un elemento di raro folklore. Lui la tradisce perchè lei non fa abbastanza per lui. O meglio, riformuliamo: lui la tradisce perchè lei, lavorando come un demonio tutti i giorni che vengono in terra, non ha il tempo di farsi una ceretta. E lui è un animo molto sensibile, non ce la fa ad andare a letto con una che non è perfettamente depilata. Io vorrei sottolineare che, se non siete usciti da una pubblicità di Calvin Klein, non dovete scassare le balle se le nostre gambe non sono lisce come la seta, se sulle nostre beneamate terga è presente della cellulite, se i nostri capelli non sono morbidi come quelli delle modelle. La mattina siete brutti pure voi. Non divaghiamo. Lui la tradisce e lei, stupida come tutte le donne, decide di perdonarlo. Tuttavia, visto che le cose non vanno poi così bene, lei decide di trascorrere un periodo di studio all’estero. Peraltro in un posto dove la forma di vita più vivace è una betulla secca. Lui si sente umiliato e parte alla ricerca di se stesso. Andando a letto con un’altra. Parliamone: non troverete voi stessi mettendo la vostra più significativa estensione anche nell’obliteratrice del tram. Non funziona così. Comunque, visto che è un vero signore, lui le comunica questo piccolo, trascurabile, incidente via messaggio. Il giorno prima del rientro di lei in Italia. Ovviamente, visto che l’altra si è già installata a casa, per lei non c’è più posto. Si, insomma, non si aspetterà mica di andare a riprendersi le sue cose e, magari, di dormire in un letto. Che vada pure sotto un ponte, lui non può mancare di rispetto alla sua nuova fiamma. La mia mentalità gretta, chiusa e vendicativa mi avrebbe suggerito di fare un salto a casa con una fiamma ossidrica al fine di sigillare in modo definitivo il loro amore.

La mia amica, invece, forse un po’ sotto choc, è stata più diplomatica e ha preso tempo. Si è trovata un’altra sistemazione e ora, come tutte le mie amiche che vengono lasciate, ha un problema. Nella fretta di fare i bagagli, si è dimenticata di prendere le sue mutande. Che sono rimaste in un cassetto, presumibilmente accanto a quelle della nuova fiamma. Ovviamente, le faccio notare, quelle mutande sono contaminate come l’acqua di Cernobyl. Non può riprendersele. Sono disposta regalarle un’intera fornitura di biancheria intima di Victoria’s Secret, piuttosto. Comunque capisco il motivo per cui è arrivata a pesare 35 chili, per cui passiamo il nostro pomeriggio mangiando qualsiasi cosa. Torno a casa con un senso di malessere addosso. Mi risulta veramente difficile pensare che ci siamo ridotti ad essere così superficiali. Al punto che siamo disposti a cambiare una compagna come cambieremmo un paio di jeans. Si, insomma, non dico che si debba essere monogami per forza, ma dopo una convivenza di due anni non esiste una formula un pochino meno disgustosa per far intendere che la relazione è arrivata al capolinea?

In ogni caso, sono contenta per la mia amica. Si è liberata di un parassita da niente. E da una futura suocera che, nella migliore delle ipotesi, si sarebbe infilata nel loro letto la prima notte di nozze esercitando una sorta di ius primae noctis invertito.

Lady B.

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