Occasioni mancate e casi umani. Il lato nascosto della medaglia.

“Buongiorno” ho pensato questa mattina. Dopo aver visto che il gatto si era rosicchiato il cavo del pc, aveva masticato le pagine del libro che stavo leggendo, aveva sparso per tutta casa un rotolo di carta da forno di cui ignoravo l’esistenza e, non da ultimo, era rimasto chiuso nel box doccia da dove emetteva dei versi orrendi, quasi lo stessero torturando. Libero il gatto, mi faccio un caffè e mi metto in terrazzo. L’aria di settembre, specie di mattina presto, è in grado di suscitare pensieri mortiferi. Dunque, tendenzialmente,  mi sento di suggerire di fare colazione al chiuso. Almeno a settembre.

Avevo il cervello in sovraccarico di pensieri non ancora pensati. Cose lasciate in stand-by durante la notte e che da stadio larvale dovevano diventare concrete. E, visto che ultimamente mi capita spesso di imbattermi in situazioni di questo tipo, ho deciso di affrontare con me stessa l’annosa questione dell’occasione sprecata. Quante volte capita che le nostre vite si incrocino per caso con quelle di qualcun’altro e non ci rendiamo conto (o non vogliamo renderci conto) che potrebbe trattarsi di una coincidenza che non si ripeterà più? Siamo in grado di dare il giusto peso a quelli che a prima vista definiamo “incontri casuali”?

Nel formularmi questa domanda, ho ripensato a due situazioni simili. Però una di tali situazioni è capitata a me quindi assume un contorno, come al solito, grottesco.

La prima cosa che comunque mi era venuta in mente, è un episodio capitato a un mio amico qualche anno fa. Si frequentava con una rinomata spaccaballe. Il terrore del quartiere. In ogni caso vivevano una sorta di momento d’oro, in cui anche se lei lo costringeva a uscire alle 4 del mattino per cercare del mango in inverno, lui accettava di buon grado. Va beh, forse non era proprio un momento d’oro. Era il “momento zerbino” di lui. Tra le varie faccende, lui parte per lavoro ed è costretto a rimanere fuori dall’Europa per parecchi mesi. Casualmente, incontra una collega. Trovano diversi sindacabili motivi per passare le giornate insieme, consapevoli comunque del fatto che sarebbe stato quantomeno complicato frequentarsi. E così decidono di non far accadere nulla. Lui rientra a casa giustamente soddisfatto del suo comportamento. E a casa trova la donna che, ovviamente, in un paio di mesi è rimasta la solita spaccamaroni. Il problema è che avendo in parte intravisto un universo diverso, non migliore ma diverso, lui decide di sollevarsi dalla sua condizione di uomo zerbino. Lei non la prende sportivamente e, di conseguenza, si lasciano. Lui ha il buonsenso di non importunare nuovamente la collega conosciuta mesi prima, il che comunque gli rende onore. Tuttavia, casualmente, si incontrano di nuovo. Lui emaciato e provato dal periodo complicato; lei l’incarnazione della serenità. In quel lasso di tempo, ha incontrato una persona, ci è andata a vivere insieme ed è rimasta incinta. Un concentrato di vita in pochi mesi. Attualmente, lui è ancora alla ricerca di una donna che non debba essere chiusa in un centro di igiene mentale. Quando ci capita di parlarne, mi continua a ripetere un ritornello che ormai è diventato un mantra: “What if?”. Io non me la sento di criticarlo, tuttavia mi continuo a ripetere che decidere di non vivere le situazioni, basando un’intera vita sulla razionalità, non è una scelta vincente. Il che non significa che “ogni buco è trincea” ma, semplicemente, che nel momento in cui sentiamo  il peso della rinuncia forse dobbiamo meglio valutare se rinunciare a priori non sia solo il modo più semplice per tirarci fuori dagli impicci.

In virtù di quanto detto, mi sento di poter raccontare con serenità della mia occasione mancata. Anzi, io non ho occasioni mancate. Per la precisione, io vengo investita da casi umani travestiti (male) da occasioni. “Che ne pensi di uscire stasera?” chiedo all’occasione di turno, dopo che mi aveva dato i tormenti con tutte le sue psicopatologie per almeno due settimane. “Stasera non mi sento pronto. Stasera mi sento più che altro un materialista-esistenzialista”. Ecco. Questa non è proprio un’occasione mancata. Questa, qualora fosse stata inopinatamente colta, sarebbe diventata una tonnellata di letame copiosamente sparso nella mia vita.

Per cui forse, in certe circostanze, è meglio rimanere nel dubbio. bBevendo in terrazzo un caffè che sa di bruciato, una mattina qualsiasi di settembre.

Lady B.

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4 responses to “Occasioni mancate e casi umani. Il lato nascosto della medaglia.

  • uomosenza

    Il particolare dell’autodefinizione del tipo mi ricorda il periodo vissuto da un mio amico studiando dottrine politiche, marcuse, adorno e simili, si definiva proprio così, lui un materialista storico, nulla di sentimentale credo ma davvero pesante per me, il culmine fu in una vacanza in puglia, passare le sere a parlare di tutto questo. Molto noioso.

    • ladybarattolo

      Eh. Una brutta storia. Uscire con un materialista-esistenzialista fa rivalutare la leggerezza e il brio di Sussurri e Grida di Bergman.

      • uomosenza

        Non ‘t’invidio affatto; mi hai fatto però venire qualche dubbio, sarò anch’io un uomo col mestruo? Sembra nel tuo mondo non ci sia un uomo che sia uomo ovvero gli uomini sono scivolati definitivamente in quella categoria di cui tu parli sempre? Arcano che verrà svelato mai?

  • ladybarattolo

    Io, per la salvezza dell’umanità, spero che non ci sia una degenerazione definitiva nella categoria di cui sopra. Tuttavia, la mia esperienza in materia mi suggerisce di non essere troppo ottimista.

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