Io, lui, l’altra e la solidarietà

Ho avuto uno scambio di mail con V. V. è una signorina di cui non so nulla. A parte il fatto che ha una collezione di casi umani veramente incredibile. Ci sarebbero un paio di situazioni che avrei voluto approfondire con lei. Credo lo farò in futuro.

Le sue esperienze mi hanno fatto tornare in mente delle cose terribili, e terribilmente analoghe alle sue. Anche se in effetti mi sono capitate in un periodo della mia vita in cui rimettersi in gioco era notevolmente più facile. Mi sembrava di aver accennato che, qualche lustro fa, non potevo esattamente definirmi avvenente. O comunque non nel senso convenzionale del termine. Diciamo pure che avevo l’insondabile fascino della scopa di saggina e, di conseguenza, la mia presenza passava in cavalleria.

L’ultimo anno delle medie e il primo anno del liceo mi sono imbattuta in alcune faccende piuttosto sordide per un’adolescente. Mi innamoro di un compagno di classe. Facciamo un sacco di discorsi. O meglio, io gli faccio nella mia testa un sacco di discorsi che non verranno mai fatti di persona. I soliti viaggi mentali che tutt’ora mi faccio e che mi porteranno a girare un colossal in un C.I.M. Quella volta, però, le cose sembravano andare per il verso giusto. E allora, in preda ad allucinazioni mistiche, vado di corsa a raccontare la storia a una delle mie migliori amiche. Più che altro, vado a chiederle numi su come devo comportarmi perchè inizio a rendermi conto che sarebbe opportuno abbandonare le vesti della scopa di saggina per  indossarne delle altre meno compromettenti. Potrebbe essere carino, in effetti, che io inizi ad assomigliare ad una ragazza. Decido di parlarne con lei perchè lei era l’amica carina. Una di quelle sempre pettinate, sempre profumate. Sempre perfette. E con un seno proporzionato. Mi dà molti utili consigli che, chiaramente, non riesco a mettere in pratica. Quindi, quando mi presento all’appuntamento con lui, sono struccata e in tuta da ginnastica. Col senno di poi, mi prenderei a roncolate. Però iniziamo a uscire. Anzi, come si diceva genuinamente all’epoca, ci fidanziamo. E suggelliamo questo fidanzamento regalandoci reciprocamente una collanina di rara pacchianeria. Io ero contentissima. Fino a quando  non è successo il vero dramma. Sintetizziamo: lui incontra lei, si “fidanzano”, sono felici. Fino a quando non arriva una stronza che rovina tutto. E chi era la stronza? La mia amica. Quella dei buoni consigli che, forse gelosa del prezioso monile pacchiano, fa di tutto per convincere lui che lei è molto meglio. Devo dire che non le è servito uno sforzo titanico. In fondo io assomigliavo comunque a una scopa. Lui, essendo un vero signore, si riprende la collanina e la regala e lei. Che l’accetta. Io a quel punto, nell’incertezza, decido di innamorarmi di Bono degli U2 e di programmare un viaggio in Honduras da fare in ginocchio. Un rito apotropaico nell’attesa della dolorosa morte di entrambi. Non sono morti ma hanno smesso di essere fidanzati dopo una settimana. Lei torna chiedendo perdono, lui pure. Io li guardo entrambi e faccio capire, con gesti e parole di una delicatezza sconfinata, che delle loro scuse me ne facevo la birra. La vita ha continuato a scorrere serena e io ho continuato a far collezione di uomini col mestruo sempre più raffinati. Una specie di album Panini in cui però i doppioni si sprecavano.

Questo ricordo mi ha portato a ragionare su una questione che mi chiedo da tempo. Esiste la solidarietà fra donne? E se si, esiste pure quando si parla di uomini? La risposta che mi sono data è no. Esiste la solidarietà tra amiche che, tuttavia, non sono propense a considerarsi vicendevolmente donne. Le amiche, quelle vere, quelle che la vita incastra nelle maglie della tua vita e senza le quali sarebbe tutto più insipido, sono quelle con cui si intrattengono discorsi al limite della denuncia. Quelle che riconoscono la presenza di un problema ancora prima che venga detto. E sono quelle che considerano l’uomo dell’altra interessante quanto un mattoncino di pongo. Il restante, sono dei pericolosissimi esseri con due gambe e cinquanta cervelli.

“Ti faresti lo scrupolo, se scoprissi di essere interessata, di provarci con uno fidanzato?” mi chiede il solito amico che dice un sacco di cazzate e che alla fine mi costringe a ragionare. Mi farei questo scrupolo? No. Non sono Lucrezia Borgia ma, in effetti, non sono manco Santa Maria Goretti. E mi prendo quello che voglio.

Lady B.

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2 responses to “Io, lui, l’altra e la solidarietà

  • roby

    cara ladybarattolo oggi non mi trovi molto concorde con te…..io nn c ho mai provato con il fidanzato di un’altra e tantomeno di un’amica…è capitato il contrario e sai com’è finita xke la verità è che se l’ha fatto con lei, lo può rifare anche con te…..

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