Aloe Ferox e dignità.

Approfittando del sabato, la signora del piano di sopra ha pensato bene di allestire una pinacoteca dentro casa. Essere svegliati dal suono del trapano fa veramente venire voglia di rivedere in chiave meno democratica gli scritti di Beccaria relativi alla pena di morte.

Ad un orario imprecisato, mi alzo e tracollo sul tavolo della cucina sperando che la forza del pensiero venisse in mio aiuto e preparasse il caffè. Ovviamente non è successo dal momento che il mio pensiero ha deciso di fossilizzarsi sulle surreali avventurine di E. Perchè in un mondo con una densità media di uomini con il mestruo pari al 90.5 % della popolazione maschile, E. rappresenta comunque un’eccezione. Quindi, in quanto tale, è destinato a prendersela in quel posto. Di lui ho già parlato. Ringraziando il cielo è un mio amico quindi posso permettermi, con una certa licenza poetica, di dire che mi ricorda un Palmipedone. Ultimamente attraversa un periodo di sconforto. Il lavoro va male e l’amore va peggio. Un momento confuso che lui continua ad affrontare impegnandosi a fare delle cose di sindacabile gusto. Tipo letture tristi di storie di marinai.

Ieri abbiamo fatto due chiacchiere e mi ha riportato alla mente una storia tragicomica capitatagli in un periodo in cui lavoravamo insieme. E’ stato un periodo particolarmente divertente poichè la fauna umana che ci capitava di intravedere era veramente di spessore. C’era il pervertito che si nascondeva dietro le colonne e che si passava con fare sensuale la lingua sulle labbra ogni volta che intravedeva una donna. Peccato pesasse non meno di una tonnellata e le sue labbra ricordavano i gommoni degli scafisti albanesi. C’era l’esaurita che cercava di far innamorare un dipendente del posto facendogli discorsi terribili sui bambini. Peccato che non si tagliasse le unghie dei piedi da almeno sei anni. Insomma, alti livelli di umanità. E poi c’era G. Folgorata dalla simpatia e dall’intelligenza di E., con una certa propensione al fraintendere le situazioni in modo catastrofico. Non me la ricordo bene fisicamente, però ricordo cosa pensava E. “Ma come mai solo i cessi si accorgono di me? Questa non ha manco le caviglie”. Doveva essere un bocconcino. Escono con un gruppo di amici comuni e vanno a vedere uno spettacolo di danze cosacche. Ora, ci sono due cose che avrebbero dovuta farla riflettere: l’uscita di gruppo e il fatto che non fossero andati su una romantica terrazza panoramica. Sono andati a vedere dei cosacchi che ballano. C’è qualcosa di meno romantico? Si, forse il verso dei trichechi in amore. Comunque lei era irrimediabilmente innamorata e, come tutte le donne certe del fatto proprio, irrompe in ufficio lasciando tutti un po’ attoniti. “Dobbiamo parlare!” dice con fare autoritario. In stanza cala il gelo e E. assume un brutto colorito. Una tonalità di verde che non esiterei a descrivere come “verde malessere”. Parlano, lui le fa presente che non vi era interesse e lei la prende molto bene. Ha una reazione dignitosa e matura. Il giorno dopo, che casualmente era il compleanno di E., si presenta con un regalo. Una pianta di Aloe Ferox. Già la natura della pianta era significativa ma lei, volendo che lui non fraintendesse, gli scrive un messaggio trasudante stima. “Stupido!”. O qualcosa di simile.

La storia di E., che ciclicamente si imbatte in donne di questo tipo, mi fa sempre riflettere sulla questione della “dignità” e del comportamento socialmente corretto. Perchè a fronte di un due di picche, che può capitare anche nelle situazioni più inaspettate, è ragionevole pensare che io possa rimanerci male al punto da volerti far ingoiare un tomo di Guerra e Pace messo di taglio. Ragionevole e comprensibile. Tuttavia risulterebbe socialmente insostenibile. E dunque sarebbe opportuno salutarsi con dignità, girarsi un colossal in testa in cui la persona che ci ha scaricato muore investita da un tir, e pensare che forse la vita è pronta a riservarci qualcosa di meglio.

Prosegue con una certa amarezza E.: “Quando ero all’asilo, P. si tagliava la carne delle nocche per farmi vedere l’osso. Mentre S, bocciata per tre volte in prima media, ha cercato di investirmi col motorino perchè non ero innamorato di lei. Non ho mai più ricevuto attenzioni di tale livello”. Simulando una certa nonchalance, sorseggio un po’ di tè verde cinese, che pare faccia un gran bene alla salute, per quanto abbia un disgustoso retrogusto di bieta. Inizio a credere che forse l’umanità si estinguerà anche per colpa nostra. Ma non lo dico. E’ superfluo. E a me il superfluo ha sempre dato un gran fastidio.

Lady B.

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