Cartolina dall’Universo Parallelo.

In un eccesso di malumore, mi sono concessa una piccola parentesi di romanticismo.

Avete mai pensato a quanto sarebbe più bello se potessimo costruirci un universo tutto nostro, tutto nuovo, tutto diverso? In cui va tutto secondo i piani? Io mai. Tuttavia è bello poterne immaginare uno, come se fosse un film. E quindi, come fosse un film, ve ne racconto uno.

“Un giorno non particolarmente bello, lei si prepara per andare a pranzo fuori. Con alcuni amici. Di quelli preziosi, per i quali sei disposta a vestirti e a prepararti anche se non ti va. Quindi si mette addosso le prime cose che trova nell’armadio e esce. C’è un sacco di vento, un tempo veramente fastidioso, specie per chi assomiglia a un cespuglio. A pranzo incontra lui. Mai visto prima. O forse si. Ma lei è miope e distratta. Alcuni dicono che assomigli a Woody Allen e quindi, anche se l’avesse incontrato in altre circostanze, forse non l’avrebbe comunque notato. E invece stavolta lo nota e ci parla. Ci parla per almeno quattro ore. Cosa ci si racconta in quattro ore quando manco ci si conosce? Onestamente non lo so. Si parla del tempo, forse. Finito il pranzo lei e lui si inventano almeno quindici utili motivi per passare altre sei ore insieme. Perchè non importa se il giorno dopo bisogna lavorare: l’argomento del tempo è veramente troppo interessante. Bisogna sviscerarlo. Gli amici di lei sono assolutamente d’accordo quindi, dando prova di infinita pazienza, si offrono di tener compagnia ai due per almeno un altro po’. Poi, in effetti, si fa tardi e quindi gli amici decidono che è tempo di tornare a casa. E invece lei e lui devono discutere ancora. Ci sono mille cose da dire ancora. Mille e una. E a questo punto si apre dinanzi a loro un bivio. Lei e lui possono guardare la realtà oppure possono decidere di costruire un piccolo mondo in una bolla di sapone. La realtà è antipatica. E’ fatta di vite in due stati diversi. E, se lei non ha nulla da perdere, lui qualcosa da perdere ce l’ha. La bolla di sapone è molto più attraente. E’ vuota, dentro ci si può mettere qualsiasi cosa. La si può colorare con tutte le sfumature della novità. Lei nella sua bolla ci aveva iniziato a inserire cene, mostre, uscite senza mèta. E, siccome in fondo lui le piace, aveva anche immaginato qualche interessante dopo cena. Lei non sa se lui avesse iniziato a riempire la sua bolla di sapone. Nel dubbio, gli racconta qualcosa della sua, gli fa intravedere uno spezzone di film. Lei è irrazionale, lui ancorato alla razionalità. Si trovano ancora davanti questo bivio, tenendosi per mano. Entrambi hanno ragione, entrambi sanno che l’altro ha ragione. Sarebbe meglio rimanere fermi al bivio, guardarsi e studiarsi un altro po’. Sarebbe meglio perdersi un po’ nell’odore dell’altro. Ma i bivi sono pericolosi, non si può stare fermi a lungo. E terze strade non ci sono. O meglio c’è una terza strada ma nessuno dei due la prende in considerazione, perchè è veramente troppo pericolosa. Nell’universo parallelo, entrambi avrebbero deciso di imboccare la terza via insieme. Si sarebbero buttati giù in un dirupo e forse si sarebbero rotti la testa. Nella caduta, avrebbero vissuto cose bellissime, impossibili da immaginare. Avrebbero assaporato sensazioni esotiche, mai credute esistenti. Ma l’universo parallelo sembra essere sempre più lontano. Lui rimane fermo nella sua razionalità e lei inizia a mollare la presa. Le mani si stringono un po’ di meno. Stanno al bivio e non si guardano nemmeno più perchè è chiaro a tutti e due cosa sta per succedere. E far incrociare due sguardi pieni di dubbi è pericoloso: si potrebbe cadere nella tentazione di cambiare idea. Lei lascia cadere la sua mano, se la mette in tasca. Perchè così sembra che non le importi nulla e sembra che lui sia entrato nella sua vita solo per un battito di ciglia. Lui imbocca la sua strada e lei rimane ancora un po’ lì. Al bivio. A guardare le impronte di lui, che presto verranno cancellate dal vento della quotidianità. A chiedersi se sia giusto aver mostrato così poco. A chiedersi perchè non gli abbia detto, rubando le parole a qualcun’altro: “Non sai che quello che ti tocca una volta, si ripete? Che come si è reagito una volta, si reagisce sempre? Non è mica per caso che ti metti nei guai. Prima o poi ci ricaschi. Si chiama destino…” Se lo chiede, poi mette anche l’altra mano in tasca, si volta e si allontana. Non ha bisogno di imboccare strade tortuose. Torna alla normalità, inebriandosi ancora un po’ di quelle sensazioni che le ha lasciato quella cartolina proveniente dall’universo parallelo. Sensazioni dolci, esotiche che, tuttavia, lasciano sul palato l’amaro del non vissuto”

Lady B.

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