Fiori di cavolo e ovuli.

Ieri sera sono tornata a casa in uno stato orribile. Avevo il cervello rutilante di risposte sarcastiche da rivolgere all’inventore dell’assioma “Il lavoro nobilita l’uomo”. Mi sono trascinata sul divano e ho assunto le sembianze di un celenterato. Dopodichè ho chiuso ogni collegamento con l’esterno. Mi sono svegliata questa mattina mummificata sul divano. Credo che la differenza sostanziale tra quando si è piccoli e quando si è adulti stia in questo. Da piccoli, ci si addormenta sul divano e ci si risveglia come per magia a letto. Da adulti, non solo ci si addormenta sul divano, ma ci si risveglia sul medesimo con un torcicollo da competizione.

Fortemente limitata nei movimenti più banali, mi faccio una doccia e esco di casa correndo. Mi viene da pensare che fino a quando la mia vita sarà una corsa furiosa tra l’ufficio e la casa, difficilmente mi scrollerò di dosso questo mio status sentimentale. Inizialmente mi definivo zitella, poi single. Faceva più donna emancipata. Oggi, per una serie di prevedibili e fastidiosi eventi, mi definisco vedova. Allegra, ma pure sempre vedova. In quanto tale, mi sono messa a pensare all’annosa questione della prosecuzione della stirpe. Non ne sento un particolare bisogno. Diciamo che mi sento più come Paolina Bonaparte. Preferirei iniziare a fare un centinaio di figli ma, al momento, non ne porterei a termine nessuno. Ed è quantomai ovvio il motivo: avverto come fortemente pericoloso il fatto di poter mettere al mondo degli esseri luciferini come i miei uomini col mestruo. Quindi rimango in attesa di incontrare qualcuno che, non pretendo sia del tutto normale ma, almeno, non sia completamente squilibrato. Quanti di noi sono in questa situazione? Quanti hanno la pazienza, e il senso civico, di aspettare qualcuno che non sia una scoria radioattiva di un centro di igiene mentale?

Queste domande mi hanno riportato alla mente un tipo con cui ho preso una volta un aperitivo. E’ stato sufficiente passarci un’ora e mezza, poi ho simulato un rapimento da parte degli alieni e gli ho fatto presente che conducevo una serena vita su Plutone. Mentre tornavo a casa pensavo che esisteva solo un nome per lui: Sperminator. C’eravamo conosciuti a un ricevimento e un paio di settimane dopo avevamo deciso di bere una cosa insieme. Arrivo all’appuntamento puntuale e lo trovo ad aspettarmi con una cosa verde in mano. Mi sembrava un mazzolino di cicoria. “E’ un fiore di cavolo”. Esordisce. “E’ un po’ il mio biglietto da visita”. Mi permetto di sentirmi rispettosamente preoccupata. Ad ogni modo, accetto il regalo e ci sediamo. Facciamo due chiacchiere e beviamo del vino. Che, evidentemente, lui non regge. Dopo mezz’ora è l’uomo più triste del creato. Mi fa un excursus di tutte le sue storie andate male. Ora, vi dò un suggerimento. Se invitate fuori una donna per la prima volta, non parlatele delle vostre “ex”. L’argomento ex è piacevole quanto una manciata di sabbia nelle mutande. Generalmente, preferiamo credere che siate usciti per la prima volta di casa quella sera e che siate contenti di vederci. Parlate del calciomercato, piuttosto.

Insomma, le sue tristi storie. “Vedi, dopo tutto quello che mi è successo, non voglio mai più avere a che fare con una donna”. Beh, sono contenta, penso. In effetti, io sono un muflone. Non dico nulla. Aspetto che dia seguito a quella che, lo sento, sarà una conclusione pirotecnica. “Sei una persona intelligente. Hai tanti interessi e sono sicuro che hai la mentalità aperta abbastanza per capire quello che sto per chiederti”. Sono mentalmente già pronta alla fuga. “Non so, mi sembra di non cogliere il senso del tuo discorso. Vorrei che fossi più chiaro.” “Non voglio venire a letto con te. Vorrei che mi donassi un tuo ovulo.” Non mi soffermerò sulla mia educatissima reazione. Suppongo che ancora stia cercando di togliersi i residui del fiore di cavolo dai denti. Torno a casa esasperata e ne parlo con una mia amica. Che, inaspettatamente, concorda con Sperminator. “Ha ragione. Ha selezionato una donna con tutte le carte in regola per la riproduzione e ti ha anche tolto la rogna del legame.” Le sue argomentazioni non mi convincono e l’averlo mandato al diavolo mi continua a sembrare la scelta più sensata.

Per cui, posto che certuni sarebbe meglio che non si riproducessero affatto, mi sento di poter consigliare un paio di comportamenti da evitare durante il primo appuntamento. Non regalate dei fiori che potrebbero produrre un tanfo disgustoso, specie se lessati. Non ammorbate il vostro interlocutore con storie strappalacrime di ex che vi hanno sfruttati. Ma, soprattutto, non usate queste vicende come giustificazioni per chiedere delle fantasiose donazioni. Non stiamo parlando di 8 per 1000.

Lady B.

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