La scarpa della consapevolezza.

“Dovresti andare in giro con delle Clarks, un impermeabile e un cappellino rosso”

Questa frase, detta da qualsiasi altra persona, mi avrebbe fatto dubitare della sanità mentale del mio interlocutore. Detta da F. mi fa ragionare col sorriso. F. è una mia amica. Anche lei è conscia del fatto che assomigli a Woody Allen. Quindi, oltre a cercare di farmi smettere di dire “Gesù” a ogni fine frase, un intercalare veramente terribile, specie se si portano degli enormi occhiali neri e quadrati, sta provando a trasformarmi in Diane Keaton. Devo dire che, nonostante gli sforzi, i risultati non sono buoni.

Era un po’ che non la sentivo quindi ieri, approfittando di una serie di congiunture astrali negative, ho pensato bene di ricontattarla. Lei è, come dire, una boccata d’aria fresca in mezzo al mortorio intellettuale. Dopo un sincero scambio di vedute su alcune annose questioni, ci salutiamo. E non riesco a non pensare a quello che mi ha raccontato. F. ha qualche anno più di me e un quasi ex marito. Quasi ex perchè, per l’appunto, si trovano a mettere un punto definitivo al loro matrimonio. E io, in tutto questo, non riesco a capire se lei sia dispiaciuta o meno. Davanti a lei mi sono prodotta in alcune performance che definirei imbarazzanti e che giustifico solo perchè, all’epoca, avevo il cervello offuscato da una missione senza senso. Convincere uno, che palesemente non voleva saperne, che ero la donna della sua vita. Badate bene: non lui l’uomo della mia vita, ma io la donna della sua. C’è una differenza semantica e di sostanza di un certo rilievo. Non è detto, infatti, che tu sia la persona che faccia per me. Potresti essere un obiettivo spaccamaroni, potresti avere delle turbe psichiche di spessore. Potrebbe non piacerti mangiare pop corn a letto guardando film di ogni tipo tutto il giorno. Potresti apprezzare le zucchine bollite mentre io potrei essere un’accanita sostenitrice del fritto. Potresti obiettare che i miei capelli meriterebbero una pettinata col napalm, non capendo i vantaggi dell’autogestione a base di cheratina. Insomma, potresti veramente non capire niente. Però, in effetti, io potrei essere la donna della tua vita. E per un unico, insindacabile, motivo: sono una persona semplicemente meravigliosa. E tu dovresti passar sopra al fatto che sono un po’ distratta, che mi perdo costantemente, che rompo mediamente tre piatti al giorno perchè, mentre apparecchio la tavola, mi ritrovo a parlare con qualcuno gesticolando come un demonio. Forse dovresti passar sopra al fatto che sono anche un po’ prepotente e voglio fare sempre quello che dico io. Tutto questo dovrebbe passare proprio in secondo piano. Già. E dunque, per un periodo abbastanza lungo, ho cercato di far entrare nella zucca di questo soggetto quest’idea. E ne parlavo accanitamente con F. tra una pausa lavorativa e l’altra. “Forse” diceva ” E’ il caso che lasci perdere. Pensa se alla fine si convince. Poi dovresti convincerti tu che lui è l’uomo della tua vita. Potreste finire male. Vi potreste sposare e, alla fine, lo inseguiresti con un forcone”. Erano delle valide argomentazioni. Validissime. Solo che io, all’epoca, avevo la testa piena di amore e sughero. E mi impegnavo con una certa solerzia a parlare con quello che inequivocabilmente era un muro di gomma. Poi, come sempre succede, qualcosa è cambiato. Mi è successo in un negozio di scarpe. Stavo acquistando un paio di sandali di vernice gialla con un laccetto nero alla caviglia. Le scarpe della ritrovata consapevolezza. Ho pensato “Ma una che ha delle scarpe così belle, può consumarne le suole correndo dietro a uno che non ha chiara la differenza tra Kandinskij e Rodcenko?” Non che questa differenza debba essere evidente a tutti in modo assoluto, intendiamoci. Mi è sembrato però un motivo più che valido per mettere la parola “fine” su quella pratica. Col senno di poi, mi sono convinta che, a volte, basta veramente poco per distruggere l’immagine che noi abbiamo costruito dell’altro. In fondo, l’altro non è che la proiezione in bello di noi stessi, che noi stessi produciamo nella nostra testa. Potrei mai perdonarmi la mancata conoscenza di Rodcenko? No. Così come probabilmente un etnobiologo non potrebbe perdonarsi una certa ignoranza in tema di mixomiceti.

“Non capisco F…ma questa cosa del divorzio è una notizia positiva o no?” “Vorrei cavargli gli occhi con una forchetta incandescente. Mi sento pervasa da un senso di amarezza generale” “L’amarezza, in fondo, è un sentimento fastidioso. Impedisce di sporcarsi la fedina penale con la dovuta lucidità”. “Parole sante”.

Gesù. Credo che stasera andrò al cinema.

Lady B.

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