Biancaneve, la strega e l’Inganno Globale

Mi sento veramente turlupinata. Sono almeno 25 anni che qualcuno si ostina a turlupinarmi. Anzi, a turlupinarci tutti. E, pur non essendo complottista per natura, oggi mi sento di dover gridare al complotto. Se vi avessi tutti davanti a me, fare come Kruscev e sbatterei con forza una scarpa sul leggìo, gridando con sdegno.

Andiamo con ordine. Mi sono alzata e gli occhiali mi si sono incastrati nei capelli che, approfittando della giornata di pioggia, sembravano lana mortaccina. Nel tentativo di disincastrarli, me ne strappo almeno una ciocca e sono costretta a produrmi in una parolaccia importante. Sorseggio caffè sul divano facendo zapping. Pesco un cartone animato anni ’80 di cui, sfortunatamente, non ricordo il nome. Lui e lei teneramente abbracciati, i biondi capelli di lei che ondeggiano sotto la spinta di una leggera brezza. Nel mio caso, le cose sarebbero andate così: lui e lei (forse) teneramente abbracciati, la lana mortaccina di lei che finisce nelle narici di lui che viene pervaso da un senso di soffocamento. Alla prima buona occasione, un piccione sporco di traffico, avrebbe lasciato un ricordo sulla testa di lei che, insospettita, si passa una mano fra le mangrovie che ha sulla sommità del capo ed è poi costretta a lanciare strali. Lui, disgustato, se ne va e misteriosamente viene giù il diluvio universale. Dissolvenza. Titoli di coda. Essendomi figurata questo scenario, mi alzo un po’  infastidita. E inciampo in mia nipote. “Da grande non voglio essere brutta come te. Voglio essere come Biancaneve”. Decido di sorvolare sull’infamata gratuita che mi è stata rivolta con così cortese slancio. Ma non posso passare sulla seconda parte della frase. Per cui, pur essendo in un ritardo micidiale, mi siedo accanto a lei e le faccio un articolato discorso. “Dimmi M. ti piace lavare i piatti?” “No.” “Ti piace rifarti il letto la mattina?” “No.” “Bene. E ti piacerebbe lavare a mano un milione di calzini puzzolenti e sporchi di fango?” “C’è la lavatrice!” Furba, la signorina. Non demordo. “La lavatrice è rotta.” “Ok. No.” Ce l’ho in pugno. Le faccio chiudere gli occhi e le prospetto questo scenario: lei, vestita di un’improbabile gonna a palloncino color crema, che fatica peggio di una sguattera per pulire una casa abitata non da sette spogliarellisti, ma da sette nani che lavorano in miniera. Il tutto cantando, ridendo e tenendo comizi a un esercito di animali. Non solo, c’è pure una brutta storia di stalking in mezzo. Perchè lei, pur essendo quotidianamente sudata peggio di un capitone la sera prima di capodanno, pur essendo piuttosto maleodorante (chi pulisce le scale dieci volte al giorno con lo scopettone non profuma di mughetto), pur non avendo il tempo per andare dal parrucchiere a farsi una stramaledetta messa in piega, viene perseguitata da una signora milionaria. La quale, sportivamente, decide che sarebbe meglio eliminare il popolino per favorire una svolta in senso ultracapitalistico della società. M. non coglie la morale socialista della storia e mi chiede numi sul concetto di capitalismo. Non sta afferrando il punto. “Tesoro, Biancaneve era una sfigata. Capisci?” “Biancaneve aveva il principe. Tu hai il gatto.” Respiro. Riacquisto una certa calma. L’infanticidio è reato. “Biancaneve aveva tante scarpe quante ne ho io?” Ho colpito basso e forte. L’ho scoperta giorni fa mentre cercava di salire su un paio di mie Loboutine di nascosto: è una bambina e le scarpe sono comunque un punto debole. “No.” “E secondo te, me le ha regalate un principe?” “No.” “Quindi, pensa quanto è sfigata Biancaneve che c’ha un principe che non le regala nulla e quanto più figa è la zia.” La vedo. Barcolla. L’argomentazione la sta facendo vacillare, serve il colpo di grazia. Purtroppo non sono rapida abbastanza. “A me non me ne importa nulla. Tu questa mattina hai i capelli dritti e quelle brutte cose nere sotto gli occhi, Biancaneve no.” Immagino si riferisse alle occhiaie. Non posso continuare nel discorso perchè lei, presa dal sacro fuoco del mattino, va da mia madre a raccontarle di quanto sia cattiva. E brutta. E mia madre, omertosamente, annuisce rimanendo in silenzio.

Mi sento infinitamente triste: anche la nuova generazione è stata traviata dalle maledette principesse. Sta per entrare in circolo un fiume di donne convinte dell’esistenza del principe azzurro. Sta per entrare in circolo un torrente di uomini convinti che la principessa bella e addormentata, una volta conquistata, sia il lasciapassare per notti di sesso da favola. Aprite gli occhi, per carità. Già l’ho detto una volta: l’unica ad averci capito tutto, era Maga Magò. Mentre rifletto sulla dannosità dell’oppio dell’infanzia, mi accorgo che è venerdì. Quindi stasera vado a cena con i veri principi azzurri della mia vita: i miei amici.

Lady B.

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2 responses to “Biancaneve, la strega e l’Inganno Globale

  • Ambra

    devo raccontarla a mia nipote questa storiella! Speriamo che lei, essendo più piccola, si lascia traviare da me!

    p.s.=anch’io vorrei essere stasera con voiiiiii!

  • roberta

    beh considerato che vieni a cena con me….mi sento mooooolto onorata xo nn voglio fare il principe…t avverto quando avevo 6 anni e facevo danza classica, la maestra mi scelse come principe di biancaneve x il saggio finale xke ero la + alta..sai com’è finita?la recita l’hanno fatta senza principe e quella lamentosa di biancaneve per una volta si è attaccata al tram…

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