Un compeed sull’anima

Questa mattina il mio umore è peggiore del solito. E ho tutte le ragioni del mondo.

Ieri, approfittando di uno slancio di allegria, ho comprato un paio di scarpe. A pois neri, bianchi e grigi. In realtà le avrei comprate anche se fossi stata di umore schifoso: mi avrebbero fatto tornare il sorriso, tanto sono belle. Stamattina, le ho indossate. Dimenticandomi che sulla mia città oggi si sarebbe abbattuta una catastrofe. Lo sciopero di qualsiasi cosa. Lo uso come pretesto per fare una passeggiata e per arrivare in ufficio a piedi. Qualcosa decide improvvisamente di andare storto: le scarpe, fino a un quarto d’ora prima comodissime, iniziano ad ammutinarsi. Sento dei dolori lancinanti a un tallone e un intorpidimento alle dita dell’altro piede. Non posso far diversamente, devo arrivare a lavoro anche se la mia andatura ricorda nemmeno troppo vagamente quella di Brancaleone alle crociate. Con le lacrime agli occhi, apro la porta dell’ufficio e, approfittando del fatto di essere sola, mi siedo per terra e guardo cosa diavolo sta succedendo ai miei piedi. L’irreparabile. E’ successo l’irreparabile. Sembra che io, emula di San Lorenzo, abbia saltato più e più volte su una graticola. Intenta nell’elaborazione di un’imprecazione di concetto, non noto l’ingresso di una collega in stanza. La situazione è talmente grave che manco ride: scende in farmacia e compra una scatola di cerotti miracolosi. Miracolosi, a detta del farmacista. Mentre, con la solita lacrima della disperazione che vorrebbe tanto rigarmi una guancia, mi applico questo cerotto, inizio a fare sinistri parallelismi.

Avevo infatti indossato queste scarpe riponendo in loro tutta la fiducia del mondo. Ero convinta che sarebbero state in grado di accompagnarmi fino al portone dell’ufficio senza particolari problemi. Scopro invece a metà tragitto, quando non posso tornare indietro e manca ancora moltissimo al raggiungimento della mèta, che sono anche loro delle scarpe con il mestruo. Mi hanno corteggiata dalla vetrina, mi hanno convinta ad entrare e mi hanno persuasa di essere le uniche in grado di prendersi perfettamente cura del mio piede. Mi hanno turlupinata in grande stile. Hanno passato la notte vicino alle altre paia e questa mattina sono state scelte per venire con me in ufficio. Poi, la rivolta dei ciompi. I parallelismi tra loro e il 90% degli uomini col mestruo è talmente chiaro che nemmeno posso perdere tempo a palesarlo. Voglio però ragionare con voi su un’altra cosa.

E’ giusto, dopo che qualcuno tradisce a tal punto la nostra fiducia, offrirgli su un piatto d’argento una seconda possibilità? E’ possibile mettere via il rancore, la delusione e tutte quelle brutte faccende che scaturiscono dal depauperamento di un sentimento e provare a ricominciare?  Dove termina l’amore per l’altro e inizia l’amore per se stessi? A tal proposito, io ho una bellissima storia. Talmente bella che, quando ci ripenso, mi sento pacata e tranquilla come Godzilla. E’ una storia fatta di una frequentazione fra due. Lei scetticissima, lui no. Lui le fracassa le balle per mesi: lei dovrebbe essere un po’ meno rigida e dovrebbe lasciarsi andare. E’ tutta una questione di fiducia, deve stare tranquilla. Lei ricorda distintamente che Tranquillo ha fatto una brutta fine.  Comunque si ammorbidisce al punto che decide di lasciar libero corso alle sensazioni e ai sentimenti. Lui se ne accorge e decide di tenere un atteggiamento maturo. Da vero uomo. “Ci ho ripensato. Preferivo quando eri rigida con me. Ora mi hai tolto l’ebbrezza della conquista” E sparisce. Incazzatura, gastrite, Maalox, passiflora. Come ogni bella storia, c’è un ritorno di fiamma. A distanza del solito anno. “Ho provato a stare con altre  ma nessuna mi dà quello che mi davi tu…” Davvero? Giura…Ora il finale romantico vorrebbe che lei, in preda agli spasmi amorosi, si getta nelle braccia di lui, lo bacia con passione e vivono tutti felici e contenti. Il finale meno romantico, e molto più reale, è stato che lei, guardandolo con un occhio a mezz’asta pronuncia soavemente una frase carica di tensione emotiva. “Piuttosto che uscire un’altra mezza volta con te, mi incateno a un cancello e mi dò fuoco.” Dissolvenza, titoli di coda.

Le persone non cambiano. Nessuno cambia veramente: i problemi si riproporranno, le sofferenze aumenteranno e le incazzature diventeranno ingestibili. Le storie sono come dei cristalli: quando si rompono, possiamo provare ad aggiustarle, è vero. Magari può sembrare che siano state perfettamente riparate. Tuttavia se ci avviciniamo meglio, se le osserviamo con attenzione, noteremo sempre il segno della frattura. E un cristallo rotto non è mai bello a vedersi.

Ciò detto, come la metto con le mie mestruatissime scarpe? Nonostante la pessima performance di oggi, nonostante mi abbiano tradita e mi facciano sembrare storpia, posso concedere loro il beneficio del dubbio? Si, in fondo si. Almeno loro hanno il buon senso di tacere.

Lady B.

 

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