Bilancieri e bignè

Stamattina ho preso atto di aver messo su qualche chilo. E’ stato molto antipatico perchè, convinta com’ero che il cioccolato non facesse ingrassare e che il lardo di colonnata fatto sciogliere su una bruschetta fosse un alimento sano e dietetico, ho cercato atleticamente di entrare in un paio di pantaloni un po’ strettini. Gli ingrati non si chiudevano manco a chiederglielo in ginocchio. Dopo un paio di tentativi, lascio perdere e vado in cucina a fare colazione. Mi imbatto in mia madre che mi osserva. “Ti vedo bene, sei ingrassata.” Dunque, madri di tutto il mondo, cercate di capire questo: non ci fate un complimento se ci trovate floride o se notate che le nostre preziosissime terga si sono allargate quanto un panetto di marzapane a ferragosto. Se ci fossimo trovati nel Pleistocene, forse, avreste avuto ragione. Ma oggi, agli albori di questo nuovo millennio, questi “complimenti” scatenano reazioni terribili nelle menti disadattate delle vostre figlie. Mentre mi sentivo tremendamente in colpa perchè, nonostante la profetica osservazione di mia madre, continuavo a masticare imperterrita un bignè pieno di crema e di calorie, ho ripensato a un tipo terribile.

Non va annoverato tra le mie frequentazioni, grazie al cielo. Era il coinquilino di un mio amico. E il mio amico lo guardava sempre con un certo sospetto. “Fa delle cose strane. E ora parla pure da solo”. Mi ha detto una volta, nel tentativo di giustificarsi con me e con altre persone per il fatto di non averci più invitato a casa sua. Un pomeriggio, tuttavia, passo a trovarlo. Ci mettiamo in cucina e prendiamo un caffè. Con rigorosi pasticcini carichi di colesterolo e felicità. “Mi ha riempito il frigo di roba stranissima” mi dice. E mentre finisce di dirlo, apre un frigorifero contenente solo cartoni pieni di chiare d’uovo e integratori vitaminici. Mentre contemplo quell’altarino dell’orrore, compare lui. Basso 120 centimetri, piuttosto massiccio. Diciamo che un suo braccio era grosso quanto il mio torace. Un fanatico del body building. Si presenta e si accomoda su una sedia. Ha le gambe talmente gonfie che non gli si accavallano. In modo piuttosto crudo mi sono chiesta, e ancora mi chiedo, se per caso fosse come Ken di Barbie. Ovvero sprovvisto di un’estensione abbastanza importante, quantomeno nel mondo dei comuni mortali. Mi presento e mi chiudo in un riservato silenzio: lui, per far colpo forse, si è messo a muovere in modo piuttosto imbarazzante i pettorali e nella mia testa visualizzo l’immagine di un enorme tacchino con la sua faccia. Inizia a tenere una conferenza stampa su quanto sia galvanizzante sollevare un bilanciere piuttosto che un altro. Dopodichè si perde in una riflessione sul mangiar sano. “Scusami” intervengo “Ma mangiare sano significa bersi albumi d’uovo in cartone?” “Ma no, io mica li bevo. Io mi ci faccio le frittate e le uova strapazzate. Bisogna stare attenti a quello che si mangia. Stella, tu ad esempio sei già rovinata.” Poggio il pasticcino della felicità e mi accingo a prendere il bastone dell’amicizia. “Come scusa?” “Ma si, non lo vedi che stai trangugiando la causa dei tuoi trigliceridi?” Mentre cerca di darmi ottimi consigli alimentari, entra una povera derelitta. Immagino, scioccamente, che sia la ragazza. La derelitta si siede al tavolo e guarda in direzione del mio vassoietto di dolci. Gliene offro uno. “NO!” Interviene il Van Damme dei poveri “Lei sta seguendo un percorso purificatore.” “Ah si? Insieme state cercando la salvezza mentale in un mare di albume?” Non approva la mia battuta di spirito e, alzandosi solennemente da tavola mi dice che non solo sono destinata a diventare un Botero ma che, ben presto, mi pentirò di questa vita dissoluta che conduco. Ciò detto mi fa altresì presente che lui sta concedendo i suoi favori alla derelitta. Ma solo perchè è una persona altruista e sa bene quanto frequentarsi con lui sia positivo per lo spirito e il corpo. Mi limito a ribattere che io, da una cassapanca 40X60 come lui, non mi sarei fatta avvicinare manco con un uncino. Si alza e se ne va sdegnato. La derelitta mi rimane seduta vicino. Le allungo un cannolo alla crema. “Non ci sarà un litro di albume ma ci sono almeno 10 chili di endorfine qui dentro”. Le dico. E lei, dando prova di un certo spirito di ribellione, se lo mangia.

Perchè non riusciamo a uscir fuori da questi costrutti mentali che ci autoimponiamo? Da quando in qua bisogna perdere chili di peso e diversi sorrisi per compiacere uno che ricorda, manco troppo alla lontana, un gorilla senza peli? La vita è già abbastanza incasinata, cerchiamo di trovare un uomo che, pur ridendo con noi dei nostri difetti, ci trovi meravigliose anche con le mani appiccicose di crema e la punta del naso sporca di zabaione.

Io nel frattempo, visto che quest’uomo non l’ho ancora trovato, continuo a mangiare i miei bignè con serafica soddisfazione. Tanto, quello che non strozza, ingrassa.

Lady B.

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