L’Oracolo di Dodona

“Mi vuoi ancora bene?”  Mi si accappona il sangue nelle vene e mi si gelano i capelli, tanto questo messaggio mi fa perdere il solito, invidiabile, aplombe.

Facciamo un passo indietro. E, contemporaneamente, facciamo una premessa. Così, almeno, sarà tutto più chiaro. Abbiamo capito, dopo diverso tempo, che il linguaggio non verbale spesso non paga. Le persone preferiscono di gran lunga ricevere una roncolata sui denti, piuttosto che essere delicatamente messi a parte di talune decisioni. Quindi, forti di questa scoperta, parliamo. Diciamoci in faccia qualunque cosa, senza filtri e senza mezzi termini. Abbandoniamo ogni parvenza di gentilezza e torniamo ad essere dei rudi esseri del periodo Ordoviciano.

Posto questo, parliamo del messaggio. Il solito disastro mestruatissimo che non ha ben chiaro cosa voglia fare della sua vita. Negli ultimi due anni si è dato ad un’attività talmente singolare che, veramente, vorrei tanto che Bauman lo studiasse minuziosamente e lo inserisse in un trattato di sociologia. Approfittando del mio solito marasma sentimentale, con cadenza semestrale, come una bolletta telefonica, mi intasa il telefono di chiamate e di messaggi. Fa tutto da solo, io mi limito ad osservarlo. Anzi, mi limito ad osservare il telefono che, quasi come l’oracolo di Dodona, mi mostra domande e risposte. “Usciamo questa sera? Potremmo andare nel posto X e vedere la cosa Y”. Ad un’ora dall’appuntamento ricevo “No, guarda. Non possiamo perchè stasera mi si è incarnita l’unghia della mano destra e contemporaneamente mi è venuta una verruca in fronte”. Devo dire che, a parte le incazzature iniziali, determinate dal fatto che declinavo altri inviti per la serata, ho iniziato a trovare tutto estremamente divertente. Per cui, ricevevo inviti ad uscire, mi organizzavo la mia giornata come se nulla fosse e, ad un’ora dall’invito, ricevevo la disdetta. Dopo un anno però mi sono scocciata. Quando aspetti una telefonata o un messaggio da altre persone e, invece, ricevi di continuo futilità di questo tipo, ragionevolmente potresti seccarti. Un po’ come lo spam nella posta elettronica. Quindi decido di tagliare corto e, da buona donna dell’Ordoviciano, gli intimo di non scrivermi più, altrimenti lo avrei inseguito con una clava. “Io non capisco questo tuo atteggiamento distruttivo…” “E pazienza, in fondo, sono tanti gli eventi imperscrutabili a questo mondo. Io, per dirne una, non riesco a spiegarmi perchè mi si rovinano continuamente le copertine dei libri. E’ un macello…” E la vita riprende serena. Fino a un mese fa. Quando, in mezzo al caos più totale, mi ripropone l’ennesima uscita. Anzi, per farmi vedere come sia motivato, mi chiede di organizzare io qualcosa da fare insieme. Mi lascio turlupinare da quest’idea. Sempre con la balorda convinzione, che ogni tanto in modo superbamente imbecille lascio affiorare alla mente, di dare alle persone la possibilità di recuperare un minimo di credibilità. Dunque, trovo un programma, trovo qualcosa da fare di mediamente interessante e gli dò conferma. Non ricevo più alcun segnale di vita. Manco segnale di fumo. Nel dubbio di dover aspettare un decennio nel posto dell’appuntamento, e comunque nella certezza di vederlo arrivare lì prima o poi, gli mando un messaggio un’ora prima. Così, per ricordargli gli orari. Non ricevo risposta ma, onestamente, non mi preoccupo. E faccio malissimo. Perchè, mentre già sono per strada, ricevo il messaggio surreale. “Sai, scusa ma ho l’influenza. Ho provato a riprendermi ma non ci sono riuscito.” Prendo la cosa molto sportivamente. Incastrata nel traffico, alle 16 di una domenica di sole, questo messaggio mi spalanca una serie di irrealizzabili prospettive. Tipo l’omicidio. Non rispondo, perchè non c’è nulla da dire, e me ne torno a casa.

Perchè dobbiamo per forza renderci ridicoli e perdere credito in questo modo? Ci sono dei canoni insindacabili di comportamento: c’è un discorso di educazione, la banale educazione così tanto bistrattata; c’è un discorso di rispetto. Perchè, in effetti, può darsi che io non abbia niente di meglio da fare ma è altrettanto vero che potrebbe darsi che io abbia modellato i miei impegni sulla base di qualcosa di concordato con te. Dunque, anche se sei moribondo, a un’ora prima del nostro appuntamento, metti  tutto ciò che ti riguarda in macchina e ti presenti. Col sorriso pure, visto che ci sei.

 

“Mi vuoi ancora bene?” Leggo. A distanza di ore, si da la risposta da solo “Mi sa di no.” E, finalmente, è approdato all’unica conclusione possibile.

Lady B.

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