I polli in batteria

Questa mattina mi sono alzata con un non troppo vago senso di nausea.

Poteva essere la cena pesante, poteva essere la mancata e tempestiva assunzione di caffè. Potevano essere molte cose, in effetti. Non riuscivo a togliermi dalla testa l’immagine degli allevamenti di polli in batteria. Avete presente, e senz’altro le avete, quelle situazioni ripetitive, forzate, che all’infinito si ripropongono, che sono perfettamente adattabili ad ogni circostanza indipendentemente dal contesto? Quelle situazioni in cui cento persone fanno la stessa cosa e non usano alcun senso critico, alcuna capacità di discernere tra ragione, sentimento e indifferenza? In queste circostanze, diventiamo come i polli in batteria. Chiusi in uno spazio limitatissimo, incapaci di guardare più in là del nostro naso, curiamo a malapena il nostro orticello. Incuranti di quanto accade intorno a noi, intorno ai nostri simili. E così diventiamo di una grettezza devastante. Ci adagiamo su dei clichè terribili e ci convinciamo di poter elargire giudizi come se fossero Verità Insindacabili. Non avendo chiaro che fintanto che non si alza la testa e non si smette di fissare le dita dei propri piedi, difficilmente si potrà avere una visione di insieme del mondo e della sua complessità. Perchè, notiziona dell’ultimo minuto, il mondo è composto di gente complessa, con un vissuto e con delle caratteristiche. Non è detto che il loro vissuto ci piaccia, non è detto che il loro carattere sia compatibile con il nostro ma, è senz’altro vero che, se riusciamo a toglierci il velo dagli occhi con cui siamo usi giudicare il nostro prossimo, potremmo arrivare a capire che l’esperienza dell’altro, chiunque esso sia, può arricchirci. Può farci crescere. E può darci un’inquadratura diversa rispetto a come noi siamo abituati ad interpretare la realtà.

Tuttavia questo messaggio, apparentemente così banale, sembra essere di difficile recepimento. Perchè la maggior parte degli esseri umani si è abituata a credere che le persone siano perfettamente sostituibili: ciò che dici a uno può essere riproposto ad un altro. Senza dare, e senza darsi, un valore. Senza pensare che, magari, le parole hanno un peso e che, di quando un quando, ci si attende che siano seguite da azioni.

Nella giornata di ieri sono convogliate sulla mia persona una serie di racconti raccapriccianti. Lei, che dopo diversi incontri con persone obiettivamente sociopatiche, si è fidanzata e ha deciso di darsi allo scambismo. Alla banale, e quantomai scontata, domanda “Perchè?” ho ricevuto una risposta quantomai singolare, ma con una sua non molto condivisibile razionalità. “Perchè se siamo in quattro, tutti consapevoli di quello che stiamo andando a fare, soddisfiamo le nostre fantasie e poi non c’è rischio di derive emozionali. E io non rischio tradimenti”. Fatemi capire: siamo arrivati al punto per cui dobbiamo far soddisfare al nostro partner abituale le sue voglie con altri/e, costringendoci a fare altrettanto, perchè in questo modo riduciamo il rischio del tradimento? Ma di che diavolo stiamo parlando? Fai una cosa che non ti piace, con gente che non ti piace per evitare di rimanere da sola? Non ti rendi conto di essere diventata una macchietta nella vita della persona che dovrebbe amarti e che dovrebbe in teoria non volerti dividere con nessuno?

E così, rimanendo senza risposte da dare a questa persona, continuo a pensare a polli in batteria. Alla cecità, alla banalità e alla superficialità. Al fatto che, per quanto  io sarò sempre fuori luogo con le mie idee un po’ vintage sui rapporti a due, rimarrò sempre molto più libera di altri. Libera di scegliere, di non accontentarsi. Libera di non camminare in fila indiana e soprattutto di sorridere di sè.

Lady B.

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