Be choosy. Meglio soli che male accompagnati

Oggi mi sento un po’ choosy. Anzi, visto che sono italiana, direi che mi sento più che altro ciuusi.

E dall’alto della mia ciuusità vorrei fare qualche piccola annotazione. Innanzitutto sarebbe carino che chi ha il compito di rappresentarci, usasse la propria madrelingua per esprimere concetti di fronte a una platea di connazionali. Si, insomma, immagino non ci sia nulla di sbagliato se lo Stato ci definisca schizzinosi e pure un po’ capricciosetti qualora, dopo anni e anni di investimenti in formazione, non abbiamo il desiderio di accontentarci di una professione che non ci soddisfa. E certo, hai studiato, hai speso una barca di quattrini, per non parlare del tempo, ora cosa rompi le balle? Vai ad asciugare le cozze.

Quindi choosy. Anzi, ciuusi.

E’ un bel concetto. Io l’avevo sottovalutato. Dopo anni e anni di investimenti sentimentali fatti su persone sbagliate, mi sento veramente troppo choosy. E, quindi, come tale mi comporto. E giustifico diverse decisioni prese negli ultimi periodi.

Tempo fa vengo invitata a cena fuori. Mentre mi vestivo, non facevo altro che pormi il seguente interrogativo. “Gesù. Ma perchè ho accettato?” Non avevo voglia di uscire a cena, non avevo voglia di uscire con questa persona e, onestamente, mi sembrava un programma molto più intrigante concedermi il lusso di morire nel letto con un libro. Tuttavia, dal momento che erano due anni almeno che questa persona insisteva per vedermi, ho accettato. In fondo non sono mica Greta Garbo, ho pensato. E ho pensato male. Avrei dovuto consentire un’espansione esponenziale del mio ego tale da farmi declinare per l’ennesima volta quest’invito.

Mi presento all’appuntamento e mi si para innanzi uno spettacolo terribile. Una specie di essere a metà tra il gorilla, per le aggraziate movenze, e la foca, per la risata cristallina. Mi ricordavo che non fosse esattamente un adone, tuttavia questo contorno un po’ folkloristico l’avevo prontamente rimosso. Sempre per il solito discorso che la gente tende a ricordare quasi esclusivamente il bello delle persone. Commettendo così errori di valutazione micidiali. Spero tra me e me che la situazione possa migliorare con una gradevole conversazione. In effetti, un gorilla si sarebbe prodotto in un dialogo più di spessore. Dopo aver rivangato conoscenze comuni (che io, a scanso di equivoci, avevo comunque dimenticato), dopo aver parlato del tempo, del lavoro e di tutte le banalità che mi sono venute in mente, ho deciso che poteva bastare. Purtroppo, a quel punto, ci hanno portato il secondo.

E su questo drammatico episodio, apro una parentesi. Se uscite per la prima volta a cena con una persona, qualora sia nei vostri intenti uscirci anche una seconda volta, ci sono delle portate da evitare. O, se proprio non volete evitarle, ci sono delle portate che dovreste mangiare prestando una certa attenzione ai rumori che potreste produrre. Potrebbe darsi che la persona che avete di fronte non apprezzi il risucchio rumoroso. O lo sbiascichio. O, persino, il fatto che parliate a bocca piena spargendo bolo da tutte le parti. Io, essendo ciuusi, non apprezzo nessuna di queste cose. Al pari del mancato uso del congiuntivo in una conversazione, le rumorate mi provocano tristezza e disgusto. Figuriamoci se, schizzinosa come sono, potrei mai accettare di buon grado una situazione come la seguente. Mentre cerco di portare avanti una conversazione normale, arriva sul nostro lieto desco un osso buco ordinato dal gorilla travestito da foca. Lo osservo di sottecchi, rimanendo con la forchetta a mezz’asta. Il piccolo Lord, mangia correttamente tutta la carne intorno, dopodichè arraffa con le mani ciò che rimane e risucchia con forza il contenuto dell’osso. Ricordandomi un lavandino disgorgato dall’idraulico liquido. Appoggio un gomito sul tavolo e porto una mano alla fronte, cercando una via di fuga. Non contento, forse il vino gli aveva dato un po’ alla testa, si produce in una frase che non avrei potuto rinvenire nemmeno in un film trash anni ’90. Non ve la riporterò per decenza, comunque aveva a che fare con quella che lui riteneva essere la potenziale consistenza delle mie preziosissime terga. A quel punto mi alzo, vado alla cassa , pago per entrambi e me ne vado. Sia mai che possa in futuro vantarsi di avermi anche solo offerto una cena.

Ebbene, sì. Ho peccato di ciuusità. Perchè in effetti, oltre a saper stare al mondo, oltre a sapermi comportare in ogni situazione, oltre a voler ascoltare ciò che ciascuno ha piacere di raccontarmi, voglio anche essere accompagnata da qualcuno che soddisfi tutti i canoni che io ritengo necessari per poter godere della mia compagnia. Quindi non abbiate remore di essere schizzinosi, o di avere una soglia di selezione troppo elevata. Scegliete, e non fatevi scegliere passivamente, chi merita di stare al vostro fianco. Se la meritocrazia non funziona nel Sistema Paese, facciamola almeno funzionare nel nostro Sistema Autostima.

Schizzinosamente vostra,

Lady B.

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