Uno zaino carico di invidia

Stamattina ho ricevuto una mail. Pensavo che fosse una mail di un uomo con il mestruo e, quindi, mi ero predisposta a leggerla con un certo maligno interesse. Poi, come spesso mi succede ultimamente, ho dovuto cambiare idea.

Prima di parlare di lui, però, vorrei mettervi a parte di un piccolo, pertinentissimo, ricordo di infanzia. Avete presente le amichette dell’asilo? Quelle che, con la scusa di volervi tanto bene, cercano di cavarvi un occhio con un rebbio di forchetta? Io ne avevo una fortissima. Avrei fatto qualunque cosa per lei. Durante le pause in giardino, raccoglievamo vermi e li nascondevamo nel cestino della merenda di una bambina antipaticissima che, inspiegabilmente, mi detestava e mi spennava tutti i mazzolini di fiori che raccoglievo per la mia mamma. A ripensarci, avevo un animo un po’ bipolare. Componevo mazzolini di margherite e castigavo le mie avversarie a suon di processionarie. Insomma, amiche per la pelle. Una mattina, arrivo a scuola entusiasta: avevo nascosto nello zainetto un osso di pollo e avevo deciso che sarebbe stato un’unghia di dinosauro. Bisognava metterla a parte di questa scoperta. Vengo tuttavia accolta da una brutta sorpresa. La mia amichetta faceva comunella con un’altra bambina che le aveva detto che io, in realtà, ero un mostro cattivissimo e che i miei capelli erano pieni di bava di lumaca. Per dimostrarle che era assolutamente vero quello che diceva e che peraltro ero un mostro molto cattivo, le ho dato lo zaino in testa. Poi sono stata messa in castigo dietro la lavagna dalla maestra. Insomma, un’amicizia rovinata da qualcosa che lì per lì non riuscivo a definire ma che poi, nel corso degli anni, mi è diventato chiaro. Spesso e volentieri le persone, soprattutto quando non sono soddisfatte di se stesse, della propria vita e di quello che costruiscono, tendono a voler svilire quanto hanno gli altri. E’ assiomatico. Credo si chiami invidia. E credo sia, almeno per chi ci crede, un peccato capitale.

Dunque l’invidia, che marcia di pari passo con la stupidità. Perchè non c’è nulla di positivo nell’invidiare quanto gli altri si sono costruiti. Non c’è nulla di appagante nel cercare di valorizzare se stessi, sminuendo un’altra persona. Il valore di ciascuno si misura dalle azioni che si pongono in essere. Se sei così bravo da costruirti un universo a tua misura, che peraltro potrebbe non coincidere con la mia, io posso e devo solo essere contenta per te. E, qualora io non dovessi essere contenta di quanto ho fatto della mia vita, del mio tempo e quant’altro, posso e devo rimboccarmi le maniche per cambiare il mio universo. Ecco come dovrebbe andare il mondo.

Ma il mondo segue dinamiche sue piuttosto antipatiche. E quindi la mattina apro la posta e mi trovo la seguente mail. Di un uomo, che potrebbe essere pure un uomo con il mestruo chissà, che ha un problema ingarbugliato. Perchè lui frequenta una ragazza. Di cui non so se sia innamorato, ma sicuramente gli piace molto. Solo che, oltre a stare con lei, è costretto a passare sotto le forche caudine delle amiche di lei che lo detestano. Già qui a me viene l’orticaria. Le amiche, per definizione, non devono detestare il ragazzo dell’amica. Le amiche, quando vedono la felicità di una di loro, devono farsi da parte e, eventualmente, tenersi pronte qualora le cose dovessero andare storte. E’ ingiusto rovinare gli altrui momenti di serenità con dubbi cretini e atteggiamenti francamente deprecabili. Insomma, lui diventa l’anticristo e per le amiche lei ha la testa di vetro. Loro le leggono dentro e vedono una ragazza non presa, non innamorata. E non conta che queste brave personcine abbiano una vita un po’ piatta, fatta di proiezioni che non trovano molta concretezza nella realtà. E’ più divertente il pettegolezzo, è più divertente il giudizio insindacabile mascherato da buon consiglio.

Non so come potrebbe finire questa storia. Io, essendo bipolare, probabilmente ad un certo punto avrei fatto un bel pacchetto di tutta questa roba e l’avrei buttata nel cestino delle scorie della mia vita. Tuttavia qualcosa da dire in proposito ce l’ho: ragazze, fatevi una vita vostra. Non mettete il naso nelle vite degli altri, non permettetevi giudizi di valore su situazioni che non conoscete e che, probabilmente, sono determinati da questo brutto sentimento che è l’invidia. L’invidia rende brutti. Fa venire le rughe e, ogni tanto, potrebbe causarvi una zainettata in testa.

Invidiosamente vostra,

Lady B.

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