Lettera aperta

Te lo ricordi il nostro patto? Era ottobre forse. L’autunno non è una stagione, è uno stato d’animo. E noi a ottobre ci eravamo promessi che non avremmo lasciato che le difficoltà prendessero il sopravvento. Era talmente una promessa che l’avevamo scritta su una locandina di un concerto. Un pezzo di cartonino un po’ satinato, che hai arrotolato e hai fatto diventare un anello. L’unico anello che poi mi hai regalato. L’unico anello che conservo ancora.

Te lo ricordi quando mi hai convinta a pattinare sul ghiaccio? Ero talmente scoordinata che ho passato più tempo per terra che in piedi. Ero talmente scoordinata che ti ho dato una testata fortissima nel tentativo di non cadere. E così, tu con il tuo occhio nero e io con le mie ginocchia sbucciate, abbiamo lasciato perdere. E ci siamo andati a mangiare un cartoccio di patatine fritte. Le patatine più cattive della storia delle patatine, di cui però non riesco a dimenticare il retrogusto di felicità.

Te lo ricordi quando ti ho regalato una città? Era ottobre, le cose più belle succedono sempre ad ottobre. Ti ho regalato una città intera, con tutte le sue luci, con tutti i suoi odori. Te l’ho regalata perchè non mi veniva in mente una cosa più bella da poterti regalare. E tu mi hai detto che sarebbe stata solo la nostra città, che non l’avremmo divisa con nessuno. E io questa promessa, almeno questa, l’ho mantenuta. E nella nostra città non ci sono più tornata.

Te lo ricordi quando ce ne siamo andati al lago? Ti avevo detto che non avevo mai visto un cigno da vicino e tu mi hai risposto che io vivo troppo nei libri e poco nella realtà. E dunque mi hai portato a vedere i cigni. E io mi sono avvicinata. Un po’ troppo forse. Così i cigni se la sono un po’ presa e mi hanno rincorsa per tutto il lungo lago con intenti non proprio pacifici. Però era bello lo stesso.

Te lo ricordi ti ho costretto a vedere quel terribile film ungherese? Tu ed io in una sala vuota. L’ho fatto apposta. Io odio i film ungheresi, però volevo dormire in un cinema con te.

Te lo ricordi quando mi hai messo un paio di sci ai piedi e mi hai buttato giù dalla discesa? Io si. Ed ero arrabbiatissima. Talmente arrabbiata che volevo infilzarti con quel ramo di pino che era rimasto incastrato tra i miei capelli mentre cadevo rovinosamente per terra. Poi, però, improvvisamente non mi sono più sentita arrabbiata. Perchè mi hai raccattato e mi hai detto che alla fine mi preferivi così. Un po’ incapace, sdraiata sul divano a sporcare di cioccolata le pagine di un libro.

Te lo ricordi quando abbiamo litigato in quel modo tremendo? Che talmente la rabbia che a nessuno dei due uscivano le parole. E allora non abbiamo parlato. Ci siamo guardati per almeno mille anni. E a furia di guardarci è finita che abbiamo fatto l’amore e ci siamo dimenticati perchè stavamo litigando. E io, ad oggi, non riesco a ricordarmi ancora i motivi. Ma tanto non erano importanti, credo.

Te lo ricordi quando ci siamo nascosti da tutto il mondo e abbiamo montato una tenda in spiaggia? Tutto il mondo era fuori, ma noi eravamo nella tenda e non ci vedeva nessuno.

Te lo ricordi quando un giorno, forse il più brutto, mi hai preso per mano e mi hai fatto sedere su una panchina? Non mi hai detto niente. Non abbiamo mai avuto bisogno di dirci tante cose. Mi hai guardata e io ho pensato alla frase “La morte avrà i tuoi occhi”. Perchè in quello sguardo c’erano tutte le cose che non avremmo fatto mai, tutti i figli che non sarebbero mai nati, tutte le fragole che non avremmo mangiato insieme, tutti i posti che non avremmo mai visitato. C’era la mia disperazione riflessa nella tua. C’era tutto quel dolore che mai pensavo che si potesse sopportare.

Era ottobre. Il mese delle cose più belle.

Lady B.

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