Confessare l’inconfessabile.

“Ma cosa gli hai risposto?” “In realtà niente. L’ho messo a parte del gradevole microclima presente in giardino…”

Partiamo dalla fine per arrivare al principio. Un modo nuovo per affrontare discorsi impegnati e impegnativi.

Quanto è importante saper ascoltare? Molto. Siamo tutti in grado di farlo? Forse no. Però pretendiamo tutti che la gente ci ascolti, che ci dia retta, che abbia una buona parola per noi. E poco importa se, in fin dei conti, non ci interessa nulla del loro consiglio. Bisogna che qualcuno sia lì e si spacchi i maroni a sentire sproloqui di ore che, comunque, non porteranno alla soluzione di alcunchè. Perchè, se aspettiamo che le parole risolvano un problema, potremmo anche ragionevolmente attenderci la pensione. E non siamo destinati ad ottenere nè l’una nè l’altra cosa.

In ogni caso, parlare e straparlare è terribilmente terapeutico. E’ ovvio, tuttavia, che non tutto può essere raccontato a tutti. E per diverse ragioni.

C’è chi ha la sensibilità di un trattore, per cui a confidenza (dove per confidenza si intende la mera comunicazione di un fatto di vita vissuta, che non richiede necessariamente un commento) risponde con un poco comprensibile mugugno. C’è chi, purtroppo, non capisce la portata di quanto stiamo cercando di condividere perchè, sfortunatamente, è il cosiddetto anello debole della catena tra il primate e l’essere umano. E, in quanto anello debole, convoglia su di sè il peggio dell’una e dell’altra specie. C’è chi non ascolta ma si limita a sentire parole di difficile decodificazione, poichè ha la scatola cranica solo per separare le orecchie l’una dall’altra.

Tuttavia è anche necessario ribaltare la prospettiva e chiederci: devo necessariamente raccontare questa cosa? Voglio dire, ci sono delle questioni la cui conoscenza che dovrebbe rimanere all’interno di una cerchia molto ristretta di persone che, magari, ci sono affezionate.

E, infine, ci sono delle cose che mai andrebbero dette perchè effettivamente sono piuttosto sgradevoli da sentire.

E quindi, dopo questa premessa al contrario, vi sottopongo due casi. Il primo capitato a una mia amica, il secondo a me.

1) Lui contatta lei attraverso internet. Non si parlano da dieci anni. I social network rendono molto semplice l’instaurazione di un dialogo anche molto banale anche dopo lustri. Lei chiede “Come stai?” Anzi. Lei non riesce a finire la frase perchè lui la sommerge come un fiume in piena. Ma non di storie di vita vissuta nei precedenti anni. Di storie di prepuzi. Ebbene si. Lui ha il prepuzio stretto e deve essere operato. Dunque perchè non metterne a parte una perfetta sconosciuta? La mia amica cerca di prendere delicatamente tempo ma lui si perde in dettagli di sostanza e lei risponde a monosillabi. Dopodichè, fatte le dovute precisazioni terminologiche, lui scompare nuovamente in quello spazio di nessuno dove ha vissuto per dieci anni. Con la speranza che non ne esca più fuori.

2)Grigliata di fine estate a casa di amici. Presentazioni di rito con persone nuove, atmosfera frizzante. Mi si avvicina un tipo. Ovviamente, visto che il clima è sereno e conviviale, a me si avvicina l’unico con una faccia da funerale incredibile. Si presenta, mi presento. Cala il silenzio. Gli porgo un bicchiere di vino, sorridendo. Rifiuta. Rimango con due bicchieri di vino in mano, tentata di berli entrambi in un solo sorso. Lui staziona nei miei paraggi, sempre con l’espressione del “sono morto ma ancora non me ne sono accorto”, in religioso silenzio. Gli chiedo di cosa si occupa. “Di tutto e di niente” mi risponde. Cerco una via di fuga. Perchè, con tutto il rispetto per il tutto e per il niente, non ho voglia di passare la serata con questa muffa nei paraggi. Lancio un’occhiata carica di disperazione in direzione del proprietario di casa che, forse conscio della questione, mi si avvicina e cerca di risollevare la conversazione, portando con sè un piatto traboccante di salsicce grigliate. L’allegro interlocutore rifiuta. Io, invece, mangio con appetito. Mentre addento un pezzetto di salsiccia conversando con il mio amico, l’allegro interlocutore ci spiazza. “Ho le emorroidi”. Rimango con la forchetta a mezz’asta. E osservo di sottecchi quel pezzetto di salsiccia che, improvvisamente, non mi sembra più così invitante. “Fa caldo, eh'” dico e, rapidamente, mi allontano.

“Ma cosa gli hai risposto?” mi chiede il padrone di casa “In realtà niente. L’ho messo a parte del gradevole microclima presente in giardino…”

Selezioniamo con un po’ di criterio gli argomenti di conversazione. E, in particolar modo, gli argomenti di conversazione che decidiamo di affrontare a cena.

Lady B.

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