Cenerentola. Una brutta storia di prozac scaduto

Mi sento soffocare. Anzi, sono soffocata. Sono soffocata dalla quantità di melassa che la home dei miei social network trasuda. Tutti questi cuoricini che le coppiette felici si scambiano, a suggello di un amore perfetto, mi stanno iniziando a far venire una fastidiosa orticaria dietro alle ginocchia. Molto antipatico. Dunque, visto che non era forse sufficientemente chiaro, facciamo un riepilogo. Anzi, niente riepiloghi. Facciamo che prendiamo in esame un’altra storiella, di quelle che hanno fatto rincoglionire il 76% della popolazione femminile.

Oggi, belle signorine, esaminiamo la favola di Cenerentola. La più stupida del creato.

Cenerentola era un’operaia sottopagata, maltrattata dalla matrigna e dalle sorellastre. Ora, già questo dovrebbe essere indicativo di tante cose. Se mia sorella avesse passeggiato con le scarpe fangose sul pavimento da me appena lavato, sarebbe uscito il fumo dal naso. Probabilmente, avrei preso il secchio pieno di acqua sporca e glielo avrei messo per cappello. Ma lei no, Cenerentola subisce in silenzio. Talmente in silenzio che impazzisce e inizia a parlare con dei topi. Cerchiamo di vedere le cose con obiettività: una che parla con un topo vi sembra una persona equilibrata e meritevole di fiducia? Ma a nessuno interessa che sia completamente esaurita. E’ l’unica disadattata famosa alla quale la Bayern non ha proposto un trattamento a base di ansiolitici e di benzodiazepine. E dunque, continua a lucidare i pavimenti, cantando si intende perchè queste squinternate cantano tutte con voci celestiali, e a parlare coi topi. Fino a che, oltre a parlare con gli animali, inizia ad avere le allucinazioni. E vede fate turchine belle grasse che le propongono un giretto su una zucca, opportunamente trasformata in carrozza. Immaginiamo questo dialogo.

X: “Ehi ciao! Come va?”

Y: “Tutto benissimo! Oggi ho parlato un attimo con la fata turchina e mi ha detto che sto per svoltare sul serio. Stasera, insieme al mio esercito di topi, vado al ballo del principe azzurro su una zucca trasformata in carrozza. Per l’occasione, indosserò scarpine di cristallo”

X: “Ah. Ok, bene. L’Italia non è più una monarchia. Comunque, divertiti e non fare tardi.”

Vi pare possa funzionare? Beh, pare di si. Quindi procediamo con la nostra storia. Dunque: Cenerentola, vessata da tutti, pure dal gatto amico del demonio, parla coi topi e vede le fate. Si presenta alla festa indetta in onore del principe su una zucca. Fermi tutti. Per quale motivo viene indetta una festa per il principe? Perchè è uno scapolo incallito che non trova una donna manco con la lanterna. Questo non mette in allarme nessuno? Cioè, si tratta pur sempre di un principe. Mica del tombarolo della Tuscia. Se qualcuno mi dicesse che un principe non trova una donna, penserei che probabilmente ha una magagna colossale nascosta da qualche parte. Pertanto, forse, me ne andrei in pellegrinaggio in Kamtchakta. Cenerentola no. Lei, oltre a essere pazza, è pure ingenuotta. Quindi va al ballo e, visto che ha un piedino da geisha, si perde una scarpina. Piccola parentesi. Se io inavvertitamente perdessi una scarpa, quasi certamente rociolerei a terra come un sacco di torba. E, molto probabilmente, emergerebbe anche che, nella fretta di prepararmi, mi sono messa un collant bucato all’altezza del ditone del piede. Molto sconveniente. Ma Cenerentola no. La scarpa le si sfila dolcemente dal piede. E lei, come si dice dalle mie parti, “co’ na scarpa e na ciavatta” si issa sulla zucca e torna a casa a fare la sguattera. Il finale, lo conosciamo tutti. Il principe la cerca per tutto il reame, la trova e se la sposa. Poi c’è la parte che nessuno conosce.

Cenerentola, dopo esser convolata a giuste e serene nozze col principe, torna a fare il suo mestiere di sempre. La sguattera. La monarchia è in decadenza, c’è la crisi e, vatti un po’ a fidare del personale di servizio che si ruba l’argenteria. Quindi, mentre lei ramazza a dovere, parla coi topi, vede zucche volanti e si fa cadere tutti i capelli dallo stress, quel marpione del principe va a ciurlare in un sacco di manici. Perchè, nel frattempo, tutte le donne del reame hanno capito che per farsi strada nel cuore del futuro re, l’unica speranza è quella di spacciarsi per sguattere rincoglionite.

E così, manco in questo caso vissero tutti felici e contenti. Sopravvissero tutti cornuti, mazziati e sociopatici.

Servizievolmente vostra,

Lady B.

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3 responses to “Cenerentola. Una brutta storia di prozac scaduto

  • gattaliquirizia

    l’unica volta in cui il revisionismo mi fa andare in brodo di giuggiole.
    (che poi alla fine la poveretta è morta di leptospirosi , vè?)

  • baffina

    ahah! cenerentola…ma oggi non si dice più sguattera: si dice precaria, operatrice call center colf, badante…in nero ovviamente e invece del principe ti può capitare un datore di lavoro che allunga le mani :-( a quel punto anche un topo sembra una creatura graziosa e un omuncolo gentile va bene lo stesso. Insomma direi che anche le Cenerentole, in mancanza di louboutine hanno diritto a qualche speranza buonista: sempre meglio degli psicofarmaci no?

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