Il Rosicone. Ovvero l’accettazione serena del due di picche.

Ci sono dei giorni in cui il mio buon cuore mi spinge a fare la zia a tutto campo. In realtà, più che il buon cuore, è il buon senso a spingermi ad agire così. Sono molto preoccupata per le sorti di una delle mie nipotine. Quella che si ostina a trovare fastidiosi parallelismi tra Maga Magò e la sottoscritta. Un paio di giorni fa esordisce così: “Zia, tu non sei proprio una principessa. Non hai i capelli biondi e nemmeno gli occhi azzurri. Zia, tu sei un mocio mannaro”. La mia tentazione di prendere questa bambinetta e lanciarla fuori dal balcone è stata molto forte. Poi ho deciso che non era colpa sua e, quindi, per dimostrarle tutta la mia benevolenza l’ho accompagnata in un’uscita con l’asilo. L’asilo è l’anticamera dell’inferno. Urla, pianti, bambini che picchiano bambini, mamme che urlano perchè non c’è parcheggio e cercano di strappare i capelli ad altre mamme. Non ho fatto in tempo a mettere piede dentro la classe di mia nipote che subito vengo colta dall’irrefrenabile impulso della fuga. Resisto e mi si presenta tutta sorridente, con le mani sporche di pongo, prontamente pulite sui miei pantaloni beige chiaro. “Questa è mia zia. E’ cattivissima.” dice. E tutti i bambini mi guardano di sottecchi. Sarà una lunga giornata. Arriva la maestra: una specie pallina con i capelli cotonati e un vestitino tutto frizzi e lazzi. Capisco al volo che la maestra è l’incarnazione del male. Ha una voce stridula e dice una quantità di stronzate incredibili. Vorrei farle presente che essere bambini non significa essere stupidi e che parlare facendo un uso e un abuso del diminutivo -ino è vieppiù fastidioso. “Piccolino, hai male al pancino? Vorresti un goccino d’acqua?”. Ho l’orticaria. Ci incamminiamo, direzione “fattoria”. Mai saputo, peraltro, che nella mia città ci fossero delle fattorie. Tengo per mano mia nipote e mi immergo in un paio di riflessioni a braccio.

Qualche giorno fa, infatti, ho avuto un diverbio con un uomo con il mestruo. La razza peggiore di uomo con il mestruo: quello che, a fronte di un secco e quantomai chiaro “non ho intenzione di uscire con te”, rosica. Rosicare è lecito. Come del resto è lecito prendersi una volta ogni tanto un due di picche. Il punto è che, dopo aver rosicato, non puoi rompere i coglioni. E’ vietato da ogni convenzione comportamentale. Invece no, il Rosicone non solo diventa una piattola rara ma inizia un processo di sviticchiamento dei cardini della mia pazienza. Ora, io non sono esattamente Salomone. Io ascolto, lascio parlare, rimango in silenzio e poi, tendenzialmente, mando a cagare le persone inopportune. Sempre con un certo garbo. “Sai perchè non vuoi uscire con me?” mi chiede questo illuminato conoscitore della psiche femminile. Non rispondo, inarco solo un sopracciglio anche se lui non mi può vedere. Da notare infatti che questa conversazione spiacevolissima si svolge via internet. “Non vuoi uscire con me perchè sei un’insicura. Perchè se uscissimo, io poi diventerei irresistibile ai tuoi occhi e tu non potresti fare a meno di me”. Accidenti. “Beh, ok. Se ti fa sentire meglio, puoi pensarla così.” rispondo. Riprende:”E comunque il fatto che tu sia alta un metro e ottanta non ti rende attraente. Io cerco altro in una donna!” “E allora non perdere tempo. Vai, esci di casa e trova.” “Ma che pensi d’avercela d’oro?” “No, caro, di platino.” Chiudo questa conversazione francamente inutile e mi metto, male, lo smalto. Mi imbatto sempre più spesso in personaggi di dubbia intelligenza che pretendono di avere una conoscenza a 360 gradi della mia personalità. E questa conoscenza deriverebbe da incontri casuali per strada, conversazioni avvenute in ritagli di tempo o, meglio ancora, dai cosiddetti “sentito dire”. Che potrebbe pure andare bene se poi però non ci fosse un seguito fastidiosissimo: il giudizio di valore.

Ognuno di noi ha un trascorso. Alcuni hanno una vita lineare, altri un po’ meno. Ci sono poi degli eventi che segnano e che, malgrado tutto, rendono le persone più dure, più diffidenti e meno disposte a farsi perculare dal primo che passa. E’ colpa del primo che passa? Certo che no. Ma non è manco colpa di chi non è disposto a giocare troppo con certi aspetti della propria vita. E dunque, per vivere tutti quanti serenamente, sarebbe molto opportuno rispettare spazi e linee di confine altrui. Accettare un no, ad esempio, significa prendere atto che non c’è voglia o necessità di condivisione. Come, del resto, accettare un si, significa che della persona che hai di fronte potrai prendere tutto il bello che c’è ma anche ciò che di meno bello lei abbia da raccontarti. Perchè, inevitabilmente, si arriva sempre a un punto in cui è necessario conoscere le zone d’ombra. Se non sei disposto ad accettare l’interezza di un individuo, probabilmente non meriti nemmeno di assaporarne la parte migliore.

Mentre mi perdo in queste riflessioni, mi accorgo di essere arrivata alla fattoria. Siamo in mezzo al fango, con buona pace dei miei pantaloni beige, e immersi fino alla punta dei capelli in un odore francamente nauseabondo. “Bambinii! Bambinii!” dice l’incarnazione del male “Respirate! Che profumo sentite? Di fiorellini? Di legna? Di funghetti?” Un bambino, di cui avrei volentieri rivendicato la maternità, con tutta l’ingenuità e la franchezza del mondo grida “Maestra! Ma quale profumo? Io sento puzza di merda.” Se potessimo sempre dire ciò che pensiamo e come lo pensiamo, saremmo tutti molto meno incazzati.

Mannaramente vostra,

Lady B.

Annunci

3 responses to “Il Rosicone. Ovvero l’accettazione serena del due di picche.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: