Parole al cesso

Mi permetto di essere un pochino contrariata.

Oggi è stata una giornata in cui qualsiasi cosa è andato storto. Quelle giornate che iniziano con una parolaccia e, quasi certamente, terminano con un incidente orribile. Tipo una plafoniera che si abbatte sulla testa, cadendo dalla trascurabile altezza di 15 metri. Per fortuna, ancora non è successo ma confido nel fatto che manchi ancora moltissimo tempo al termine del meriggio.

Dunque, una giornata orrenda. Dovendo staccare un po’ il cervello da una serie di megamini rogne, ho iniziato a leggere le notizie dal mondo. Leggo le solite banalità: eccidi, attentati, giovani (choosy) disoccupati. Poi la mia attenzione viene catturata da un fatto gravissimo.

Facciamo un piccolo passo indietro, tanto per mettere in chiaro due o tre cosette. Lady B. scrive perchè è antipatica e sempre arrabbiata e, tuttavia, non ha velleità leopardiane. Non scrive Zibaldoni e nemmeno Zibaldini. Però dice delle scomode, sagacissime, verità. E le dice in un italiano impeccabile. Solo per questa rara virtù, ovvero la conoscenza dell’italico idioma, meriterebbe d’essere pubblicata.

Invece oggi, un fatto gravissimo. Datato, per la verità, ma grave ugualmente. Nota casa editrice, che vanta attività dal 1870, ha deciso di pubblicare un volume di poesie. Fin qui veramente nulla di male. Il libello si intitola “Parole al vento”. Un titolo pregno di significati nostalgici. Autore Flavia Vento. 100 pagine, 12 euro. Rabbrividiamo. E rabbrividiamo ancor di più leggendo il comunicato stampa che lancia quest’imperdibile opera.

Grazie, Flavia, per aver ricordato a tutti quegli adulti che fino a ieri erano bambini – anche se magari non se lo ricordano, come avrebbe detto de Saint Exupery – non solo che una risata vi seppellirà ma anche che, con tutta probabilità, sarà quella stessa risata a salvarvi. A salvarvi, dalla tirannia della serietà”

In effetti, la casa editrice butta le mani, e pure un piede, avanti: pubblichiamo per garantire la vostra salvezza. Voi che, poveretti, ancora vi stupite di fronte al magnetismo ungarettiano.

Ma Lady B. non vuole essere di parte. Non perchè l’autrice in pubblico abbia dato dimostrazione della furbizia di un protozoo allora significa necessariamente che debba essere un protozoo pure nell’intimità. Quindi legge un brano, o forse anche due data la loro profondità, e, con smania di condivisione, ve lo riporta e lo commenta con voi.

Il mare
Distesa immensa di mondi sotterranei [che immagine soave.]
Sento quasi le voci di quel mondo [lo Xanax a volte fa miracoli]
Fatto di abissi e segreti
Immagino sirene cantare [Ulisse te spiccia casa]
Squali attaccare [a vuoto visto che sei qui a raccontarcelo]
Cavallucci marini danzare [mentre tu annaspi in una prateria di fanerogame]
Conchiglie divine dormire [il famoso sautè di cozze]
E navi perse riemergere. [suppongo ci sia un mai immaginabile riferimento al Titanic]

C’è di più. C’è l’ode al gatto.

Micio delle mie brame [ma non era lo specchio?]
il cui occhio si intravede tra il fogliame [Dario Argento non avrebbe saputo far meglio]
La sua follia mi fa ridere
senza mai stridere [senso logico non pervenuto]
Sugar Cat … gatto particolare
a te la mia poesia più singolare [suppongo suicidio immediato del felino]

A conclusione, una nota dell’autrice: “Forse quando sarò morta le mie poesie saranno paragonate a quelle di Dante. Purtroppo i versi li capiscono quando non si e’ vivi”. Grazie per la superba consecutio temporum.

Che dire? In effetti devo solo abbassare il capo e cospargermelo di cenere e di occhi felini sparsi in un meglio identificato fogliame. Nel frattempo, ignorerò il rumore piuttosto fastidioso prodotto da Dante che, con poca sensibilità, si rivolta nella tomba.

Sommamente vostra,

Lady B.

 

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