Sguardi e domande

Si arriva sempre a un punto in cui ci si pone delle domande. E’ inevitabile.

Non domande stupide, come “chi sono” “dove sto andando” “perchè sono al mondo”. Quelle sono domande senza senso che ci facciamo sotto l’effetto di qualche narcotico. Alcuni riescono a farsele pure quando sono completamente lucidi, in effetti. Ma lì i problemi sono altri e, indiscutibilmente, più grossi.

Le domande che ti rosicchiano il cervello e che ti rendono scarsamente concentrato sono quelle che iniziano con un “E se…”.

“E se stessi sbagliando a intraprendere questo percorso?”

“E se fossi un coglione?”

“E se non ne valesse la pena?”

Poi ci sono altre domande. Ancora più tremende. Quelle che iniziano con un “Come”.

“Come è stato possibile?”

“Come siamo arrivati a questo punto?”

“Come si fa a far capire a una persona che ti sta perdendo?”

Non ci sono delle risposte a queste domande. Però ci sono dei comportamenti preventivi che potremmo tutti quanti adottare. I comportamenti dei piccoli gesti. Perchè i rapporti vanno curati, dal primo all’ultimo dettaglio. Perchè dentro ciascun rapporto esiste un equilibrio in potenza che deve crearsi e stabilizzarsi. Perchè non è detto che quello che va bene a te, vada bene anche a me. E se noi questo equilibrio lo vogliamo, e vogliamo che sia nostro, dobbiamo avere l’accortezza e la delicatezza di eliminare qualche asperità. Dobbiamo essere capaci di farci riparo l’uno dell’altra. Se non ne siamo in grado, l’altro o l’altra cercheranno riparo da qualche altra parte. Forse perchè alla fine la nostra più grande fragilità è quella di sentirsi non protetti. Ci si fa riparo dell’altro  nel corso del tempo, forse non subito. Ma ci si fa riparo capendosi e conoscendosi. C’è un grande bisogno di piccoli gesti. Di piccoli pensieri. I pensieri fatti di poche parole. Come “Ho voglia di vederti”, “ti stavo pensando”. E i piccoli gesti, i piccoli pensieri, diventano man mano piccole sicurezze. Quelle da cui partiamo per capirci al volo e che rendono superflue tante parole. Le parole creano un sacco di confusione: le usiamo male, le usiamo al momento sbagliato. Basta uno sguardo per togliere da mezzo un sacco di dubbi. Basta uno sguardo per capire che si starà insieme per tutta la vita; basta uno sguardo per capire che non si starà insieme un minuto di più. Poi ci sarebbero anche quegli sguardi che ti portano a un bivio: quando gli occhi di uno chiedono di restare e quelli dell’altro si fanno opachi. Quando gli occhi di uno iniziano ad andare oltre gli occhi dell’altro, vanno oltre il cervello e iniziano a leggergli nella mente. E capiscono. Capiscono che non c’è nulla da fare. Due paia di occhi, due anime opache. Due anime opache, due storie che si sono sfiorate e che non sono riuscite a prendersi per mano. Quelli sono gli sguardi peggiori. Sono gli sguardi delle occasioni perse. Quelli che poi ci costringeranno a ripensarci su, come si dice facciano i cornuti. E, ora che ci rifletto un attimo, anche io mi sento insostenibilmente cornuta.

Occhialutamente vostra,

Lady B.

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