Insindacabili orrori. Come mantenere salda la dignità.

L’influenza spinge a livelli drammaticamente elevati la mia propensione all’intolleranza. Non è una questione di scarsa filantropia o di incapacità di essere empatici. E’ proprio che talune cose già quando lo stato di salute è buono, mi provocano una certa orticaria.

Un argomento che molto mi è caro, è il senso del decoro. Che tutti dovrebbero possedere ma che, allo stato, sembrerebbe essere una dote pressochè mancante ai più. Tuttavia, data l’odierna propensione di chiunque a condividere i fatti propri sulla rete, tale mancanza sta diventando un disgustoso incentivo a rendere manifesto ciò che dovrebbe rimanere per sempre nascosto.

Andiamo per gradi.

Care signorine, non è detto che gli utenti di internet siano interessati a vedere vostre foto mentre siete chiuse in un gabinetto (quello di casa vostra, immagino) con le labbra messe a culo di gallina e, generalmente, in mutande. Parliamo di questa cosa: il gabinetto è un luogo dove le persone esplicano funzioni fisiologiche poco gradevoli. Quindi già così regalate un’immagine poco profumata di voi. In secondo luogo, se proprio volete mostrare le vostre terga in mondo visione, accertatevi che le vostre maniglie dell’amore non si sblusino in modo indecoroso sull’elastico di un tanga che sta per saltare via. E’ importante comprare abiti e intimo della misura appropriata. La somiglianza con un insaccato chiuso da uno spago difficilmente suscita pensieri intrisi di desiderio. Al massimo, può far venire voglia di un panino con la mortadella.

Un discorso analogo va fatto per i maschietti. Ci sono delle cose che universalmente sono ridicole. Se io, o una qualsiasi altra donna, mi alzo una mattina, accendo il pc e vedo una foto di una specie di cavernicolo bitorzoluto, depilato, con le sopracciglia disegnate e, per giunta, unto di qualche cosa di appiccicoso, faccio delle associazioni mentali molto spiacevoli. Tipo “Toh! Un capitone la sera prima di Capodanno.” Posto che, come noto, i capitoni fanno quasi sempre una brutta fine, l’immagine che trasmettete non è di sensualità. Piuttosto di raccapriccio.

Andiamo oltre e tocchiamo una faccenda che raggruppa i due generi. La messa in commercio di applicazioni che consentono un rapido ritocco delle foto, non vi autorizza in nessun modo a mettere in circolazione immagini che dovrebbero essere sottoposte a censura preventiva. Vorrei sottolineare che la bruttezza non è epidermica ma arriva fino all’osso. E vorrei pure ricordare che se doveste avere la malaugurata idea di mandare a qualcuno che non conoscete un’immagine ritoccata per suscitare la sua curiosità, poi non avrete la possibilità di photoshopparvi la faccia. Quella ve la dovete tenere e sarà proprio quella che andrete a presentare a un ipotetico appuntamento. Con tutte le drammatiche conseguenze del caso. Pertanto visto che da vicino, la mattina presto e nel gabinetto (luogo inadatto, ribadisco, alla produzione di foto) siamo tutti poco presentabili, cercate di portare con decoro i vostri difetti, le vostre occhiaie, le vostre rughe e le vostre maniglie dell’amore.

Insostenibilmente vostra,

Lady B.

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