Note agiografiche

Un climax di piacevolezze.

“Gesù, stamattina hai un aspetto orribile”. Sentiti ringraziamenti a mia madre che, sorseggiando un caffè in vestaglia,” mi osserva di sottecchi con un’espressione di malcelato disgusto.

“Zia, per il tuo compleanno ti voglio regalare una testa d’aglio così vediamo se sei un vampiro”. Sentiti ringraziamenti anche a mio nipote che, nel dubbio, preferirebbe farmi stramazzare per terra.

“Buongiorno. Lei è la dottoressa X?” “No, direi di no”. “Ma io devo lasciare una raccomandata alla dottoressa X” “Eh, mi dispiace per lei, ma io non sono la dottoressa X”. “Ma se la lascio a lei?” “Beh, la dottoressa X ne potrebbe risultare un po’ contrariata…” “E’ tutta colpa di voi donne.” Questo, invece è il postino che, incurante dei destinatari, quotidianamente cerca di appiopparmi missive non a me destinate.

“Oggi sono molto nervoso. Anzi è un giorno di merda. La mia donna mi ha lasciato ed è pure San Valentino quindi il caffè glielo metto in tazza normale e non lo faccio al vetro”. Ok, mio caro. Vuoi che dò una ramazzata al pavimento del bar, mentre ti preparo un caffè?

Mi bevo il mio caffè in silenzio. Seduta a un tavolino, adottando un’espressione un po’ truce. Così mi sento in sintonia con l’umore del barista. Poi, in effetti, ci penso su meglio. San Valentino. Mi guardo intorno e noto, con moto di orrore, che sono circondata da orsacchiotti di peluche che stringono cuori; cioccolatini a forma di cuore e da coppiette che fanno colazione insieme. Improvvisamente sono certa di avere il diabete.

Ho molto rispetto per i Santi. In fondo, sono gli unici che, mantenendo una certa coerenza, si sono fatti fare delle cose orribili. Ricordo di un certo San Potito che, per scacciare il demonio, si martellava chiodi in testa. Risolvendo, peraltro, l’annoso problema dell’emicrania. Il mio preferito è San Lorenzo, a cui si è inspirato l’inventore del barbecue. Su San Valentino non mi ero mai informata. Tuttavia ho sempre avuto il sospetto che, essendo Santo, non dovesse aver fatto una bella fine.

Mentre mi accingo a leggere qualcosa su di lui, mi arriva un messaggio. “Ciao. Se fossimo stati insieme, oggi ti avrei festeggiato. Invece sei la solita stronza che se la tira e manco sei voluta venire a prendere un caffè”. Oh beh. Non c’è che dire, nella mia vita continuano ad affastellarsi loschi figuri con una capacità seduttiva di un muflone impagliato.

Leggo: “San Valentino patrono degli epilettici.” Vado avanti e scopro che al povero Valentino degli innamorati non è mai importato un granchè. Lui, nella sua vita, si occupava di altro. Nello specifico c’è stato un momento in cui è stato  particolarmente impegnato a schivare condanne a morte. Pare non andasse d’accordo con un certo Claudio il Gotico che, essendo imperatore, teneva un po’ il coltello dalla parte del manico. Insomma Claudio il Gotico che, a un certo punto, si deve essere scocciato di inseguire Valentino e gli propone un accordo. Lui si leva dalle balle e, in cambio, Claudio non gli fa lo scalpo. Un compromesso accettabile. Poi succede il solito imprevisto: Claudio il Gotico tira le cuoia e Valentino riprende la sua attività pro martirizzazione e, alla fine, ci riesce. Vince una decapitazione il giorno della festa pagana della fertilità e tanti saluti. Quindi. Cosa stiamo festeggiando? Festeggiamo un Santo che, lungi dall’occuparsi di coppiette innamorate e tendenzialmente fornicatrici, curava gli epilettici e che, per giunta, è stato decapitato. Oltre al danno la beffa: decapitato il giorno della festa pagana della fornicazione. Fondamentalmente, festeggiamo un omicidio. Mi sento improvvisamente solidale con lui e sento le sue reliquie muoversi con un certo trambusto nella teca. Già, perchè oltre ai deprecabili orsetti di peluches, oltre alle terribili poesie con rima “cuore-amore” che vengono infilate in cioccolatini; oltre alle cerette che imponiamo di farci (sia mai qualcuno ci accarezzasse una gamba irsuta come quella di Sebino Nela); ai parrucchieri che dispongono a loro piacimento delle nostre dolci chiome; alle mutande di pizzo che in teoria dovrebbero essere indossate, c’è pure un altro dramma nel dramma. Ovvero il fatto che sia assolutamente sconveniente lamentarsi di questa lieta ricorrenza. Potrebbe passare l’improvvido messaggio che siamo delle vecchie ciabatte inacidite che non sorridono dell’altrui felicità. Sia mai si insinuasse nella testa di qualcuno che noi non si viva di rapporti sentimentali sereni, conditi di ottimo sesso. Sia mai.

Quindi, col sorriso, stasera guarderò l’unica cosa in tema con la festa che il mio fisico è in grado di sopportare. Un documentario sulla strage di San Valentino. A lume di candela ovviamente, con accanto una gigantografia di George Moran.

Valentinamente vostra,

Lady B.

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