Parlo con te

Le giornate di pioggia sono un casino. La pioggia fa quel rumore che piano piano ti entra nel cervello e ti costringe a riflettere su un milione di cose che, fino a quel momento, erano rimaste sopite sul fondo del cervello. Ed è veramente un casino.

Perchè nelle giornate di pioggia ci si spoglia del cinismo, dei muri che innalziamo a difesa di noi stessi, dei paraocchi, dei paraorecchi. E nelle giornate di pioggia, io parlo con te. A cui non penso durante il giorno, che non sogno durante la notte. E ti faccio tantissimi discorsi perchè è nelle giornate di pioggia che vorrei sapere se ti hanno trattato bene durante queste ore, se hai trovato parcheggio. Se qualcosa ti preoccupa. Se pensi ancora a quella casa sulla spiaggia in cui abbiamo abitato per un po’. Si, quella col tetto di lamiera che diventava una serra inabitabile quando il sole era infuocato, con un letto sbilenco e un ventilatore rumoroso che non ci faceva dormire. O se ti capita di pensare alle cose stupide che ci dicevamo che, alla fine, non erano mai stupide.

E in questa giornata di pioggia il cassetto della mia memoria si è aperto su questo ricordo. “Il sei novembre di cinque vite fa mi hai detto che sono la cosa più preziosa della tua vita” “Il sei novembre di cinque vite fa, eri la cosa più preziosa della mia vita. Poi succedono delle cose. Tante cose. Succede che si comincia a guardare in due direzioni opposte e, guardando due orizzonti diversi, non ci si guarda più l’un l’altro. E facciamo diventare importanti altre cose. Però forse quello che ti ho detto si dice solo una volta nella vita, a una persona sola.” “Ci sono solo due cose sicure a questo mondo. Che a Torino ci sono 16 chilometri di portici e che esiste solo una persona destinata a essere la cosa più preziosa nella vita di un altro essere umano”.

Siamo tutti il grande amore di qualcuno. Poi ci si mette in mezzo la vita che combina sempre un gran pasticcio, che scrive dei finali diversi rispetto a quelli che ci eravamo in qualche modo prestabiliti. Così siamo costretti a reinventarci di nuovo pensando che non saremo mai più in grado di amare con la stessa intensità. E forse è vero. Si ama di un amore diverso. Più consapevole ma meno libero, più adulto ma meno spontaneo. Un amore di cui contiamo ogni singolo respiro per fare in modo che nulla sia fuori posto. Dimenticandoci che le cose più belle sono quelle spettinate e che ci spettinano lasciandoci un po’ attoniti sulla soglia di un precipizio. Talmente attoniti che, alla fine, ci buttiamo senza paracadute in questo precipizio perchè esiste anche un tempo in cui l’inconsapevolezza previene da inutili paure e ci culla verso una felicità che altrimenti non vivremmo. Poi, per alcuni, c’è lo schianto. Ci sono le ossa rotte. E rimane il ricordo. Quando parlo con te, almeno so che per noi le ultime parole sono state di affetto. Possiamo ricordarci sorridenti. Ad alcuni, non rimane nemmeno questa fortuna e così si sporca persino il ricordo.

Finisco di bere il mio caffè. Fuori continua a piovere. Quando parlo con te, vorrei essere meno sentimentale. Però, quando parlo con te, sono sentimento e forse non è nemmeno così sbagliato lasciarsi abbracciare del calore di un abbraccio che non c’è più di cui, tuttavia, ogni tanto si sente il bisogno.

Lady B.

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