Un popolo di qualunquisti

Alcune mattine sono più faticose di altre. Il tempo uggioso, la proiezione dell’infelice giornata lavorativa. Si, certe mattine sarebbe meglio morire soffocati dalle piume del proprio cuscino. Invece, coscienziosamente, si apre un occhio. Poi si apre l’altro. Si cercano a tentoni gli occhiali e, da buoni cittadini, si cerca di capire in che mota sta finendo il proprio Paese. Quindi, senza manco aver preso il caffè, si accende la televisione e si sintonizza il cervello. Dopodichè si viene colti dall’irrefrenabile voglia di essere morti. Perchè la prima cosa che si vede è l’enorme faccione di Capezzone il quale, soddisfatto per la futura, immeritata, pensione che si guadagnerà sulle spalle del mio (nostro/vostro) lavoro, inneggia alla vittoria. E’ da sentirsi morire dentro. Allora si cambia canale, sperando di essersi sbagliati. E invece, su un’altra rete, campeggia il faccione malaticcio di Alfano. Che tenta un sorriso ma, essendo espressivo quanto una lontra impagliata, il risultato assomiglia a una smorfia dolorosa. E dunque si dice la prima malinconica parolaccia del giorno e si esce dal letto. Più consapevoli. Parentesi sintattica:

consapevole [con-sa-pé-vo-le]: agg. (pl. -li)

1 Pienamente informato: sono perfettamente c. di quanto è accadutorendere qualcuno c. di un fatto
2 Che è pienamente cosciente di qualcosa: essere c. dei propri diritti, delle proprie capacità, dei propri difetti
ass. Un uomo consapevole, che ha coscienza di sé, delle proprie responsabilità
Chiusa parentesi, riprendiamo.

Più consapevoli del fatto che noi, Italia, siamo rimasti uguali a sessanta anni fa. Quando, dopo un ventennio, eravamo tutti antifascisti. Ieri eravamo tutti antiqualcuno, oggi misteriosamente questo qualcuno fa di nuovo capoccella e ci racconta la storiella dei soldi che ci verranno restituiti grazie a un fantomatico accordo con la Svizzera. Ohè. Svegliatevi: gli svizzeri ci odiano. Non ci darebbero in prestito manco le loro unghie tagliate. Però a noi, Italia, quanto ci piacciono le storielle con il lieto fine. “Dopo un anno di sacrifici, arriva il cavaliere senza macchia e senza paura che ci restituisce il maltolto”. Trecento euro. Che, bene che va, potrete usare per pagare i debiti che avete fatto per comprare a rate un telefono che non potevate permettervi. Questo se c’è il lieto fine. Perchè non ditemi che ci credete sul serio…secondo voi, dove vengono presi questi soldini?

La mia rinnovata consapevolezza, ovvero quella di far parte di un Paese composto da ignavi qualunquisti, mi ha portato a riflettere in modo più fresco e nuovo su alcuni episodi capitati nel corso dell’ultima settimana.

Episodio 1: la vecchia di quartiere.

La vecchia di quartiere è colei che si reca dal macellaio il sabato mattina tutta impellicciata. Talmente impellicciata che fuori, in Canada, un esercito di zibellini sta urlando “Cazzo, che freddo!” La vecchia di quartiere è perfettamente informata su tutto. Mi passa con una certa disinvoltura avanti, saltando la fila, perchè ha una certa età e io le devo portare rispetto. D’accordo. Attendo. La vecchia di quartiere ha una messa in piega invidiabile e la faccia che ricorda la carta vetrata. Il cervello è incartapecorito. E la conferma mi arriva quando le mie orecchie odono l’inudibile. “Io ho le idee molto chiare. Mi turo il naso e voto B. Le pare che faccio andare i comunisti al potere? Poi succedono gli attentati”. La vecchia di quartiere è rimasta alla guerra fredda. Anzi, no. E’ rimasta ai bei tempi del soviet di Leningrado. Il macellaio per poco si taglia un dito. Io rimpiango di non andare in giro con la fiamma ossidrica. Intorno a noi, il silenzio. La vecchia di quartiere se ne va con tutti i suoi zibellini incazzati. Rimango col macellaio. “Signorì, c’ho i cojoni pe terra. Co rispetto parlando. Se tura er naso pure lei?” “No. Io mi butto nel Tevere”. Ci guardiamo in silenzio. Poi incarta due salsicce e me le regala. “Se le magni alla salute mia, prima che ce finiscano in quel posto”. Amen.

Episodio 2: l’Alternativa.

L’Alternativa è l’appena maggiorenne che si farcisce la bocca di parole di cui non conosce bene il significato. Parole come “anarchia” o “anarco-comunismo”. L’Alternativa è colei che urla, manifesta, strilla, mi rompe francamente il cazzo con proclami da esaltata. Dall’Alternativa che, peraltro, ho la sventura di incontrare quasi tutte le mattine al bar mentre faccio colazione, mi aspetto quindi una certa presa di posizione. Perchè quando si hanno 18 anni, è giusto prendere una posizione. Ed è giusto che tu eserciti quel diritto-dovere che peraltro noi donne ci siamo dovute sudare più dei nostri amichetti con l’ estensione. E invece, anche qui, si rende necessaria un’amara riflessione. Perchè l’Alternativa sabato si appresta a bersi il suo caffè al ginseng in tazza grande. Che fa molto radical chic. E dice: “Io non voto.” Alzo un sopracciglio ma non dico niente. “Io non voto per protesta”. A quel punto  però la mia lingua non riesce più a essere contenuta dai denti e, da sola, in complicità con il mio cervello, dice “Tu non voti perchè sei deficiente. Nel senso latino del termine. Ti manca qualcosa. Ovvero la presa d’atto che hai in mano uno strumento che serve a costruire il tuo futuro”. In preda al nervoso, esco senza manco pagare il caffè.

Il voto non è solo un diritto. E’ un dovere. E’ un dovere che si ha nei confronti di se stessi e nei confronti dei propri connazionali. E’ uno strumento. E’ la concretizzazione della maturità politica e morale di un Paese. E’ indice della volontà di cambiamento, è la manifestazione pratica e reale della consapevolezza di non essere un numero ma di essere un soggetto che, unito a milioni di soggetti simili e diversi, può fare e deve fare la differenza. Non esercitarlo, o, anche, esercitarlo senza cognizione di causa, è uno schiaffo morale verso chi, con dedizione, impegno e sacrificio, si è impegnato a costruire un Paese. Non ci si tura il naso mentre si vota. Si vota a mente aperta, si vota a testa alta. Si vota anche se si è molto arrabbiati. Anzi, si vota soprattutto se si è arrabbiati. E se si decide di non farlo, poi, cortesemente, si deve evitare di frantumare le palle con lamentele inutili sul futuro dell’Italia. Perchè il futuro dell’Italia l’avete lasciato nell’immobilismo anche voi che o vi siete turati il naso o non avete rispettato un dovere sancito dalla nostra tanto maltrattata Costituzione.

Irritabilmente vostra

Lady B.

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One response to “Un popolo di qualunquisti

  • ericaba

    eccezionale post. quoto su tutta la linea.
    abbasso sia le vecchie di quartiere – qui da me sono in variante “voto Lega perchè sennò arrivano gli extracomunitari!”, al che io rispondo sempre “ci sono già, signora, il mio ragazzo è argentino, extracomunitario, e pensi che parla italiano meglio di tutti i leghisti messi assieme” – che le altevnative vadical-chic :)

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