Chatouche. Tutte le sfumature della banalità.

“Tesoro, sei veramente out. Devi fare come Bianchina Balti, devi farti uno chatouche”. Questa frase, pronunciata dal mio parrucchiere, stride in maniera sinistra contro le pareti del mio cervello. Uno perchè Bianchina Balti è un gran pezzo di figliola e qualsiasi cosa decida di fare difficilmente potrà farla sembrare ridicola, due perchè io non ho la più pallida idea di cosa sia uno chatouche. Per me, potrebbe essere tranquillamente un’orrenda malattia della pelle o una razza di cane. “Uno scia… che?” “Uno chatouche. Sei veramente un triceratopo. Antica.” A posto. Lui è già la seconda persona che, con un certo garbo, mi taccia di pleistoceneità.

Qualche settimana fa, infatti, ricevo la mail di C. C mi mette a parte di una questione su cui ho sempre riflettuto in via incidentale. La questione dello scambismo. O meglio, del fatto che esistono persone che, pur professando un certo sentimento nei confronti del proprio partner, ogni tanto vorrebbero dare una bottarella di straforo a qualcun’altro. Col partner consenziente, si capisce. Anzi, visto che ci siamo, perchè pure il partner non va a dare una bottarella di straforo così almeno ci si leva dall’impaccio di dover confessare questa specie di tradimento? Che poi, mi dicono, non è un tradimento. E’ la soddisfazione di un desiderio. E grazie. Io pure vorrei andare in giro con una fiamma ossidrica e eliminare dal perimetro della mia vita diverse persone. Non credo che la mia arringa difensiva “No! Non è omicidio volontario con l’aggravante di crudeltà. Bensì il mero soddisfacimento di desiderio imperituro” mi porterebbe lontana dalle porte del carcere. Quindi torniamo all’assioma centrale: andare a ravanare nelle mutande altrui avendo una relazione si chiama tradimento. Poi ci può essere il tradimento con dolo, il tradimento preterintenzionale, il tradimento volontario. L’infermità mentale non è contemplata come ipotesi, che sia chiaro.

Dunque lo scambismo. A C., che aveva rifiutato di accettare di dare bottarelle e che non apprezzava molto l’idea che il ragazzo andasse in giro a farsene dare da esimie sconosciute, è toccata la solita infelice sorte di chi decide di essere coerente con se stesso. E’ stata scaricata. In questo contesto, non mi sento di condannare il suo ex. Quanto piuttosto mi sentirei di fare una riflessione a valle della questione. Se il tuo uomo/la tua donna è disposto/a a dividerti con perfetti sconosciuti evidentemente tu non rappresenti una pietra miliare della sua vita. Voglio dire: passi che lui/lei possa avere il desiderio di evadere in questo modo, tuttavia l’ipotesi che la compagna/il compagno finisca nelle mani di qualcun’altro dovrebbe provocare una certa sana orticaria. Certa delle mie ragioni, espongo queste mie teorie una sera a cena con delle amiche. E sono costretta a strozzarmi con un pistacchio. “Beh? Che c’è di strano? Le cose ora vanno così…mica esistono relazioni unilaterali!” “Ah no? Dobbiamo unirci tutti alla regola del mischione? Mettiamo il caso, che ne so, che io sia monogamica come un piccione..” “I piccioni non sono monogamici…” “Ok. Mettiamo che io sia monogamica in via tendenziale e non abbia desiderio di conoscere biblicamente più persone contemporaneamente..” “Sei condannata all’infelicità. E, comunque, sei una vecchia ciabatta”. Mi sentivo in dovere di spezzare una lancia in onore delle vecchie ciabatte, sempre confortevoli nel loro essere sgangherate, ma ormai ero persa dietro a una serie di foschissime riflessioni.

A me, questa storia del socialismo applicato all’uccello, non piace. Per niente. Sono più del partito “A ognuno il suo”. Un po’ come lo spazzolino da denti. Dividereste il vostro spazzolino con uno sconosciuto? Io no. E se qualcuno per sbaglio dovesse usare il mio, mi permetterei rispettosamente di innervosirmi e di colpirlo con una spazzola con il manico in legno.

“Allora vada per lo chatouche, ok?” “Ma cos’è?” chiedo, ormai convinta che mi stia per far adottare un incrocio tra un topo e una nutria. “Sono dei colpi di sole fatti a metà testa…per dirla come la diresti tu che non capisci niente, ti farebbe sembrare di avere una ricrescita.” Non vorrei contraddire il mio parrucchiere, che al pari della mia estetista ha un’altissima opinione di me, ma ho capelli nero corvino e per di più ricci come i peli di un muflone canadese. Metterci del biondo potrebbe risultare sconveniente. Metterci del biondo “effetto ricrescita”, con tutto il rispetto per Bianchina, potrebbe determinare il mio licenziamento immediato. “No, guarda. Niente sciaquellocheè. Fammi una piega.” “Sei la morte della creatività. E con questi occhiali sembri pure Woody Allen.” Del resto, era tanto che nessuno me lo diceva.

Sciatusciamente vostra,

Lady B.

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2 responses to “Chatouche. Tutte le sfumature della banalità.

  • Ambra

    Non fartelo lo chatouche, ti prego, è terribile!!!

  • Bricolage

    cavolo: ma possibile che siamo solo in poche a credere che qualcosa di normale tra maschio e femmina sia possibile?
    Sono conta che un uomo ama una donna, per quanto tale e disperata, questa cosa, è possibile. io ci voglio credere.
    Concordo sul fatto che se si cerca una figa di fuga e perché non si ama abbastanza l’altro.

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