“RUGGINE!” urlò lui.

Parlavo del più e del meno con una mia conoscente.

Chiacchieravamo delle solite banalità. Ultimamente mi ritrovo spesso a parlare di banalità. Forse perchè il disimpegno mentale è meno foriero di catastrofi rispetto a riflessioni di ampio respiro le quali, nella migliore delle ipotesi, mi costringerebbero a prendere in considerazione una serie di spinosissimi argomenti. Tipo per quale motivo il selciato della mia vita debba essere lastricato da idioti.

Dunque banalità davanti a un caffè. E a furia di dire banalità inizia a raccontarmi delle faccende losche. Losche al punto che persino il caffè arrossisce  e losche al punto che mi sono chiesta se fossero tutte vere. Tuttavia, dato che mi stavo divertendo moltissimo, non mi sono curata della loro veridicità e ho ordinato altri sei caffè per prolungare il piacere del racconto.

Già, perchè questa ragazza esce con un soggetto talmente imbecille da non meritarsi nemmeno la qualifica di uomo con il mestruo. L’Uomo con il Mestruo ha delle qualità…una sorta di oscura predisposizione al vittimismo che lo rende sempre martire delle circostanze. L’imbecille no. E’ imbecille e basta.

L’Imbecille si è prodotto in diverse performance di spessore che non sto qui a raccontare per intero. Mi limito ad omaggiarvi di un paio di episodi.

Lui e lei in una situazione di intimità. Luci soffuse. Televisione rimasta accesa in sottofondo, che fa sempre un po’ ambiente. Lei sente un po’ l’ansia da prestazione, vorrebbe che tutto sia assolutamente indimenticabile e allora si dà da fare. Accidenti se si dà da fare. E mentre si impegna massimamente, avendo riscontri uditivi positivi perchè l’Imbecille pare molto apprezzare le idee della sua partner, lei viene quasi colta da infarto. Giunto all’acme del piacere, l’Imbecille urla “RUGGINE!” che, in effetti, è un’esclamazione un po’ singolare da farsi in certune circostanze. Poi tutto diventa chiaro. Egli, in considerazione del fatto che la nostra sciagurata ci stava mettendo un po’ troppo a praticare atti di generosità, si era messo a seguire un quiz a premi in televisione di cui, manco a dirlo, aveva indovinato la soluzione.

Già questo sarebbe presupposto sufficiente per mandarlo al diavolo. Ma no. Allora succede un altro fattaccio. Che lui e lei stanno sempre in una situazione di intimità. Con 40 gradi e il 90% di umidità, perchè è estate. Lei continua a sperticarsi in numeri da circo, badando bene di tenere la televisione spenta, sia mai che a lui venisse in mente di comprare un materasso mentre lei è intenta a far altro. Fortunatamente, tutto va come deve e lui si reca in toilette. Lei, avendo sudato come un muflone, si sente un po’ debilitata. Si alza per andare a prendere dell’acqua, le si annebbia la vista e cade per terra, trascinandosi dietro l’abat jour. Mugola di dolore perchè, in effetti, una lampadina bollente in un occhio è quanto di più lontano esista dall’essere un’esperienza piacevole. Chiede aiuto e il furbacchione esce serafico dal bagno. “Uh.” dice guardandola “Sentivo questi spasimi e pensavo stessi godendo.” Ovvio. Da sola, per terra. E con una lampada in faccia.

Non so se tutto ciò corrisponda al vero, ad ogni modo mi sento di dare un piccolo suggerimento. Qualora il vostro uomo inizi a urlare cose sospette, tipo  che so “CALCESTRUZZO!” durante un rapporto, non continuate a fare quello che stavate facendo. Spegnete la televisione e, eventualmente, tirategli dietro l’abat jour. Prima di precipitarvi rovinosamente sopra.

Piacevolmente vostra

Lady B.

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