A ciascuno il suo posto.

Sono una persona molto carismatica. Vengo malamente perculata persino dalla stagista.

Si, perchè in tutto questo bailamme, io ho anche una stagista. Un caso umano raro. L’anello di congiunzione tra l’uomo e il celenterato. A distanza di una settimana dal suo trionfale ingresso, ancora non ha capito come inserire una spirale in un blocco di fogli. E, a distanza di una settimana, io vorrei già buttarla fuori dalla finestra. Sfortunatamente, la soluzione non sarebbe definitiva poichè lavoro a un primo piano.

Giorni fa discutevo animatamente con una mia amica circa le mie capacità -inesistenti- di orientarmi per strada. Se mi trovo in un punto A e, percorrendo un rettilineo, devo arrivare nel punto B, verosimilmente farò un paio di deviazioni non volontarie (C,D,E,F…Z) che mi porteranno a non arrivare mai. Tuttavia, perfettamente conscia di questa mia deficienza (da intendersi nel senso latino del termine, ovviamente), esco sempre con quelle 4 ore di anticipo che mi consentono di arrivare puntuale. E, comunque, considerata la mia indole non democratica, non accetto critiche in argomento. E le accetto ancora di meno da chi, aggirandosi con sguardo vacuo con una spirale per l’ufficio, spera che qualcuno la illumini sul corretto funzionamento di una macchina rilegatrice. La questione, tuttavia, non era chiara alla mia compagna celenterata. Che, con un certo tono compassionevole, mi illustrava zelantemente le strade per arrivare nel punto B. Io, cordialmente, le illustravo la strada per andarsene a fanculo e, per rendere il suo viaggio confortevole, le davo in omaggio un mucchio di fogli da rilegare.

In realtà, onde evitare che mi si accusi di mobbing, bisogna fare un passettino indietro. Siamo tutti stati stagisti e abbiamo tutti avuto almeno una volta nella vita un capo insopportabile. Io, per non essere tacciata di insostenibili accuse, mi ero messa in una predisposizione d’animo molto benevola verso questa sventurata creatura. Da pari a pari. Il risultato è stato esecrabile.

La stolta infatti ha iniziato a interessarsi al mio status sentimentale. Che non ci sarebbe nemmeno nulla di male, eh. Mi mantengo volutamente generica. Insiste. Vuole i dettagli. “Ma stai con qualcuno?” Chiede con insistenza. “No.” rispondo laconicamente. “E perchè?” Ma che minchia di domanda è questa? penso. Penso ma non lo dico. “Non sto con nessuno perchè sono insopportabile.” Un’assunzione di responsabilità che non ammette repliche. Ma al celenterato non basta. “Come mai?” Non ri

spondo. E non penso nemmeno a cosa rispondere perchè, obiettivamente, questa conversazione assume delle sfumature surreali che non

L'insostenibile

sono in grado di sostenere. Così macerando in un silenzio carico di pathos, sento su di me il suo sguardo carico di disapprovazione. “Non è una cosa buona questa.” dice dopo un po’.

“Chiedo scusa?” Il “chiedo scusa” al pari del “caro saluto” è un modo delicato per far capire che stai pattinando sul filo del vaffanculo. Ritengo che sia molto importante saper leggere tra le righe i messaggi del proprio interlocutore. Infatti, il celenterato dando prova di sè, continua. “Nel senso, quanto potrà durare così? Sei sulla trentina. Il decadimento è vicino.” Ciò detto, inizia a ridere con la grazia di un ippopotamo, sputacchiando a destra e a sinistra.  Ma soprattutto sulle lenti dei miei occhiali.

Dunque, ci sono due o tre cose fondamentali all’interno delle gerarchie socio-animali. Fra queste spicca, con una certa prepotenza, la capacità di stare al proprio posto. Se questa capacità, per un qualsiasi motivo, dovesse venir meno la soglia di tolleranza potrebbe abbassarsi notevolmente. Se, fatalmente, il tuo capo è una vecchia zitella inacidita, la tattica migliore per fartela amica non è farle notare quanto sia pericolosamente vicina al declino.

E così, in un nuvoloso pomeriggio di aprile, in un ufficio sito al primo piano di una città qualsiasi una stagista pericolosamente simile a un celenterato, si ritrovò a fascicolare presentazioni istituzionali come se non ci fosse un domani.

Stizzosamente vostra,

Lady B.

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