Idiosincrasie.

QUELLO CHE SI DICE

Che poi,no, ma chi ce lo dice a noi come si fa a scegliere cos’è  meglio?

Si sceglie cos’è meglio per noi ora, quello che ci gratifica ora, o quello che ci farà star meglio in futuro? O che in futuro provocherà meno danni collaterali?  Ma, soprattutto, si sceglie? E’ possibile mettere un freno al momento giusto e tirarci fuori da una situazione che potrebbe essere distruttiva?

Che poi, no, non è un sistema per impedirci di vivere questo? Questo creare muretti, muraglie e armature trasparenti contro le onde in cui prima o poi saremo costretti ad imbatterci non ci rende improvvisamente un po’ più grigi, un po’ più tristi? Non è forse vero che le onde, quando arrivano, si devono cavalcare  indipendentemente da quanta acqua salata potrebbero farci bere?

Non si può aspirare alla quiete, se si assume che la vita è movimento. E forse non è nemmeno vero che tutto sia gratuito, come sosteneva Sartre. Nessun giardino, nessuna città, nemmeno noi stessi. Ed è questo dover scontare anche una singola fibra di presunta serenità che porta alla Nausea.

QUELLO CHE SI PENSA

“Sai cosa c’è? Che forse non mi interessa molto. O forse non abbastanza. O forse mi interessa troppo. E allora, di fronte al rifiuto di svegliarmi, di fronte all’istinto conservatore della fuga, potrei anteporre un desiderio suicida di rincorrerti ancora. E ancora. E ancora. Perchè mi sembra che sia passato un millennio da quando ho iniziato a farlo e, in fondo, un millennio in più non farebbe differenza. Però, se invece di farti solo rincorrere, ti fermassi un attimo? Un attimo solo. Giusto per capire se esiste un modo per correre insieme, senza obbligarci a estenuanti ripetute. Perchè magari, se ci fosse, io potrei adeguare il mio passo al tuo. Potrei mostrarti che esiste una dimensione nascosta in cui, unendo piano i respiri, si arriva comunque alla meta. Perchè non sempre “uno” significa meglio o che “due” vuole dire compromesso. Perchè magari le diversità, quelle diversità che sembrano condizione imprescindibile di disunione, possono essere momento di incredibile complementarietà. Potrei. Vorrei. Non posso perchè non vuoi. E allora dovrei arrabbiarmi moltissimo. Potrei mettermi proprio l’anima in pace e guardare da un’altra parte. Dovrei. Potrei. Non posso perchè non voglio. Perchè tra ragione e sentimento c’è in mezzo Jane Austen. E tra te e me solo delle linee su una cartina geografica.”

COME CI SI FIRMA QUANDO SI DICE QUALCOSA

Lady B.

COME CI SI FIRMA QUANDO SI PENSA

-M

 

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