Prima persona plurale del verbo avere. Modo indicativo.

Oggi mi sono alzata alle 6 perchè dovevo iniziare a lavorare alle 7.30 [gratuitamente, perchè in un momento di crisi è estremamente volgare essere attaccati al vil denaro]. E quindi, per evitare di prendere la multa N+1, che avrebbe si consentito il pareggio in bilancio del mio comune di residenza ma avrebbe reso oltremodo infelice la sottoscritta, sono andata a lavoro a piedi. In tuta. Col cambio in borsa. Che fa molto mitteleuropeo. Peccato che poi le mie attitudini internazionali si siano scontrate con la bieca realtà italiana. Che impone spostamenti con dei mezzi che manco a Calcutta e che, inevitabilmente, determina la trasformazione dell’essere umano in una creatura orrenda trasudante catrame. E così, fresca di bitume, scendo dal tram, pesto un profumato ricordo di cane e entro in ufficio. Dopodichè si scatena un inferno dal quale riemergo dopo ore in condizioni tremende. Mentre agonizzo in silenzio sulla mia scrivania arriva il mio capo. Che poi mica ho capito se è proprio questo il mio capo perchè, per diverso tempo, ho creduto che il mio capo fosse un altro. Forse è un surrogato del capo. Cioè di quello che io credevo fosse il mio capo. “Certo che oggi abbiamo fatto proprio un miracolo, eh?”. Mi dice con fare complice. Sento gonfiarsi una vena in mezzo alla fronte. Sorrido, nella speranza che la contrazione volontaria dei muscoli facciali non provochi l’esplosione della vena. Che potrebbe in effetti determinare un brutto effetto flou sul mio viso. Sorrido e penso che si, in effetti non ti ho mai visto nell’ultima settimana uscire con me alle 22.00 dopo essere stata insultata da chiunque e in tutti i modi e che no, quelli sono i miei appunti e se tu levassi le tue graziose terga dalla mia scrivania io potrei rispondere al telefono per prendermi qualche (im)meritato vaffanculo.

Abbiamo. Prima persona plurale del verbo avere, modo indicativo. Usato e abusato in modo improprio dal 90% della popolazione italiana. E il 10% rimanente, che conosce anche l’uso del modo condizionale e di tanti altri modi che servono a dare una certa coerenza tra frasi, azioni, va a finire che se la prende sempre nel cosiddetto secchio.

Ci sarebbe (condizionale) una sfera in cui la prima persona plurale del verbo avere modo indicativo dovrebbe essere utilizzata. Efoto (8) dovrebbe essere una sfera più privata, in cui due soggetti si confrontano, parlano e con estrema chiarezza si dicono le cose. Una sfera dove il condizionale non deve essere usato perchè, a differenza di contesti più ampi, crea solo confusione. Una sfera in cui anche il non detto deve essere all’indicativo. E deve essere seguito da un comportamento coerente. Perchè altrimenti si genera ancora più confusione e la confusione genera dolore. E visto che ce ne sono già tante di occasioni per provare dolore, perchè non ce ne risparmiamo un paio giocando, non dico a carte completamente, ma almeno parzialmente, scoperte? Anche perchè sia mai che, essendo chiari in modo inequivocabile, uno non si liberi di tante seccature.

Per cui, alla fine di una giornata in cui sono piovuti insulti come se non ci fosse un domani, mi viene da pensare che se alle parole facessimo corrispondere le azioni, saremmo tutti molto meno incazzati.

Vostra all’indicativo

Lady B.

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