Citofono, grazie de tutto.

“Scendi per un caffè?

Ecco. Beccata. Io ho un pessimo rapporto con il telefono. La linea fissa la considero come un estraneo che occupa la mia casa e del quale mi devo sbarazzare affiliandomi magari ai Casamonica. E lo stesso vale per il citofono. Non rispondo al citofono e manco mi alzo dal divano per vedere chi è. Tanto, se devo ricevere visite, lo so in anticipo. Se non le devo ricevere è sicuro quello della Folletto che me deve martorià i pomeriggi per dimostrarmi con ripulire un tappeto su cui è caduto del tonno. Odio i tappeti e il tonno me fa schifo.

Ieri è suonato il citofono, per l’appunto. Ho commesso l’imperdonabile errore di risponde. Era un mio amico. “Scendi per un caffè?” “No.” “Salgo?” “No.” “Beh ma…” “Ok, scendo.”

Scendo ma, per evidenziare quanto fosse inopportuno tutto questo, faccio di tutto per sembrare una barbona. “Senti, ti devo chiedere un favore.” Male. “Mi accompagni all’asilo?” Rimango in silenzio ma solo perchè non capisco. “In che senso?” “Nel senso che devo iscrive mio figlio”. Cazzo. M’ero dimenticata che, non solo s’è riprodotto, ma s’è riprodotto da un anno almeno. “Ma G.?” [G. è la legittima titolare del pargolo] “Non può venire. Me prende male andare da solo”.

Andiamo. Io, ricordo, sembro una barbona. Arriviamo all’asilo. Tutto colorato, tutto pulito. Sembra la Svizzera degli asili. “Anvedi, quanti ragazzini!” “Dai? Giura. Guarda che mica stai dal carpentiere. Che pensavi de trovà? Plastici in calcestruzzo?”

La signorina tutta sorridente ci accoglie. Guardandomi ragionevolmente schifata. E, ovviamente, parla con me. “Allora signora, quanti anni ha il bambino?” Penso “ma signora a chi?” poi mi si fa improvvisamente luce. E a quel punto non solo sembro una barbona, ma pure una disadattata perchè rispondo “Mah, approssimativamente, ha un’età compresa tra l’anno e mezzo e i due”. Segue un imbarazzato silenzio.

Le scene successive sono dei frame confusi di domande a cui non rispondo e alle quali risponde -male- il mio amico. [“Noi seguiamo il metodo Montessori” “E che è?” “Signore, lei ha un buco sulla maglietta”]

Usciamo.

“Vabbè. A me sto asilo mica m’ha convinto.” “Vabbè, ma non avresti fatto una figura così schifosa manco se te chiedeva de risolve un’equazione a 16 incognite. Te devi ringrazià se non chiamano i servizi sociali”.

Torno a casa. Mi butto sul divano. Risuona il citofono. Tutti quelli che sono autorizzati a chiamarmi e/o a farmi visita a quest’ora sono a lavoro. Purtroppo sono una persona gentile. Rispondo. “Chi è?” “Sono Christian della Folletto…mi fa entrare per una dimostrazione gratuita?” “No! Signola no c’è. Io no può aplile. Scusa eh, scusa”.

Vaffanculo pure al bon ton.

Lady B.

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