Di ipocondrie e analisi

Grazie alle mie ipocondrie, appena arrivata in India mi sono autodiagnosticata 9 o 10 malattie incurabili. Visto che la pacifica convivenza a due poteva essere messa subito a dura prova dalle mie costanti autopalpazioni davanti allo specchio (“chedicihoinodulidellacervicaleingrossati?”) decido di farmi fare un check up. Vado a farmi visitare in una clinica privata. Esordisco con “Mr. Doctor I have a terrible pain in my upper arm” che, nel mio linguaggio significava “mi fa male un braccio. E’ una cancrena -come credo- o forse una contrattura?” Il medico mi guarda schifato e mi fa uno strano gesto che poi scopro significare “paga e mettiti in fila”. Già perché io, avendo accolto il mio dolore al braccio con i riguardi di un infarto, avevo scavalcato il triage e mi ero piazzata davanti a quello che credevo fosse un medico. In realtà era uno che passava di la’, una specie di inserviente con il camice. Vabbe’, pago e mi metto in fila. Dopodiché vengo risucchiata in un turbine di passaggi di stanze con mille dottori / dottoresse diversi. Eh, perchè in India, nelle cliniche private, check up significa che ti rivoltano come un calzino, facendoti ogni tipo di analisi. Peccato che la mia cognizione della faccenda in quel momento fosse pari a zero. Il dramma comunque si consuma subito. Nella prima stanza, un signore, forse un infermiere, mi dice imperiosamente “STOOL!”. In 25 anni di pratica di lingua inglese non avevo mai sentito questa parola. Nel dubbio, dico
“Ok. Stool…” E mi siedo su una poltroncina.
“No madam. Not here. Stool!”
“Stool what?”
“Stool here is forbidden”
Mi innervosisco e inizio a parlare italiano, gesticolando in modo molto italiano “Scusa eh, prima mi dici di stool qui, poi mi dici che stool qui è vietato…ma io che devo fa?!”
L’indiano e’ confuso. Mi da una scatoletta, protesta in hindi e mi dice “Ok stool. Quick.”
Apro la scatola e vedo che c’è un contenitore. Leggo le istruzioni che fortunatamente sono anche in italiano “stool sample” “contenitore per le feci”
Vabbe’, secondo il pover’uomo volevo, ecco, stool nel suo studio. Esasperato, ha ceduto e probabilmente in hindi mi ha detto “ma caga un po’ ndo te pare, basta che te sbrighi”. Mi sono vergognata come una ladra, quindi esco di corsa dallo studio e lo cerco. Mi aspetta fuori. Gli spiego il fraintendimento, cerco anche di scusarmi in tutti i modi possibili. Nel tentativo di risollevare una situazione irrimediabilmente compromessa, cerco di fare qualche battuta, tipo dell’ironia sulla mia naturale regolarità. Speravo ridesse perchè io volevo buttarmi fuori dalla finestra nella speranza di essere schiacciata da una vacca. Mi guarda molto seriamente e in modo compito mi dice che sarebbe bene che mangiassi dei ladyfingers. Visto che per me “ladyfingers” sono, letteralmente, “dita di signora” ho evitato di chiedere chiarimenti e, simulando una certa compostezza, l’ho salutato inciampando subito dopo per le scale. Al termine della giornata avevo fatto: analisi del sangue, ECG, esame per la tiroide, raggi x, ecografia pelvica, visita oculistica, visita dal fisiatra, controllo della funzionalità renale e controllo del colesterolo. Non c’ho niente. Però il braccio mi fa male lo stesso, dunque a giorni alterni e, soprattutto, di nascosto, continuo a pensare ad una dilagante cancrena che probabilmente ora è arrivata al cervello.

Lady B.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: