Lo Zerbino

In India alcune cose non si possono mangiare. Tipo la mucca. E dunque, a un certo momento, la tua dieta si inizia a comporre prevalentemente di pollo tanto che la mattina è sempre  bene controllare che non ti siano uscite delle piume sul corpo. Molti, per questa ragione e un po’ anche per una ritrovata spiritualità, decidono di diventare vegani. Io li ammiro moltissimo perchè, dando mostra di una forte capacità di autocontrollo e di rispetto per le altre forme di vita, riescono a fare a meno di cose, tipo il prosciutto, che io mi inizio a sognare di notte.

Tornando alla vacca, oggi ho avuto una discussione interessante a un mercatino con un Baba. I Baba sono delle specie di santoni che vanno in giro vestiti con una povera veste arancione. Alcuni vivono di beneficenza, senza detenere alcuna proprietà. Altri sono un po’ più paraculi e, dietro la storia del supporto spirituale, costruiscono vere e proprie fortune. Del resto, spesso il mondo va così. Comunque oggi mi sono imbattuta in questo Baba che mi ha chiesto se fossi vegetariana. Rispondo di no, dicendogli anche che mi dispiaceva se il mio comportamento potesse essere fonte di offesa (qui è messa in linguaggio aulico, ma la discussione è stata tipo “आप शाकाहारी हैं ?” “Eh? Ma che cazzo dici?” fino a quando non è intervenuto l’autista a tradurre, evitando che ci prendessimo a male parole ciascuno nella propria lingua).

Comunque il Baba mi ha detto che ciascuno deve essere libero di comportarsi secondo quello che il proprio cuore e la propria mente suggeriscono. E che lui non può mangiare carne e, in particolar modo la mucca, perchè essa è considerata “Gaumata”, ovvero una mamma che nutre. Ci siamo salutati molto amichevolmente e lui mi ha donato una collanina di Rudraksha. Che altro non sono che dei semini sacri poco più piccoli di una noce.

Manco a dirlo, Ho una drammatica esperienza con i rudraksha. Qualche mese prima del mio trasferimento a Delhi, colui con cui divido il sentiero della mia vita mi manda via whatsapp una strana foto “Ho comprato un’opera d’arte!” mi scrive. E la foto mostrava un enorme cerchio con un diametro di almeno 2 metri, al lato del quale troneggiavano due semicerchi. Il tutto di un sinistro color marrone. “E’ fatta di noccioline” sentenziò. E io non commentai, poichè la distanza consente di passare sopra a molte cose, compreso un enorme cerchio fatto di noccioline, alto 2 metri che troneggia su una parete del salone. Col tempo, vista la forma, lo abbiamo ribattezzato “Lo Zerbino”, ma sempre con affetto.

Casualmente, scopriamo che Lo Zerbino non è fatto di noccioline. Bensì è composto di diverse migliaia di rudraksha. Per farvi capire, è come se in salone avessimo appeso un ritratto 4X4 (metri) di Padre Pio. Solo che, stando ad alcuni precetti hindu, davanti a questi rudraksha, molte cose proprio non si possono fare, altrimenti si sprigiona energia negativa e il tuo karma, per dirla con un francesismo, va a farsi fottere. Nel dubbio, cerchiamo sempre di mantenere un certo contegno davanti a Lo Zerbino, che nel frattempo abbiamo saputo che raffigura l’occhio di Shiva.

L’altra mattina, mi sono alzata per andare a fare il caffè. Scalza. E senza occhiali. Nel mezzo del corridoio sento un dolore lancinante alla pianta del piede. Come quando si pesta un mattoncino di Lego a piedi nudi. Muovo un altro passo e lo stesso dolore lo sento anche all’altro piede. Essendo una persona posata, penso subito a uno scorpione e inizio a redigere un testamento mentale. Poi, recuperata la mia innata grazia, alzo il piede e ci trovo conficcato dentro un rudraksha. Metto a fuoco con difficoltà la scena. Per tutto il corridoio ci sono festosi rudraksha che mi vengono incontro. Non volendo credere a un fenomeno paranormale, apro il canale uditivo e sento un rumore sordo. “toc-toc-toc-toc” seguito da “tric-tric-tric-tric”. Vado con circospezione in salone e mi ritrovo una scena agghiacciante davanti.

Il gatto, approfittando del nostro riposo notturno, aveva deciso di approfondire meglio la sua amicizia con Lo Zerbino e, con mefistofelico zelo, aveva iniziato a staccare tutti i rudraksha, seminandoli per tutta casa. Vorrei urlare ma non posso. Temo rappresaglie dalla parte umana della casa che ancora giace inconsapevole nel letto. Compio un’azione educativa sul gatto grazie all’ausilio di una pantofola poi, come la piccola fiammiferaia, raccolgo tutti i semini da terra. E li incollo nuovamente a Lo Zerbino. In silenzio e a luce spenta. Senza aver preso il caffè.

Oggi mi godevo un po’ di sole dalla finestra. Quando sento “toc-toc-toc-toc”. So bene cosa significhi. E tuttavia, avendo il gatto già scassato un coperchio di vetro e un vaso, decido di ignorarlo. Poco dopo, infatti, la seconda metà umana della casa si accorge del dramma e, trasformandosi nel Vendicatore dello Zerbino, si appresta a intavolare un negoziato col gatto. Che nel frattempo ha rovesciato una caraffa d’acqua sulla poltroncina.

La vita, a volte, può essere crudele.

Lady B.

 

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