Changing Season

A Delhi c’è un clima particolare. Molti direbbero orribile, ma è più corretto mantenersi nell’ambito generico del “particolare”.
Un inverno che dura circa 10 giorni, una primavera che dura qualche mese, un caldo micidiale che forse è estate ma che Vivaldi avrebbe forse inserito nella stagione “Microonde” che dura un paio di mesi, il monsone (due mesi e mezzo di pioggia torrenziale unita a un caldo appiccicoso che determina un rinfoltimento della popolazione delle zanzare che cercano di decimare la specie umana), una seconda primavera che altro non è che un preludio al già citato finto inverno.
Tra una stagione e un’altra c’è un periodo, di una settimana circa, di intermezzo. In cui, secondo i miei indiani di riferimento, Arti e Satish (ovvero la maid e il driver), succede qualunque cosa. Periodo genericamente chiamato “Changing season”.

“Sono un po’ raffreddata” “Changing season”
“Devo aver mangiato qualcosa che mi ha fatto male” “Changing season”
“Mi fa male il collo” “Changing season”
“Il gatto ha un occhio gonfio” “Changing season”
“A Delhi ci sono le elezioni” “Changing season”.

Qualunque fenomeno, atmosferico, politico o di salute, è causato da questo “Changing Season”.
Ed è bene tenerlo a mente.

La settimana scorsa, inIMG_0128 preda ad un afflato di casalinghitudine, decido di andare al mercato. Che ovviamente non è come andare al mercato di Testaccio. E’ più una specie di inferno dantesco dove vieni risucchiato in gironi di vario tipo. Il girone vegano costituito da chilometri di banchi con frutta talmente misteriosa che all’inizio avevo scambiato per lanterne di cartapesta; il girone del pollame, in cui se ti dimostri un po’ troppo interessato alla merce, rischi di ritrovarti il venditore che tira il collo alla gallina davanti ai tuoi occhi provocandoti traumi psicologici irreversibili. Poi c’è il girone del pesce. Non so se avete presente dove si trova Delhi. Al nord. Nel bel mezzo del niente, zero sbocchi sul mare. Per cui diventa lecito chiedersi da dove venga questo pesce. Credo che se lo interpellassimo potrebbe risponderci che lui stesso non vede il mare dal 1913. Tra un banco e l’altro, si vedono gironzolare scimmie, mucche e cani.
Dopo un’ora di girovagare disperato, decido di fare il più banale degli acquisti. Quattro pomodori e mezzo chilo di piselli freschi. Acquisti non molto sensati ma che mi avevano riempita di orgoglio, non fosse altro perchè mi ero fatta capire dalla fruttivendola.
Torno a casa e sistemo tutto nel frigo. Tempo mezz’ora vengo chiamata da un’allarmatissima Arti. “Che hai comprato Madame?! Vuoi uccidere tutti?!” E che ho comprato? Pomodori all’arsenico? “In che senso?” chiedo. “Ma Madame, che non lo sai che non si comprano i piselli freschi durante changing season? Ci sono dei batteri tremendi che vi faranno venire enormi pietre nello stomaco”. Questa è una traduzione letterale della spiegazione di un fenomeno sconosciuto che, giuro, non avrei voluto provocare nemmeno nel mio peggior nemico. “Madame, bisogna buttare tutto. Ed è meglio se non vai al mercato, ci penso io”. Ecco. La mia autostima ha toccato un livello drammaticamente basso. In ogni caso, ben mi sono guardata dal confidare alla mia metà migliore che la mia ignoranza in materia climatica stava per costargli la vita.

Stamattina, la sopracitata metà migliore cerca di farsi la doccia. Poca acqua calda, anzi zero. Valutiamo che possa essere colpa dello scaldabagno o della scarsa pressione. “Chiama il plumber e vedi cosa ti dice.” che, considerati i precedenti, suona come una minaccia. Nicchio un po’, perchè sono certa che il plumber non ci sarà e mi manderà suo cugino, il temibile elettricista, e non risolveremo niente.
Mentre ragiono sul da farsi, compare Arti. Le spiego il mio problema e insieme guardiamo lo scaldabagno. Io la osservo di sottecchi perchè, onestamente, mi sembrava un po’ inutile rimirare lo scaldabagno da sotto. “Che dici? Chiamiamo il plumber?”. Silenzio. Un silenzio carico di disapprovazione. “Madame.” mi dice con voce stentorea, scandendo bene le parole. “No need to call the plumber”. Si sistema la dupatta in testa e va in cucina. La seguo “Perchè?” “Ancora non hai capito? Siamo nel changing season!”

E dunque in un assolato pomeriggio di febbraio, mi trovo davanti a un monitor cercando di trovare un modo per spiegare al mio compagno che, durante il changing season, non si comprano i piselli e non si chiamano gli idraulici. E, se proprio vuole farsi la doccia calda, può sempre scaldare l’acqua con la pentola. Non con il bollitore elettrico. “Changing season, Madame, il bollitore si è rotto.”

Ed è subito India

Lady B.

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