Di droni e gabinetti

Ognuno ha le sue idiosincrasie. Io ce le ho con l’inquilino del primo piano, chiamato per comodità First Floor.
First Floor è un signore indiano contro il quale io non avrei niente, eh, se non fosse che ogni tanto, e comunque sempre tra le 6 e le 10.30 del mattino, decide di far tremare i muri di casa facendo dei rumori irripetibili.
Per non menzionare il fatto che, per via di una supposta volontà di Dio che deve avergli confidato che è giusto così, si è sentito in dovere di prendersi l’acqua del nostro tank per diversi mesi lasciandoci a secco.

First Floor, inoltre, manco fosse una spia del KGB, è convinto che qualche losca cospirazione sia stata ordita nei suoi confronti, dunque si aggira sempre con fare piuttosto circospetto nella tromba delle scale del palazzo. E così ogni volta che torniamo a casa, lo troviamo nascosto dietro lo stipite della porta che ci osserva.
First Floor ha anche una moglie, un figlio completamente pazzo e una quantità non calcolabile di personale di servizio.

Il mese scorso c’è stato un gran fermento al primo piano. Gente che andava e veniva, spostamenti di vasi, e l’immancabile trapano delle 6.30 del mattino durante il sabato. Però, avendo deciso di non porci alcuna domanda in merito, non ci siamo interessati di quello che stava facendo. Commettendo forse un imperdonabile errore.

Una fredda mattina di fine dicembre, accompagno alla porta la mia metà migliore che, intabarrato come se vivesse in Alaska, se ne andava a lavoro. Poi, con fare bellicoso, mi armo di cioccolata e vado a infilarmi sotto le coperte. Per rendermi subito conto che avevano deciso di demolire il palazzo con tutti gli abitanti dentro. Mi vesto di corsa e esco sul mio pianerottolo da dove, peraltro, provenivano i rumori più sinistri. Una secchiata festante di polvere di cemento viene ad accogliermi, infilandosi nelle narici e provocandomi un embolo. Alzo gli occhi e, tra la nebbia e le macerie, vedo un tipo abbarbicato su una scala che ci stava dando veramente sotto con un trapano.
“Sono le 9 del mattino. Cosa sta facendo?”
“Sorry, sorry madame”.

Parentesi.”Sorry Sir/Sorry Madame”.
La frase che sentirete pronunciare più spesso in India, in qualunque circostanza, e che comunque non significa affatto che il dispiacere della persona che la pronuncia comporti la sospensione immediata dell’attività molesta messa in atto.
“Sorry Madame” è l’equivalente del “No problem Madame”, con l’aggiunta del dolo.

Dunque “Sorry, sorry Madame”
Silenzio. Mi aspettavo che l’uomo scendesse dalla scala e se ne tornasse da dove era venuto.
“Sorry sorry”
Eh.
Mi guarda. Alza le spalle e riprende a trapanare. Finendo peraltro di ricoprirmi di polvere, dal momento che mi trovavo esattamente sotto di lui.
Non posso farci niente. Se ha deciso di fare in modo che la palazzina assomigli a una groviera, le mie proteste sono inutili. Tanto vale che esca.
Vado a farmi un giretto. Torno. E vedo che tutta la strada guarda con interesse il palazzo. Davanti al cancello troneggia, splendente al sole, una specie di enorme drone che gira e si illumina persino di rosso. Una specie di mega telecamera stroboscopica.
Guardo Satish. “Madame, First Floor is crazy for”. Altra parentesi: Satish inserisce la particella “for” ovunque. “Nice weather for” “Hello Madame for”. E se si agita, la quantità di “for” inseriti all’interno di una frase aumenteranno in proporzione geometrica.
“Ma Satish…che è successo?”
“Eh Madame. First Floor for crazy for put some cameras for security. For”. Che credo volesse dire che First Floor ha deciso di rendere il palazzo più sicuro degli uffici della Spectre. Entro e noto che ci sono telecamere ovunque. Persino in terrazzo.

Torna a casa il mio lavoratore preferito. Noto un certo candido stupore nei suoi occhi “Hanno impalato C1B8 davanti al cancello” dice. “First Floor” rispondo. E questo taglia ogni ulteriore obiezione.

L’altro giorno comunque First Floor ha dato il meglio di sè. Ero in terrazzo, piantavo dei fiorellini stagionali in alcuni vasetti colorati, compiacendomi della mia sensibilità artistica. A metà pomeriggio compare lui, First Floor, seguito da uno stuolo di persone che trasportavano delle cose evidentemente molto pesanti. Lo osservo di sottecchi. Con la mia palettina per il giardinaggio stretta in mano.
Vorrei dire qualcosa ma non posso perchè sono sopraffatta dall’angoscia. First Floor, approfittando della bella stagione, ha deciso di montare un enorme cesso al centro del terrazzo. “Così, quando darò una festa, i miei ospiti potranno andare in bagno senza dover fare le scale.”

E niente, io con i miei fiori, i miei vasetti colorati e i miei guanti di plastica e la mia sensibilità artistica un po’ troppo occidentale ero l’incarnazione della banalità.

Lady B.

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