“Forse gli dai troppa acqua”

Per motivi di carattere burocratico, sono dovuta tornare in Italia per un po’.
Roba di qualche settimana.

E mi sentivo un po’ in ansia. Mi chiedevo se il gatto si stesse prendendo cura della mia metà migliore così come gli avevo chiesto prima di partire; mi chiedevo se l’elettricista, chiamato circa 20 giorni prima, si fosse presentato a casa per sistemare un paio di cavi scoperti; mi chiedevo, più in generale, se tutto fosse in ordine.

Tra i vari interrogativi, ve ne era uno piuttosto spinoso. Le palme.
Si, perchè in terrazzo, tra una peripezia e un’ altrFeatured imagea, avevo piantato delle palmette nane. Palmette nane che avevano sempre un aspetto un decisamente malaticcio e che generavano molte preoccupazioni nella sottoscritta. Tra cui: come è possibile che in un Paese dove le palme crescono pure in mezzo alla strada, io riesca a farle morire con italiana disinvoltura?

Un giorno scopro che la mia fedelissima Arti, nel tentativo di alleviare le mie fatiche botaniche, aveva assunto una specie di giardiniere. “Madame, lui in realtà consegna la posta, ma è molto povero.” Come a dire “passati una mano per la coscienza e fai innaffiare le piante a lui”. E quindi è stato assunto un giardiniere. Con buona pace del giardiniere del mio cuore che lo guardava di sottecchi, convinto che fosse proprio lui la causa della morte precoce di tutte le piante, comprese le erbacce.

Periodicamente andavo in terrazzo e, sconsolata, vedevo ingiallire tutte le palme mentre la vegetazione intorno cresceva rigogliosa e colorata.
Sotto la guida del giardiniere, comodamente seduto su una sediolina di bambù, ho cambiato vasi, messo concime, spruzzato pesticidi rischiando l’avvelenamento. Niente. Sempre più gialle.

In Italia ne parlo con l’altro giardiniere della mia vita, colui che fa fiorire anche i rami secchi. Mio padre.
“Secondo me” sentenziò una mattina mentre impastava concime di vacca con terriccio, rendendo l’ambiente piacevolmente profumato “gli dai troppa acqua. Devi innaffiare di meno”.
Mi appunto a mente il consiglio e me ne torno rapidamente in cucina, lontano dal posto prescelto per fare lavori appestatori. Lo studio.

Torno a Delhi. Il gatto si era preso cura della mia metà migliore, dell’elettricista nessuna traccia. Tutto in ordine.

“Che hai per caso innaffiato le piante?” chiedo con fare disinteressato all’amata metà. “Certo che no” risponde.
Decido di fare un salto in terrazzo. E, visto che è una stagione un po’ strana e piove con frequenza, mi porto un cappellino.

Apro la porta e non posso credere ai miei occhi.

Sotto al diluvio universale, con tanto di tuoni, c’è il giardiniere, armato di ombrello. Avendo preso molto sul serio il suo lavoro, sta innaffiando abbondantemente le piante la pompa da giardino.

“Hello Madame, che tempaccio eh?”
“Eh si. Mi raccomando, innaffia bene eh…”
“Certo Madame. Ho anche l’ombrello.”

Rientro a casa e incontro lo sguardo della mia metà migliore. Che è uno sguardo un po’ più bello del solito perchè ha il sapore della quotidianità

Lady B.

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