Di mucche e di pavoni

In un impeto di creativo consumismo, la scorsa settimana abbiamo fatto un acquisto. Un enorme pannello di tela raffigurante mucche e pavoni. Mucche e pavoni che graziosamente si alternano su uno sfondo dorato. Detta così, è il non plus ultra del cattivo gusto.
Però queste mucche hanno un’aria talmente serafica che, a loro modo, infondono serenità. E questo è stato anche quello che ho detto alla mia metà migliore che, esterrefatto davanti a questo mio irrefrenabile desiderio bovino, cercava di attirare la mia attenzione su scene meno bucoliche e un pochino più sobrie. O almeno non dorate.
Comunque il pannello e la sua cornice minimal, ovvero lastroni di legno altrettanto dorati lunghi almeno mezzo metro per parte, hanno fatto il loro ingresso in casa. Per la gioia mia e del gatto che, subito, ha ispezionato la qualità del legno dandogli un morsetto.

Dopodichè la mandria è stata appoggiata in corridoio, in attesa del da farsi. Inutile dire che il peso del pannello era di gran lunga superiore al mio e che per attaccarlo al muro, avrei avuto bisogno di un aiuto.
Decidiamo che il posto perfetto per tutte quelle mucche è la camera da letto. Poi il mandriano della mia vita, avendo dato il suo parere artistico, decide che sia molto appropriato che io me la sbrogli da sola.
Dopo un rapido scambio di idee con Arti decidiamo che il marito, Chander, non è adatto allo scopo. Anche perchè egli, per ragioni misteriose, è intento a passare l’aspirapolvere sulle pareti del salotto.
“Madame. Dobbiamo chiamare il cugino di secondo grado dell’elettricista. Quello sa fare tutto.”
Io ho qualche idiosincrasia con l’elettricista e sono molto restia a chiamare un suo lontano parente. Ma Arti è irremovibile. “Madame, se chiamiamo l’elettricista, il quadro vi cadrà in testa di notte e vi schiaccerà. Se non chiamiamo il cugino ma un’ altra persona, vi cadrà in testa lo stesso”
Il ragionamfoto (1)ento, lì per lì, mi è sembrato coerente. Chiamiamo il cugino dell’elettricista. Nemmeno facciamo in tempo ad attaccare il telefono che bussano alla porta. Mi sembra un miracolo. Apro. “Salve, sono l’artista del bambù. Non è che avete bisogno di un panchetto?”. Qualcuno mi dovrà spiegare, prima o poi, come mai ogni volta che si nomina, anche tra le mura domestiche, l’elettricista, compare subito questo losco figuro.
Comunque ben presto il nostro uomo arriva. E’ sdentato e ha un dito nero. Decido di non farmi sopraffare da un’immagine che lo vede prendersi a martellate sui denti e sulle dita delle mani, e lo faccio entrare. Spieghiamo la situazione.
“No problem. Kein Problem”. Mi dice in tedesco. “Madame, tu ora vattene in salone e non ti preoccupare eh.” mi dice Arti.
Per quanto io trovi sospetta questa volontà di buttarmi fuori dalla mia camera da letto, accetto di buon grado il consiglio/ordine. Del resto, se qualcuno dovesse morire, non vorrei assistere.
Dopo un minuto sento 3 o 4 tonfi. “MADAME!DON’T WORRY!” mi urla Arti dal corridoio “Ma, soprattutto, Madame, rimani sul divano!”
A questo punto, sono certa che sia successo l’irreparabile e che lei stia cercando di buttare quel che resta del cugino dell’elettricista giù dalla finestra.
Mi affaccio in camera. Che sembra casamicciola. Il letto è stato spostato, i tappeti sono sottosopra, Arti, spalmata contro il muro, sorregge il pannello ma, soprattutto, il cugino dell’elettricista si dimena come un tarantolato brandendo il trapano come se fosse una clava. Non riuscendo a capire quale fosse il problema, cerco di mettere meglio a fuoco. In questo quadro già di per sè poco rassicurante, si è inserita una figura ancor più destabilizzante. Una sorta di fattore K. Il gatto.
Che, volendo partecipare alla festa, si è aggrappato con tutte le zampe alla schiena del pover’uomo. Il quale ha mollato il quadro, che è caduto in testa ad Arti la quale non ha mollato la presa ma sono certa che stia snocciolando un rosario di insulti in direzione dell’elettricista, del gatto e forse pure mia.
Entro, prendo il gatto e mi scuso con l’elettricista. Che mi dice qualcosa. “Madame, non so cosa abbia detto. E’ tibetano”. Non credo sia una citazione del Dalai Lama sull’armonia, comunque, mi allontano preventivamente.

Dopo un paio d’ore, i due riemergono da quel luogo di dolore che è la camera da letto.
Il quadro è perfettamente fissato e, cosa straordinaria, è anche centrato bene.
Chiedo all’elettricista se posso offrirgli qualcosa da bere, per lenire il mio senso di colpa. Mi guarda con sufficienza e, accennando un saluto affettato, se ne va.
“E’ un brav’uomo” dice Arti “Ma sai Madame, i tibetani per via di questa brutta storia con la Cina sono sempre un po’ nervosi”.
Prendo la spiegazione per buona, per quanto credo che più che la questione tibetana, sia stata una sordida faccenda felina ad aver creato tensione.

La mia metà migliore torna a casa e guarda il quadro. “Sta bene qui! E’ pure dritto!” esclama candidamente sorpreso. Ma io non ho il coraggio di confessargli che dietro quel quadro attaccato magistralmente, c’è stato un brutale spargimento di sangue.

Lady B.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: