La maledizione dello yoga

Ci sono dei giorni in cui mi stramaledico.
Tipo quando decido che, vivendo in un paese per definizione fricchettone, devo fare tutto ciò che di fricchettone esista.

Per un periodo piuttosto lungo, ho concentrato tutti i miei sforzi nell’acquisto compulsivo di oli essenziali e di incensi. Quando il livello delle polveri sottili in casa aveva raggiunto un picco tale da far venire l’asma anche al gatto, ho ritenuto più sensato fare qualcos’altro.

“Sai, dovremmo iniziare un corso di yoga”
“Mh”
“Non mi sembri contento”
“Mi stai per tirare una fregaturFeatured imagea. Perchè parli al plurale?”
“Perchè ho trovato una signora che viene a farci lezione a casa! Non è una notizia meravigliosa?”
“Mh”
“C’è solo un piccolo problema legato all’orario. Ma sono sicura che affronterai la cosa con maturità”
“Cioè?”
“Viene domani alle 7”
“Di sera?”
“Beh, no. Lo yoga si fa la mattina…”

A questo punto facciamo calare un sipario sulla crisi epilettica che ha quasi colto la mia metà migliore, che ha gestito con calma, dignità e classe la notizia che, per i prossimi mesi a questa parte, ogni martedì e ogni giovedì dovrà alzarsi alle 6.30 per praticare la nobile arte dello yoga. Della quale, peraltro, non gliene poteva fregare di meno.

Comunque la mattina alle 7, puntuali, iniziamo.
La signora è molto energica, io sono entusiasta, qualcun’altro assomiglia a un cumulo informe di panni ammucchiati su una sedia ma, stoicamente, si trascina sul tappetino.

Dopo 3 minuti di orologio, inizio a tornare sui miei passi. La signora mi sta tirando una gamba verso una direzione ignota.
“Senti che ti si stanno aprendo le articolazioni?”
“Io sento che mi sta staccando la testa del femore dal bacino…”
Dietro di me, il silenzio. Sono certa che la mia metà migliore stia sghignazzando pensando probabilmente che la disarticolazione dei miei arti inferiori sia la giusta punizione.
Non godrà a lungo dello spettacolino poichè la signora, che si chiama Raju, si concentra presto su di lui e, puntellandogli un ginocchio nel bel mezzo della schiena, gli tira indietro un braccio facendo in modo che il torace si alzi dal tappetino.
Egli è molto rosso. Sbuffa e, sono certa, pensa molte parolacce. Non può dirle perchè dalla sua bocca escono solo rantoli soffocati.
Dopo averci spiegato il perchè avesse tentato di amputarci braccia e gambe, Raju passa ad altri esercizi.
“Bene” dice la signora “Ora accovacciatevi sulle gambe e alzate le braccia verso l’alto”
Sembriamo due uova di Pasqua. L’uovo del mio cuore, tuttavia, non riesce bene a bilanciarsi e rociola rumorosamente per terra, schiantandosi nei paraggi dello spigolo del tavolo di vetro.
Vorrei ridere ma sospetto che se lo facessi, mi arriverebbe qualcosa in testa. Tipo una scarpa.
Dopo un’ora di agonia, Raju ci saluta cordialmente e se ne va.

Rimaniamo in silenzio. Sono certa che il mio sportivo preferito stia per cassare senza appello ulteriori lezioni e in cuor mio me ne rallegro. Per quale motivo dovremmo alzarci alle 6.30 e farci suonare come tamburelli per un’ora?
“Sai” dice “devo riconoscere che hai avuto una buona idea. Mi sento molto meglio. Dobbiamo assolutamente continuare”
Sento un gelido vento siberiano corrermi lungo la schiena.
Posso dirgli che io non riesco a tirarmi su dalla sedia, che mi fa male anche la punta del naso e che per nulla al mondo vorrei tornare sul tappetino della morte?
No, non posso.
Facciamo colazione, lui con un toast con la marmellata e io con una fetta biscottata farcita di Aulin.
E nel frattempo mi stramaledico. E stramaledico il giorno in cui ho smesso di comprare oli essenziali per dedicarmi al benessere fisico e mentale.

Lady B.

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